Monumentando…e nel Comune di Napoli continua lo “scarica barile”: vittime designate le Ditte Pubblicitarie!

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Mentre in Televisione, ascoltando le dichiarazioni dei politici e le allucinanti telefonate dall’Hotel di Rigopiano, la dicitura (lesiva della dignità dei miei colleghi e che mi è costata un procedimento disciplinare e una sanzione pecuniaria), del “gioco dello scarica barile” è diventata “linguaggio comune”, nel Comune di Napoli il gioco continua indisturbato!

Ieri ho pubblicato un post: ”Non condivido la polemica con l’impresa Pubblicitaria che gestisce Monumentando: sono imprese che fanno il loro lavoro, complesso e difficile e guadagnano in virtù del loro lavoro. Poterlo fare su un monumento è un’opportunità in più, ma cambia poco il lavoro e il guadagno. Il fatto è che se si sceglie uno sponsor vero costui ha grande interesse al risultato del restauro perché è con quel risultato che, poi, valorizzerà la propria immagine, se si chiama sponsor una ditta pubblicitaria…….. gli unici responsabili sono nel Comune e nella Soprintendenza che hanno sbagliato la gara e non sanno controllare/vigilare/dirigere i restauri….la ditta pubblicitaria certo non ne sta avendo un ritorno di immagine!”

Ed oggi su Il Mattino trovo piena conferma alla mia idea.

Il giornalista, in possesso della risposta fornita all’ANAC dal Comune di Napoli certo non può chiarire i risvolti squisitamente tecnico giuridici dell’operazione Monumentando, ma fornisce elementi significativi.

Il primo è che, nonostante le dichiarazioni di Piscopo, il Comune non ha riscontrato i rilievi dell’ANAC e il secondo è che tutto viene scaricato sul “privato”!

Il riscontro sarebbe, infatti, firmato da Giuseppe Pulli e da Daniela Michelino! Il primo, in una Italia che invoca in televisione, sicurezza per i cittadini, controlli sismici, consolidamento delle case, risposte di efficienza dagli enti pubblici, è l’architetto RESPONSABILE di TUTTO: cantieri, abitazioni, monumenti, uffici pubblici, restauri, progetti UNESCO, edilizia, condono, ambiente, alberi………………………. la seconda è un tecnico responsabile di alcuni interventi sotto la direzione di Pulli.

Nessuno dei due può aver studiato approfonditamente il tema delle sponsorizzazioni utilizzate per il restauro dei monumenti. Nessuno dei due è a conoscenza delle documentazioni relative ai precedenti dell’appalto Monumentando.

La dottoressa Caterina Cedrangolo, la dottoressa Paola Sparano e l’Avvocatura Municipale settore amministrativo, quindi pare l’avvocato Andreottola che già avrebbero dovuto vigilare sul rispetto delle norme sancite nel 1999 nel PGI del Comune di Napoli, sono in possesso di ampia documentazione in proposito e sono perfettamente a conoscenza da dieci anni, quando ancora non era stata legislativamente codificata, della differenza tra lo sponsor e una ditta pubblicitaria che ha in concessione spazi!

Nessuno di loro viene chiamato da Piscopo per riscontrare i rilievi dell’ANAC? Ed anche non chiamati, non hanno il dovere di relazionare alla parte politica sulla questione, intervenendo nel controllo delle istallazioni pubblicitarie? Ed anche non chiamati, non hanno il dovere di segnalare che, con questa inversione a 360 gradi, si rischia un contenzioso con la ImpredCost cui venne impedita la medesima operazione su 12 Monumenti!

Quale sarebbe l’unica ammissione? Un ritardo della ditta aggiudicataria!

E’ quindi evidente il tentativo di scaricare le responsabilità del Comune e, molto più gravi, della Soprintendenza, (sempre occupatissima a vigilare la posizione dell’asta degli ombrelloni di alcuni bar) sulla ditta pubblicitaria!

E’ logico ed è nell’essenza del lavoro della Ditta Pubblicitaria poter utilizzare spazi per svolgere la propria attività…………….

E i ritardi nell’esecuzione dei lavori pubblici sono un fenomeno almeno nazionale, che a Napoli, proprio a fianco alle installazioni pubblicitarie sulle Torri hanno due clamorosi modelli: via Marina davanti e la villa del Popolo di lato con una tempistica ultradecennale!

E’ molto più semplice comprendere che è l’impianto dell’operazione ideata e progettata dal Comune di Napoli che non funziona?

E’ l’impianto dell’operazione che, invece di porre nelle mani di uno sponsor che dai risultati del restauro ricava la vera valorizzazione della propria immagine ed invece di dirigere i lavori ed effettuare l’alta sorveglianza (sui MONUMENTI e non sui gazebi) , pone i Monumenti nelle mani di una ditta pubblicitaria che ha solo il legittimo interesse ad avere quanto più spazio possibile per quanto più tempo possibile, non puntando ad essere ricordata, come Piaget o Della Valle, per il restauro del Monumento?

Ed in proposito mi sovviene che anche per salvare l’Archivio Storico della Città, i tecnici che oggi rispondono all’ANAC, avevano proposto per iscritto il ricorso alla sponsorizzazione del palazzo di salita Pontenuovo che era da sgombero ad horas quando io ero in servizio e oggi, che io sono in strada, si è miracolosamente “autoconsolidato” senza effettuare alcun intervento!

O forse il Direttore Centrale della Cultura, dottor Pacifico, per amicizia, era interessato alla mia personale incolumità e, quindi ora, la mia sostituta, i dipendenti, un inquilino del Comune (l’anno scorso sgombrato ad horas) e i passanti non rientrano più nei suoi interessi!

O forse non conoscono il latino………

IAV

Voglio essere la prima a pubblicare su fb il testo finale del provvedimento con cui il 20 GENNAIO 2017 IL CONSIGLIO DEI MINISTRI HA LIBERATO PEDANE, OMBRELLONI ANCHE SENZA SOSTEGNO CENTRALE , INSEGNE DEI NEGOZI E MOLTO ALTRO (le Soprintendenze libere da questo faticoso onere potranno finalmente controllare il paesaggio, i Monumenti e il loro restauro……………………………………. senza demandare il compito ad avvocati e cittadini di buona volontà!)

 

Le istallazioni esterne poste a corredo di attività economiche quali esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, attività commerciali, turistico-ricettive, sportive e del tempo libero, costituite da elementi facilmente amovibili quali tende, pedane, paratie laterali frangivento, elementi ombreggianti o altre strutture leggere  di copertura, e prive di parti in muratura o altre strutture stabilmente ancorate al suolo

a  giorni saranno  LIBERE  ed è ESCLUSA LA NECESSITA’ di AUTORIZZAZIONI PAESAGGISTICHE!

Sul finire degli anni novanta,  in un’ottica che anticipava di un ventennio la sinergia delle istituzioni a tutela del territorio e dell’ambiente, l’allora Assessore ai Cimiteri e al Commercio, pomposamente denominato “alla Normalità”, stipulò una Intesa con la Soprintendenza per avere  un parere intorno alle installazioni temporanee  realizzate sul territorio cittadino per eventi, concerti,  sosta dei turisti, tavolini, sedie e chioschi e consentì alla Soprintendenza di annullare l’autorizzazione paesaggistica  ottenuta dal crematorio  molto e molti giorni dopo la scadenza dei 60 previsti dalla legge!

Se questo ha dato il merito a Raffaele Tecce  di anticipare le norme del Codice dei Beni culturali di un decennio, ha privato per venti anni i cittadini napoletani della cremazione e ha dato luogo all’infinita querelle sugli ombrelloni a sostegno centrale sulla quale è, ormai, a tutti evidente  che interessi ben diversi dalla tutela del paesaggio hanno mosso i protagonisti e le protagoniste!

Il 20 gennaio il Consiglio dei Ministri ha liberalizzato queste attività semestrali, stagionali, comunque temporanee ritornando  a considerarle assolutamente ESTRANEE alla Soprintendenza e libere, senza autorizzazioni, senza assensi, senza relazioni paesaggistiche……….e senza PARERI!

Per il  Comune non ci sono più alibi e la Soprintendenza napoletana troverà il tempo per interessarsi della colmata di Bagnoli, dei campi rom  nel Centro Storico di Napoli tutelato dall’UNESCO  ed anche, probabilmente, dei restauri dei monumenti cittadini in corso nel Comune di Napoli!

Non più oberati dall’inutile lavoro che si sono loro stessi creati  forse avranno il tempo di studiare la materia delle sponsorizzazioni e di paragonare  i lavori in corso a Napoli con il restauro della Torre dell’Orologio di piazza san Marco sponsorizzata da Piaget  come è noto a tutto il Mondo, nonostante che la segnalazione della circostanza sulla Torre durante il restauro non eccedesse 1 metro quadrato!

I gestori dei  tavolini e delle sedie potranno, ai sensi dell’articolo 3 della Costituzione, assumere anche cameriere donne e rimanere aperti  qualche ora in più essendo cessata, per legge, l’imposizione fatta arbitrariamente all’arch. Pulli sul ritiro ogni sera di ombrelloni e sedie all’interno del   locale!

IAV

 

Se la squadra del Napoli scendesse in campo con maglie con”figurine MIO” al posto delle maglie “Lete” !

Chi ricorda le figurine animate che negli anni 60 si trovavano nelle scatole dei formaggini MIO (per chi non le ricorda erano piccoli cartoncini che muovendosi mostravano due immagini differenti) c…

Sorgente: Se la squadra del Napoli scendesse in campo con maglie con”figurine MIO” al posto delle maglie “Lete” !

quando non occorrono altre parole!

Enrico Martinelli
Enrico Martinelli … tutto sta a scegliere come concepire la città: se la città viene intesa come luogo del piacere e le regole sono finalizzate a ciò, ovvero a rendere possibile un godimento diffuso, allora la vivibilità è garantita e reale ed i cittadini condividono storia, tradizioni, memoria comune e collettiva; diversamente se a causa di governanti cialtroni ed egoisti le regole sono autocelebrative e finalizzate unicamente a soddisfare il loro delirio, allora la città scompare – diventa invisibile ! – e scompaiono le presenze allegre ed espressione di cultura, diffondendosi così il vuoto della violenza e della criminalità, il vuoto dell’ insipienza, della stoltezza intellettuale o morale, della ottusità di spirito, il cui emblema è stato eretto montando tubi innocenti a completamento di quel “lungomare liberato” penoso, sovrapposto ed affatto integrato. L’ urbanistica è una scienza esatta se l’ uomo viene posto al centro delle scelte, diversamente è una jattura !!!
Chest’ è

Così e colì. Sui dehors continuiamo a scherzare.

Siccome, ormai, la confusione sui dehors  regna sovrana e trascinandosi dal lontano autunno 2008 con la prima pietra lanciata da Mario Raffa e dal (suo) fedelissimo Piombino, (rimasto fedelissimo anche dopo la fuoriuscita di Raffa), rimane improbabile che possa risolversi prima del 2019 per festeggiare il decennale, è lecito prenderla a ridere!

Dalle risultanze su fb  si evince che molti napoletani vanno in giro con i telefonini a fotografare  parcheggiatori abusivi e Gazebi, (i più colti li pubblicano in raffronto con quelli di Firenze o di Roma (scelti a cas0 e senza sapere se hanno o no la concessione edilizia e la valutazione ex art 106 del Codice Urbani), molti si preoccupano della scarsa severità delle sanzioni solo pecuniarie ( qualcuno auspica la galera…. e speriamo che non si vada oltre!), qualcuno starà per proporre  altro numero di telefono con relativi impiegati per segnalare dehors in tempo reale (vedi mai che si potesse tardare di 24  ore la repressione dell’abuso)…. nessuno ancora ha pubblicato il film notturno dei camerieri maschi che sgomberano i marciapiedi nè le statistiche sulle donne che cercavano lavoro nella ristorazione e nei bar e vengono allontanate in deroga all’art. 3 della Costituzione, perché non hanno i muscoli necessari per spostare gli ombrelloni.

I giornalisti napoletani continuano sempre a scrivere gli stessi articoli riportando dichiarazioni dei vigili urbani circa la presunta necessità di concessioni edilizie e non ritengono utile documentarsi  per esempio andando a verificare le concessioni edilizie di cui sarebbero in possesso i locali che, ad oggi, sono in grado di accogliere clienti al caldo senza dover contare sulle favorevoli condizioni atmosferiche: continuano a ripetere che mancano le autorizzazioni della Soprintendenza senza  entrare nei locali sequestrati e controllare i documenti di cui sono in possesso. I giornalisti sanno perfettamente che due avvocati penalisti di fama, Enrico Tuccillo e Bruno Von Arx, hanno dimostrato che non occorreva e non occorre il permesso a costruire…………….ma continuano a citare Esposito e Frattini (sempre senza chiedergli di documentare quali e quanti locali sarebbero muniti di tale permesso) come depositari della verità giuridica!

Ma perché nessuno chiede cosa sono gli ambiti e i vincoli interinali, parole dall’oscuro significato ricorrenti in tutte le carte del Comune di Napoli?

La vera storia di piazzetta Rodinò  in un dibattito a più voci è già stata pubblicata in questo blog 2 giorni prima dell’ultimo BLITZ delle forze dell’Ordine…..ma nessuno l’ha letta!

Perciò oggi riportiamo un piccolo dibattito su Rodinò:

Patrizia Ongeri ha condiviso il post di Aldo Capasso.

18 gennaio alle ore 17:59 · 

Aldo Capasso ha aggiunto 4 nuove foto.

16 gennaio alle ore 14:45 · 

Gazebi e ombrelloni, l’invasione e disordine senza controllo nello spazio urbano

A proposito delle polemiche sulle protezione esterne, dehors, cioè i “baretti”…

Altro…

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Commenti

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Patrizia Ongeri

Patrizia Ongeri Va bene, non ti ci mettere pure tu … cosa ti fa pensare che sia stata autorizzata così?

Mi piace · Rispondi · 18 gennaio alle ore 21:55

Eduardo Merendino ha risposto · È vergognoso se non scandaloso che il Comune continui a rilasciare occupazioni di suolo pubblico consentendo il degrado di interi quartieri come quelli del Vomero/Arenella dove sono stati installati in modo disordinato e senza un piano di attuazione gazebi che costituiscano un ostacolo per i flussi pedonali. Caso emblematico è il gazebo installato in via Merliani 51a/b ove gli abitanti del civ 51 per entrare e uscirei dal palazzo devono circumnavigare la struttura

Patrizia Ongeri Edoardo, il problema è che non c’è controllo …

Mi piace · Rispondi · 18 gennaio alle ore 21:59

Marilena Tondo

Marilena Tondo Sono posti carini, ben attrezzati, punti di ritrovo piacevolissimi. Io invece trovo piacevole vivere così la mia città!!!!

Mi piace · Rispondi · 19 gennaio alle ore 19:51

Aldo Capasso ha risposto · 1 risposta

Ida Alessio Vernì

Ida Alessio Vernì Certo che non è stata autorizzata così! Ma siccome non vedo un corso d’acqua intorno nè i fossati scavati intorno ai castelli medioevali, non capisco cosa dovrebbero circumnavigare gli abitanti di via Merliani civico 51! Rimane che se TUTTO è realizzato colì e non così bisogna chiedersi se i Napoletani sono colì o il Comune è colì!

Mi piace · Rispondi · 1 · 20 gennaio alle ore 17:55

Gli uffici devono esaudire le istanze dei cittadini ma devono anche tutelare i diritti della collettività. Esaudire le richieste del singolo a discapito degli altri cittadini non è tra i compiti della pubblica amministrazione!

 

Ida Alessio Vernì

ma su fb si scrive: per colpa dei ritardi della Soprintendenza i titolari, che da anni attenderebbero dehors adeguati alle temperature invernali, vengono costretti all’abusivismo! Non si trattano come arroganti abusivisti! e sopratutto non si tenta di sostenere la prevalenza del pubblico interesse sugli egoismi individuali, quando il pubblico interesse sarebbe perfettamente conciliabile con le istanze dei privati se non vi fossero ritardi e arroganza nella Soprintendenza. Perchè QUESTA E’ la verità!

Ida Alessio Vernì Le richieste si possono esaudire o respingere. Non fare finta di esaudirle e poi colpire……… !

post.

21 gennaio 2017 21:19

Certo ma bisogna ricevere la richiesta, dire ” NO perchè la sua istanza non tutela i diritti della collettività e difendere il proprio NO, attraverso la repressione degli abusi”. Invece si dice sì ma non come tiserve bensì colì, i signori la fanno così, nessino se ne frega e casualmente, quando qualcuno vuole, scattano sigilli e l’ufficio è a posto perchè aveva autorizzato non “così”. Ciò non toglie che con serietà e professionalità qualcuno di voi faccia come gli sciatori che si sono avviati nottetempo verso l’hotel colpito: un gesto eroico, ma poi per iniziare a far sì che fosse produttivo hanno dovuto attendere che dall’alto arrivasse il necessario! Voi rilasciate e rilasciate, lavorate e lavorate ma poi, nella realtà, non essendo possibile (per regolamento (non per gli interessi della collettività cui certamente non interessa se il palo dell’ombrellone è laterale e non centrale) soddisfare gli interessi reali, rimarrà chi rinuncia per paura e chi fa l’abusivo e monta “così”: Non è arroganza un “colì” imposto per futili (o forse biechi) motivi?????? Non riconoscere di aver gestito per 5 anni una accusa di abusivismo edilizio totalmente infondata?

Mi piace · Rispondi · 5 h

Patrizia Ongeri

Patrizia Ongeri Monterebbero lo stesso anche con il diniego! E poi nessuno finge …

Mi piace · Rispondi · 4 h

Ida Alessio Vernì

Ida Alessio Vernì Si certo, forse monterebbero lo stesso, ma almeno saprebbero che questa Amministrazione NON VUOLE darglierli, non pagherebbero e farebbero storie costringendo punto per punto Panini a spiegare perchè questo no, perchè questo si. Perchè gli atti amministrativi e le scelte di bilanciamento degli interessi legittimi, delle aspettative e dei diritti nella Pubblica Amministrazione devono avere una MOTIVAZIONE e attraverso il controllo trasparente di essa motivazione si rilevano le eventuali disparità di trattamento, l’equilibrio delle scelte, gli indirizzi politici.

Mi piace · Rispondi · 12 min

Ida Alessio Vernì

Ida Alessio Vernì Invece così sembra che Panini ha organizzato tutto, ha superato tutto, ha fatto scelte strategiche e giuridiche di alto livello, gli Uffici rilasciano tutto e il FATO si accanisce contro i dehors (alcuni). E monterebbero tutti, ma la Polizia Amministrativa potrebbe esigere dalla Polizia Municipale che si intervenga contro l’arroganza degli abusivi: Così, invece, fornisce gli alibi per ingiustizie manifeste, arbitri ed eccesso di potere!

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Più seriamente, invece, cercheremo di far capire  come e perché  su altri argomenti la dirigenza delle Attività Produttive e della Polizia Amministrativa hanno consentito Monumentando, i Verdi Blu e similari   pur essendo in possesso di tutte le conoscenze giuridiche  per orientare i tecnici e l’Amministrazione a scelte amministrativamente corrette e omologabili alle altre realtà italiane, invece che Made in Naples  (è sempre il nuovo nome dell’ex Annona, ex Servizio Commercio al dettaglio!)

 

IAV

 

 

Facebook ricorda

quvi-2I tuoi ricordi su Facebook

Ida, sei importante per noi così come lo sono i ricordi che condividi. Abbiamo pensato che potrebbe farti piacere rivedere questo post di 4 anni fa.

Ida Alessio Vernì

18 gennaio 2013 · 

Cade sotto le ruspe la casa di una socia fondatrice di QU.VI. ………………ma è come se fosse caduta la casa di uno qualsiasi di noi.
Rakele Mele:
Carissimi…Sapevate già da Tempo che le ruspe non si sarebbero fermate …e sapevate già da tempo che nessuna manifestazione , rivoluzione di territorio …barricate ed altro ..avrebbero salvato qualche casa .. la Procura non scherza e da tre anni ad oggi ha fatto tremare politici ed altri ….che sulla materia non hanno potuto (e non dico voluto ) ma che in parte non hanno avuto i giusti mezzi per poter affrontare al meglio la Procura .Da tempo vi stavo chiedendo altro ..ma ignari e superficiali ..avete snobbato qualcosa di reale e concreto …. che comunque va’ avanti .. piu’ lentamente, ma va’ avanti… di certo se da tempo vi foste uniti dandone forza ..oggi avremmo avuto fiato per affrontare al meglio la lunga ed ancora battaglia che abbiamo iniziato a percorrere per far si che il problema venisse affrontato dall’interno e alla radice ..contrapponendoci agli errori commessi dalle amministrazioni ..e da tutto quello che esse dovrebbero intraprendere …..! Oggi con Molta rabbia in piu’ ..ma con tanto controllo e determinazione perseguiamo il nostro scopo….Noi che non abbiamo mai detto NO ..a tutti gli altri …Noi che siamo Corse sempre in prima Linea..in territori a Noi sconosciuti ……ma che davanti al problema abbiamo preso subito iniziative ..contribuendo al meglio delle nostre forze …senza nessuna differenza di Casa ..perche’ ogni famiglia era nostra …Vi facciamo l ultimo appello …oltre ogni lotta perseguita oltre ogni vostra lotta ….Vi chiedo di unirvi anche alla nostra .Ps i Presidenti di tutti i Comitati ed Associazioni sanno . Rachele Mele

Rachele Mele:
1. Tra tante case viste sparire nella manciata di poche ore …per le quali una vita di sacrifici non e’ bastata a salvarle …per le quali tante parole sono state portate via dal vento …le stesse per cercare di far capire il reale problema …cercare di far capire che la legalita’ non si racchiude in un numero cento …….. TRA TANTE …HO VISTO LA SUA CASA SPARIRE…LA CASA DELLA MIA SORELLA DI…battaglie…ED AMICA DI VITA…..LA CASA DI UNA DONNA CHE HA DIFESO CON TANTA DIGNITA’……FINO IN FONDO GLI STENTI DI UNA VITA… QUELLA DONNA HA CERCATO DI NON FAR VIVERE UN TRAUMA AI SUOI FIGLI HA CERCATO DI DIFENDERE I PROPRI SPAZI ….IL PROPRIO FOCOLAIO…ONORE A TE DONNA… CONTRO OGNI PREGIUDIZIO DI CHI NON HA VOLUTO E NON VUOLE CAPIRE PER PROPRIA CONVENIENZA,,,,!!!

Ida:

 

Una divisa, un soggetto senza volto, la paura ti attanaglia e in un istante sai che è tutto finito!. Tante divise, tante persone che non puoi guardare negli occhi, che sembrano marionette ed hanno gli occhi tristi, in alcuni momenti sembrano comprendere e sembrano vicini, in altri hai anche pena di loro che non decidono la loro vita, non sono liberi di scegliere il proprio comportamento, forse hanno anche loro una famiglia, dei figli…. ma ad un tratto spariscono perché dinanzi a loro ci sono le ruspe che segneranno la tua fine, ci sono i giudici, lontani, nelle loro lucide scrivanie, inconsapevoli ed indifferenti, costretti dalla legge: anche loro non hanno scelta perché non possono non compiere il proprio lavoro. Intorno ci sono amici, che dicono di esserti vicini, che scrivono su facebook la loro solidarietà, che esprimono dolore…. anche loro devono assistere impotenti all’azione delle ruspe. Anche loro non hanno scelta, E ancora la famiglia, un marito forte e sereno, pronto a ricominciare a lavorare per la famiglia, i genitori, i fratelli e i parenti tutti, i figli colpiti anche loro nelle proprie abitudini di vita…..i compagni e le compagne di lotta, che sono già passati per questo dolore o sanno che tra breve toccherà a loro, sperano, ma tremano, sono solidali, vicini, preparano tutte le forme di protesta che possono immaginare, rilasciano interviste che non verranno mai pubblicate. E, ancora, gli avvocati, che, in sintonia con il loro scopo supremo ed il loro ruolo vengono a dare voce alla tua impotenza, corrono dai giudici, trattano con le Autorità, urlano i diritti del più debole e chiedono giustizia….E tutto questo fa rumore, rumore, rumore, per tutto puoi dire qualche grazie, in tutto trovi un attimo di conforto apparente……..Ma in tutto questo rumore di ruspe e di rovine, di pietre che rotolano e di clamore quello che fa paura è IL SILENZIO, LA SOLITUDINE. Non è tutto il caos, le decine di poliziotti che circondano il tuo spazio, le cattiverie su indagini relative alla famiglia, il caos delle corse per levare i mobili, salvare i propri poveri oggetti, i ricordi di famiglia, i trofei dei successi e i residui delle sconfitte e delle sofferenze, il bruciore delle ingiustizie, del non rispetto dell’ordine cronologico o delle gravità degli abusi, la coscienza che vengono colpiti i più innocui perché è più semplice, perché non rappresentano un pericolo, perché i più innocui sono i più deboli! No, non è questo.
E’ l’angoscia solitaria di non avere più una “casa”, un tetto che ti protegge dal mondo esterno, quattro mura dentro cui sono nati i tuoi figli, li hai cullati da piccoli, hai cambiato pannolini, li hai allattati, li hai mandati a scuola con gli occhi lucidi – i loro e i tuoi- per prepararli alla vita, li hai visti diventare “adulti”. Ti guardi intorno e non vedi più nessuno, non incontri occhi, non trovi amicizia e comprensione, anche se forse c’è, sai solo che intorno a te non ci sarà più la casa, la protezione, il luogo in cui hai condiviso un progetto di vita con il tuo compagno, la tua compagna, nel quale hai articolato il progetto di vita per procreare, all’interno del quale hai articolato, vissuto, sentito il tuo tempo scorrere.
Il Silenzio di chi doveva garantirti un tetto, di chi oggi ti ha reso uguale alle persone sui barconi che fuggono dalle loro case per venire in Italia con la differenza che a loro verrà dato un tetto e a te NO, il silenzio e l’indifferenza di chi non ti ha consentito di lavorare, di guadagnare, di avere una casa legittima e sicura, ti ha costretto a realizzare una casetta abusiva, una cucina-soggiorno e due stanzette per dormire genitori e figli, ha finto di condonartela tante volte solo per lucrare oblazioni, oneri di urbanizzazione, accatastamenti e tributi, ICI,IMU, Tarsu , parcelle per ingegneri, architetti, geometri e notai, avvocati e consulenti, commercialisti ed esperti, ha consentito lo scempio di un quartiere, di una città, di tutte le città, di tutto il territorio ed improvvisamente, alle ore 8 di un triste mattino che segnerà per sempre e profondamente la tua vita, ricorda il proprio ruolo di “forza dell’ordine” e arriva con il messaggio della distruzione.
E allora tenti di difenderti, di trovare soluzioni, di salvare il salvabile, di cercare un tetto provvisorio, si evidenziare contraddizioni ed ingiustizie, di vagliare tutti gli atti del processo, di escogitare qualcosa, di trovare una strada……. giusto ma non è solo una strada che ti serve, ti serviva la tua casa, il tuo tetto, il guscio protettivo di cui tutti hanno bisogno e non la hai più.
Certo c’è la famiglia, gli amici, i compagni di lotta, certo rimane da salvare la dignità, certo possiamo “parlare. sfogarci. preoccuparci di altro insieme ad altri…. ma rimane una verità indiscutibile ed irreversibile: non hai più la Casa, il luogo della tua vita. e questo non è successo per un terremoto, per una esondazione, per un “caso fortuito” ma solo perché, senza un vero motivo, perché non si risolve il problema di difendere il paesaggio e l’ambiente con un solo abbattimento, volontariamente, si è deciso di colpire, nel silenzio, senza i giornali, senza la notizia, senza la libertà di manifestazione del pensiero, senza rispetto del principio di eguaglianza, senza rispetto del lavoro, senza a correttezza e trasparenza della Pubblica amministrazione, senza la garanzia della difesa, senza tutela della famiglia e del principio di solidarietà sociale. PERCHE’? Vicini nel dolore ed in questa perdita irreversibile…..suona un po’ retorico parlando e scrivendo sotto un tetto! Vicini nel chiedere il perché, nel pretendere che si esca dall’indifferenza e dal silenzio, nel tutelare i valori della Costituzione , nel pretendere il rispetto dovuto a tutti gli uomini/donne e il riconoscimento di TUTTI i propri diritti: questo SI, sempre, in ogni momento, tutti, tanti, uno, cento, mille perché sappiamo che non è solo una casa che è andata via……ma quello che per la nostra compagna di lotte e di sofferenze, la Sua casa rappresentava. Forza, non a lei…a TUTTI!

La Onlus QU.VI. mi chiede di pubblicare un documento della CORTE dei CONTI che smentisce le lettere del Comune di richiesta di soldi ai cittadini di Pianura!

abbattimento

Politici e avvocati  hanno disotterrato l’ascia di guerra contro le migliaia di lettere pervenute ai cittadini di Pianura per chiedere loro somme di denaro in funzione di una sorta di “canone”  che spetterebbe al Comune di Napoli  a seguito della  “occupazione” delle case abusive, differenziando tra coloro che hanno già ritirato il “condono” e coloro per i quali la procedura è a tutt’oggi pendente!  

I rilievi mossi sono molti. Le soluzioni proposte ai cittadini, anche. 

Ma le Associazioni e i Comitati più attenti, come “QU.VI. per la Qualità della Vita”, si chiedono come mai la protesta non è iniziata contro la  delibera di Giunta di Proposta al Consiglio che  ha sottoposto a ricognizione 42 immobili decidendo di destinare ad uso pubblico o a dismissione alcuni di essi, individuandone oltre 30 da demolire!

Sulla delibera si è poi pronunciato il Consiglio Comunale e tra gli immobili inseriti in questo elenco ha valutato la pubblica utilità di  14 beni da destinare a diverse finalità, che vanno dalla destinazione istituzionale, alla concessione per lo svolgimento di attività di rilevanza socio-culturale, alla destinazione commerciale o all’utilizzo come spazi pubblici e per risolvere l’emergenza abitativa, mentre  Eleonora De Majo, ha perfino ottenuto un emendamento che sostanzialmente esclude dall’elenco degli immobili da dichiarare di pubblica utilità quelli oggetto di contenzioso.

E’ possibile che la sorte dei 26 immobili da abbattere passi così nel silenzio? E’ possibile che nessuno si sia chiesto il motivo di siffatta Delibera Consiliare, nessuno abbia neanche chiesto se si trattava degli ultimi 26 immobili abusivi esistenti, se tutti gli altri erano già stati abbattuti o quali fossero gli immobili esclusi dall’abbattimento e da utilizzare negli anni 2010,2011, 2012, 2013 e 2014 emersi per sentenza o per diniego della concessione in sanatoria?

Vero è che probabilmente  i 26 immobili non verranno realmente abbattuti, ma c’è sempre la possibilità che uno di essi, per fatalità, debba finire sotto le ruspe!abus2

Ma l’ascia di guerra è rimasta  sotterrata. Viene brandita ora, e giustamente si badi, perché le famigerate lettere riguardano migliaia di famiglie!

Ma quella delibera è il logico presupposto delle successive lettere, è il “precedente”, è l’atto che ha consentito a qualcuno di ideare la manovra finanziaria, è l’atto che esprime la logica di assoluta indifferenza ai diritti, agli interessi e alle legittime aspettative dei cittadini !

E fra i due gruppi di lettere, ambedue espressione di ignoranza ed insipienza, il gruppo più grave, sia da un punto di vista morale che da un punto di vista giuridico, è quello indirizzato a coloro che non sono ancora in possesso della concessione in sanatoria perché il Comune, ancora in “torto” per il silenzio trentennale, senza avere anno per anno restituito l’ICI e l’IMU versata da questi cittadini dichiarando la somma indebita perché corrisposta su immobili di proprietà del Comune, ha nei confronti di costoro una pesante arma di ricatto consistente nel non definire o rigettare la richiesta di concessione in sanatoria e, palesemente e impudentemente, vuole trarre un reddito da “oggetti di reato”! 

Ma tutto questo i politici e gli avvocati lo sanno bene e, quindi, mi pare più utile pubblicare uno stralcio della relazione della CORTE DEI CONTI di Napoli di 10 anni fa, per consentire a tutti loro di chiedere conto delle scelte attuali, alla luce dei contenuti e delle indagini di dieci anni fa e degli eventi successivi nel corso del decennio.

Non la sottoscritta ma la SEZIONE GENERALE DI CONTROLLO per la Campania  ha affermato,  in contraddittorio con il medesimo Servizio che oggi risulta firmatario delle lettere, ” i beni stessi non possono essere presi in consegna dal Servizio Patrimonio per essere destinati ad uso residenziale ovvero ad altra pubblica finalità ove non risultino in regola con la certificazione di agibilità-abitabilità…..” e, quindi, se non potevano essere presi in consegna ( e quindi manutenuti e vigilati), come possono aver prodotto un reddito da uso residenziale?

Più utile dei commenti è pubblicare  lo stralcio della Relazione della Corte dei Conti che dimostra senza ombra di dubbio e tema di smentite  l’assoluta consapevolezza da parte del Comune di Napoli della distanza tra gli atti e le azioni amministrative che si dovrebbero fare e la delibera consiliare di abbattimento con conseguenti lettere di esazione crediti che invece sono stati posti in campo dall’Amministrazione Comunale.

CORTE DEI CONTI

SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO PER LA CAMPANIA

INDAGINE SUPPLETIVA SULLA GESTIONE DEL PATRIMONIO

IMMOBILIARE DEL COMUNE DI NAPOLI

Relazione

(ai sensi dell’articolo 3 della legge 14 gennaio 1994, n. 20)

CAPITOLO II

GESTIONE DELL’ ABUSIVISMO EDILIZIO
Premessa

 

La Sezione aveva individuato ulteriori profili di criticità nella gestione degli immobili acquisiti al patrimonio per effetto di provvedimenti di confisca di opere eseguite in assenza di concessione edilizia ovvero in totale difformità da essa.

In particolare, venivano evidenziati, da un lato, la mancata adozione delle necessarie misure volte ad utilizzare gli immobili suddetti per fini istituzionali, dall’altro, la mancata predisposizione di un piano per determinarne la destinazione d’uso, con ciò privando l’Ente di una ulteriore potenzialità economica consistente nella possibilità di concedere i beni stessi in locazione oppure adibirli ad uso ufficio per il Comune di Napoli, con conseguente riduzione degli oneri derivanti da locazioni passive.

Si affermava, inoltre, l’assenza di una attività sistematica e continuativa di demolizioni degli abusi edilizi, di cui, è noto, la Campania registra un alto tasso di incidenza.

Alle censure di “scarsa attenzione della risorsa patrimonio”, il Comune di Napoli ha eccepito l’esistenza di complessi risvolti normativi e finanziari e di incombenti che condizionano negativamente l’utilizzo dei cespiti in argomento.

Nel merito, occorre preliminarmente ribadire, secondo quanto emerge anche dal Piano esecutivo di gestione per l’anno 2002, che il Comune utilizza un gran numero di strutture prese in affitto da terzi e nel contempo risulta proprietario di molti immobili inutilizzati che potrebbero, con spese relativamente ridotte, essere valorizzati come sedi per gli uffici comunali o per le scuole.

Nell’ambito di detta consistenza patrimoniale ancora priva di precisa destinazione d’uso (oltre un terzo del totale degli immobili comunali), figurano: suoli destinati

all’edificazione di opere pubbliche, campi di accoglienza, edifici in corso di recupero, beni non locati a terzi in quanto privi dei requisiti di abitabilità e, per l’appunto, le acquisizioni ex lege (ai sensi delle leggi n. 10/1977 e n. 47/1985).

In particolare, quanto agli immobili acquisiti di diritto al patrimonio comunale in seguito alla confisca dei beni perché costituenti abusi edilizi, occorre distinguere tra immobili che vanno demoliti e quelli che devono essere acquisiti gratuitamente al patrimonio comunale indisponibile ex art. 15, comma 3, della legge n. 10/1977.

 

 

§ 2.1 – La demolizione delle opere abusive

 

In ordine alla prima categoria di manufatti abusivi, è ulteriormente da chiarire che la loro demolizione dipende dal fatto che gli stessi risultino privi di ogni utilità concreta per l’interesse pubblico (casi di confisca in corso d’opera) ovvero realizzati in totale difformità con le esigenze di tutela dell’ambiente, della salute, della sicurezza nonché della salvaguardia del patrimonio storico e naturalistico della città di Napoli o, ancora, impeditivi della realizzazione di progetti di opere pubbliche.

Per essi, quindi, non resta che procedere ad onerosi interventi di demolizione, salvo attivare tutte le procedure finalizzate al recupero delle spese, a tal fine sostenute, nei confronti dei responsabili degli abusi edilizi.

Per tali ragioni, l’Amministrazione comunale ritiene che, al di fuori dei casi (da ritenersi del tutto eccezionali) in cui l’Amministrazione, a seguito dell’approvazione di specifiche deliberazioni consiliari, dichiari l’esistenza di prevalenti interessi pubblici alla conservazione del cespite confiscato e, al contempo, stabilisca un programma di interventi di risanamento conservativo e/o ristrutturazione edilizia, l’abusivismo edilizio viene, generalmente, represso mediante un piano organico e coordinato di demolizioni delle opere eseguite secondo un ordine di priorità che privilegia la gravità degli interventi abusivi.18

Detto piano di demolizioni, per il quale il Comune ha stanziato una prima somma complessiva di 3 miliardi di lire (1,55 milioni di euro), non sembra, tuttavia, procedere

18 Sul punto, le deliberazioni della Giunta della Regione Campania nn. 2001/2000, 3437/2001 e 2987/2003 definiscono i criteri di priorità da seguire nell’esecuzione delle demolizioni seguendo il seguente ordine decrescente di gravità degli interventi abusivi realizzati: 1) interventi iniziati senza titolo su aree assoggettate a vincolo di inedificabilità e/o destinate a opere e spazi pubblici; 2) interventi eseguiti su suolo demaniale o patrimoniale dello Stato o di Enti pubblici; 3) opere eseguite in assenza di concessione, in totale difformità dalla stessa o con variazioni essenziali; 4) opere realizzate nell’ambito di piani di lottizzazione abusiva; 5) opere prive di titolo concessorio perché annullato ovvero eseguite in parziale difformità dalla concessione rilasciata; 6) opere di ristrutturazione edilizia.

In deroga al predetto ordine di priorità (all’interno del quale prevale il criterio cronologico, con riferimento alla data di emanazione del provvedimento in contestazione, salva l’esistenza di opere sotto sequestro, ovvero incidenti su immobili vincolati ai sensi della legge n. 1089/1939 ovvero per le quali risulti o proseguita l’attività abusiva oppure ordinata la demolizione per effetto di sentenza penale di condanna), avrà precedenza assoluta l’esecuzione dei lavori di demolizione relativi ad abusi che appaiano fortemente lesivi delle esigenze di tutela dell’ambiente, della salute e/o della sicurezza nonché della salvaguardia del patrimonio storico e naturalistico della città ovvero impeditivi della realizzazione di progetti di opere pubbliche.

con sufficiente speditezza, considerato che, a distanza di oltre due anni dalla sua adozione, ha raggiunto solo il 23% del livello complessivo di attuazione programmato (corrispondente alla demolizione di circa sessanta manufatti abusivi)19.

A contrastare l’efficacia e la speditezza dell’azione repressiva dell’Amministrazione comunale sarebbero, principalmente, le reiterate istanze di accertamento di conformità urbanistica ed edilizia, prodotte ai sensi degli art. 36 e 37 del T.U. dell’Edilizia approvato con DPR n.380/2001 e successive modifiche e integrazioni, volte (più che ad ottenere il relativo permesso in sanatoria) a paralizzare l’esecuzione d’ufficio dei lavori di demolizione (relativi ad ordinanze di abbattimento già emesse) e ad instaurare, con evidenti intenti dilatori, il connesso contenzioso giudiziario.

 

 

§ 2.2 – Gli immobili confiscati

 

 

Nel caso, invece, di immobili costruiti abusivamente ed acquisiti gratuitamente al patrimonio comunale indisponibile ex art. 15, comma 3, della legge n. 10/1977 (vale a dire, nei casi in cui l’opera eseguita non contrasti con rilevanti interessi urbanistici o ambientali e sia suscettibile, comunque, di essere utilizzata per fini pubblici), i beni stessi non possono essere presi in consegna dal Servizio Patrimonio per essere destinati ad uso residenziale ovvero ad altra pubblica finalità ove non risultino in regola con la certificazione di agibilità-abitabilità da rilasciarsi dal competente Dipartimento Assetto del Territorio.

Affinché detto Dipartimento adotti il suddetto certificato occorre, però, una completa documentazione tecnica (certificati di collaudo statico, di conformità degli impianti e delle opere realizzate alla normativa vigente, ovvero opere di consolidamento statico etc.) che, nella maggior parte dei casi, manca. Solo in due casi il Comune è riuscito a completare la documentazione necessaria (uno dei quali, grazie all’attuazione di lavori di ristrutturazione effettuati nel 1982 a carico del Comune); negli altri casi, detta documentazione non è mai stata prodotta “a causa della onerosità e complessità degli interventi a farsi”.

Sul punto, è da evidenziare, però, che, da una verifica condotta dagli uffici della Ragioneria generale del Comune di Napoli in ordine agli stanziamenti effettuati nel Piano esecutivo di gestione per gli anni 2003-2005, non si rilevano capitoli specifici di spesa destinati ad interventi diretti alla integrazione della documentazione di cui è cenno, né risultano essere state emanate precise determinazioni dirigenziali in proposito.

 

19 Da quanto emerge dalla Relazione previsionale e programmatica per gli anni 2003/2005, il Piano per le demolizioni delle opere abusive è stato rifinanziato nel 2002 per ulteriori 1,5 Meuro. Alla data del marzo 2003 risultavano, comunque, liquidati importi corrispondenti alla metà delle somme sino ad allora impegnate con le risorse risultanti dal primo finanziamento.

 

Quanto agli interventi manutentivi delle opere edilizie abusive, è da precisare che, mentre gli interventi edilizi di manutenzione ordinaria non richiedono alcuna forma di autorizzazione, nel caso di interventi di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia di immobili abusivi è prevista, ai sensi dell’art. 21 del Regolamento Edilizio, specifica delibera consiliare di autorizzazione relativamente all’esistenza di prevalenti interessi pubblici alla conservazione del cespite e agli interventi edilizi ritenuti, di volta in volta, necessari allo scopo.

Non risultano, tuttavia, disposti dal Comune, al di fuori del caso prima accennato, specifici interventi di ristrutturazione edilizia su alcuno dei numerosi immobili acquisiti definitivamente al patrimonio comunale ai sensi dell’art. 15 della legge n. 10/1977.

A tal fine, si rappresenta, nelle sottoindicate tabelle, l’attuale composizione degli immobili abusivi acquisiti e inventariati al patrimonio indisponibile del Comune partenopeo a seguito di confisca, distinti secondo la relativa disciplina di acquisizione e per tipologia di beni (Tabb.7 e 8).

 

 

TAB.7

 

TIPOLOGIA Ex art. 15 L. 10/1977 Ex L. 47/1985 TOTALE
Alloggi

3.680

61

3.741

Attrezzature complesse

7

7

Locali

1.711

31

1.742

Scuole

2

2

TOTALE

5.400

92

5.492

Fonte: dati del Servizio Patrimonio e Demanio del Comune di Napoli

 

TAB.8

TIPOLOGIA DI CESPITE

TOTALE

Abitazione

3.727

Box ad uso esclusivo

680

Cantina ad uso esclusivo

114

Casotto

2

Chiesa-convento-ufficio religioso

1

Circolo associativo-centro culturale

3

Deposito-magazzino

423

Esercizio commerciale-centro ricreativo

331

Impianto sportivo

3

Locale

165

Pensione

1

Scuola

2

Terranno

13

Ufficio-studio privato

26

Ufficio pubblico

1

Totale generale

5.492

Fonte: dati del Servizio Patrimonio e Demanio del Comune di Napoli

Fonte: dati del Servizio Patrimonio e Demanio del Comune di Napoli

Fonte: dati del Servizio Patrimonio e Demanio del Comune di Napoli

Fonte: dati del Servizio Patrimonio e Demanio del Comune di Napoli

Ciò significa, a conferma di quanto supposto dalla Sezione, che circa il 30% dell’intero patrimonio comunale privo ancora di specifica destinazione rimane praticamente inutilizzato né è previsto un piano per il suo utilizzo, nonostante sia stato accertato che esistono tutti i presupposti essenziali, individuati dalla legge n. 10/1977 per l’applicazione della sanzione dell’acquisizione gratuita al patrimonio comunale, perché gli immobili vengano adibiti a finalità pubbliche.

In particolare, tali presupposti, individuati all’art. 31 dell’attuale T.U. in materia edilizia D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, sono i seguenti:

l’inottemperanza all’ordine di demolizione impartito al proprietario nel termine di novanta giorni dalla notifica dell’ingiunzione;

l’assenza di contrasto dell’opera abusiva con rilevanti interessi urbanistici o ambientali;

l’esistenza di prevalenti interessi pubblici all’utilizzo del manufatto. Ma vi è un ulteriore aspetto che merita di essere approfondito.

E’ noto, infatti, che il mancato accertamento dell’esistenza dei predetti presupposti condiziona non solo l’acquisizione definitiva dell’opera abusiva al patrimonio indisponibile del Comune (salvo, beninteso, il caso di terreni soggetti a vincolo di inedificabilità, nella cui ipotesi l’opera deve essere, comunque, abbattuta) ma anche la sua eventuale demolizione prevista nel Piano di abbattimento dei manufatti abusivi realizzati su aree vincolate o su suolo pubblico.

Sul punto, il Servizio Antiabusivismo Edilizio conferma di aver effettuato demolizioni di opere abusive realizzate in aree vincolate e su suolo pubblico, “ma non ancora quelle riguardanti gli abusi sanzionati ai sensi dell’art. 31 del T.U. dell’Edilizia, le cui procedure, in ogni caso, non risultano completate con l’approvazione delle relative delibere consiliari (da predisporsi a cura del Servizio Patrimonio) in ordine all’esistenza o meno di interessi pubblici alla conservazione di ciascun bene”.

I procedimenti cui allude il Servizio comunale richiamato sono, evidentemente, quelli relativi alle 92 confische eseguite nel corso degli anni 1987/1991 ai sensi della legge n. 47/1985, i cui immobili sono stati acquisiti al termine di 27 procedimenti. Di questi, 19 procedimenti risultano attualmente sospesi ai sensi dell’art. 38 della citata legge n. 47/1985, generalmente, a seguito di istanza di sanatoria ai sensi della legge n. 724/1994; nei rimanenti casi risultano essere state rilasciate due concessioni edilizie in sanatoria ed una cancellazione della formalità di acquisizione al patrimonio indisponibile comunale, oltre all’attuazione di un intervento di demolizione.

Più in generale, l’Amministrazione rileva come molteplici provvedimenti di acquisizione di immobili abusivi risultino sospesi o revocati a seguito della presentazione di istanze di condono edilizio ai sensi dell’art. 39, comma 19, legge n. 724/1994 e, più di recente, della legge n. 326/2003 sulla regolarizzazione degli illeciti edilizi, in virtù delle quali il proprietario che ha adempiuto agli oneri previsti per la sanatoria ha il diritto di ottenere l’annullamento dell’ordinanza di acquisizione del cespite al patrimonio comunale disposta in attuazione dell’articolo 7, terzo comma, della legge 28 febbraio 1985, n. 47 (come sostituito dall’art. 31 del citato T.U. n. 380/2001).

Al riguardo, il Consiglio comunale, prendendo atto della formale eccezione espressa dall’organo di revisione in sede di esame dello schema di bilancio per l’esercizio 2000, riscontrava la pendenza di circa 70.000 pratiche di condono edilizio, a fronte della capacità dell’Ufficio tecnico preposto alla relativa istruttoria di definire, mensilmente, non più di 1.000 procedimenti.21

E’ evidente che un arretrato di tali proporzioni oltre a determinare la sospensione di un corrispondente numero di ordinanze di acquisizione al patrimonio immobiliare o di demolizione, condiziona negativamente sia il riassetto urbanistico del territorio sia il gettito derivante da oneri concessori-sanatori destinato a finanziare numerosi interventi di manutenzione straordinaria.

Ed invero, a fronte di previsioni ottimistiche di bilancio per entrate da concessioni in sanatoria (dell’ordine di circa 7,7 milioni di euro annui per gli esercizi 2001/2002),22 l’importo effettivamente accertato corrisponde, mediamente, solo ad un terzo circa degli stanziamenti in entrata, ciò a seguito delle difficoltà nella formazione di (circa 40) gruppi di lavoro qualificati in grado di istruire, con piena assunzione di responsabilità, le pratiche affidate e di condurle alla naturale conclusione del procedimento (concessione o diniego). Non è stato possibile approfondire ulteriori profili relativi all’abusivismo edilizio né ricercare le cause delle inefficienze riscontrate ovvero i motivi che hanno prodotto l’attuale situazione gestionale, in quanto l’Amministrazione comunale non ha fornito le informazioni richieste.

Invero, con le note istruttorie del 14 dicembre 2004 e del 14 settembre 2005, si era chiesto all’Amministrazione di fornire elementi in ordine alla documentazione tecnica mancante per procedere alle immissioni nel possesso degli immobili confiscati, alle autorizzazioni comunali rilasciate per le necessarie manutenzioni straordinarie delle opere abusive, ai motivi del ritardo nel provvedere agli adempimenti necessari, ai tempi tecnici occorrenti, mediamente, per ottenere le diverse documentazioni tecniche mancanti, ai mezzi di supporto ed alle soluzioni adottate.

Si era chiesto, altresì, di precisare il numero delle pratiche di condono edilizio giacenti e quello relativo alle concessioni in sanatoria rilasciate, nonché la relativa capacità di smaltimento come pure il gettito annuo da esse derivante.

Su tutti questi aspetti gestionali l’Amministrazione (ad oltre 18 mesi dall’invio della prima richiesta istruttoria) non ha fornito riscontro, adducendo la complessità della materia (insita nell’elevato numero degli immobili interessati) e facendo riserva di comunicare tempestivamente le informazioni relative alle questioni rimaste prive di adeguata risposta.

Anche tale aspetto costituisce sintomo delle evidenti lacune gestionali emerse nel corso dell’istruttoria e del grado di inefficienza che caratterizza la gestione comunale degli immobili abusivi. Lacune riconducibili, da un lato, al sottodimensionamento degli Uffici tecnici comunali (del Dipartimento Assetto del Territorio e del Progetto Condono Edilizio), non adeguatamente supportati da interventi organici di implementazione del servizio, dall’altro, alla mancanza di un piano di manutenzione straordinaria delle opere edilizie abusive da utilizzare per finalità pubbliche.

Ciò si traduce, evidentemente, in un ridotto grado di smaltimento delle pratiche arretrate di condono edilizio, nella conseguente improcedibilità dei lavori di demolizione delle opere abusive, nella impossibilità di definire progetti di ristrutturazione degli immobili confiscati e, più in generale, nella complessiva antieconomicità della gestione dei servizi comunali e dei rapporti locativi in genere.

Note:

In ordine ai 5.400 immobili abusivi ex art. 15, legge n. 10/1977, è bene sottolineare che il Servizio Antiabusivismo Edilizio ne ha escluso, con nota n.735 del 16 marzo 2006, la possibilità di demolizione “poiché oggetto di provvedimenti che hanno già sancito l’utilizzabilità dei medesimi per fini pubblici e la relativa compatibilità con gli interessi urbanistici ed ambientali delle aree su cui insistono

20 Qualora, successivamente alla demolizione del manufatto abusivo, l’opera sia divenuta sanabile ai sensi dell’art. 39, comma 19, legge n. 724/1994, si fa luogo alla cancellazione delle trascrizioni effettuate nei registri immobiliari piuttosto che alla retrocessione delle aree di sedime acquisite al patrimonio comunale.

21 Ai fini dello smaltimento delle pratiche di condono edilizio arretrate, il Comune di Napoli ha successivamente adottato, in data 10 luglio 2002, apposita delibera (n.237) concernente “Semplificazione delle procedure e autocertificazione della documentazione relativa alle istanze di condono edilizio”, cui è stata data attuazione con Disposizione del Direttore Generale n.38/2002.

22 Per il 2003, le previsioni di entrata per concessioni in sanatoria sono ascese ad euro 13.582.284,00, in vista della possibilità, per i soggetti interessati, di chiudere il procedimento con l’autocertificazione.

 

La lettura dell’autorevole RELAZIONE, che ovviamente costituisce la griglia di indirizzo per il servizio Patrimonio e Demanio del Comune di Napoli può bastare.

Alla luce della Relazione della Corte dei Conti e delle migliaia di lettere, suona più comprensibile quanto letto su Il Mattino del 1 dicembre:  “Molto soddisfatto l’assessore Piscopo: «Non era facile fare passare questa delibera e non era facile nemmeno inquadrarla subito, abbiamo fatto un grande lavoro politico e un grande lavoro tecnico». lu.ro.”

Così per una volta non potrà sostenere che tutta questa complessa “ideazione” si deve agli Uffici responsabili e ad Allocca, ovviamente mero esecutore come Napoli Servizi di ordini provenienti dalla dirigenza del Comune di Napoli!

IAV

Le periferie in pieno centro non sono “invisibili” o dimenticate. Qualcuno vorrebbe che venissero dimenticate e rese invisibili per non ascoltarle!

quella-periferia-invisibile-di-bruno-discepolo

Caro Bruno, sai che condivido spesso i tuoi interventi e le tue riflessioni sulla città, ma i concetti di quest’ultimo intervento mi sembrano, francamente, al limite dell’inverosimile!

Ma a chi è “invisibile” quella periferia?

Forse ad intellettuali  che ritengono i casali periferici “Centro Storico”, o che non ritengono “periferie” i quartieri che citi sol perchè il Piano Regolatore le ha classificate A Centro Storico, agli ottenebrati che hanno qualificato “monumento” le strade e stradine definite “Forcella” assimilandole a piazza Plebiscito  o agli estensori del Piano che non “poterono” (perché?) spingersi a classificare come “periferie centrali” i “corpi separati” (?) dell’organismo urbano.

Una città è quello che è, non è quello che si disegna o si classifica!

E’ proprio forse l’idea che la “città”  siano le strade dei quartieri accettabili, che i recuperi edilizi e ambientali possano/debbano passare attraverso la “sostituzione dei soggetti sociali residenti”, che un quartiere possa definirsi un’enclave (termine derivato del francese enclaver, propriamente “chiudere con una chiave”) “estranea ad ogni processo di rigenerazione urbana”, che poi produce le aberrazioni attuali!

Dove il racconto della città rimane quella del lungomare liberato, dei grandi alberghi, dei turisti e della movida, e il “resto” viene visto come un “corpo separato dal resto dell’organismo urbano”, magari anche per invocare, benevolmente, che non sia “dimenticato” come successo fino ad ora!

Come ha osservato il professor Arnaldo Cecchini, le periferie sono aree di bordo, terre di confine, talvolta veri spazi di transizione tra città e territorio, a volte vere e proprie cerniere ambientali, ridare loro caratteristiche urbane, significa costruire insieme urbs e civitas, tenendo conto del fatto che spesso in esse si esprimono nuove culture e nuove forme di aggregazione, rapide nell’evolversi e pronte a degenerare, che oltre ad essere un problema della città, spesso ne sono una risorsa potenziale e che dunque la soluzione non può e non deve essere  l’omologazione, ma l’ibridazione, non la costruzione di una città centripeta, per sua natura creatrice di luoghi periferici, ma la promozione di una città multi-centrica e plurale.

Questo Blog, a differenza di tanti altri, non è nato per criticare quello che si fa, ma per contestare il come si fa, quando viene fatto senza cultura, senza applicazione corretta delle norme giuridiche, con sciatteria ed improvvisazione!

Operando con questi sistemi  vengono fuori aberrazioni come monumentando. i dehors, regolamenti vari inapplicabili e inapplicati, lettere agli abitanti di Pianura, cose ridicole o tragiche, ma tutte sintomo di mancata attenzione, mancato studio, mancata riflessione in nome di autoritarismo, slogan e costruzione di consenso sugli slogan!

 Una città è una città esistente in cui e per cui lavorare: l’idea che si possa creare per volontà demiurgica del decisore (politico o tecnico è quasi lo stesso), è semplicemente delirante.

La costruzione del bene comune ( città o ancor di più città metropolitana) ha bisogno di un processo di scelta “partecipato” che si accompagni alla realizzazione e alla gestione dei progetti.

Saper leggere, descrivere, interpretare, orientare e governare le trasformazioni radicali della città, del territorio e dell’ambiente, all’interno dell’obiettivo di fondo di uno sviluppo che garantisca equità, sostenibilità, diritti, è il compito e la sfida che potrebbe consentire alla politica di riacquistare il proprio ruolo.

L’approccio, quindi, è chiaro: nessuna decisione a tavolino, ma “ascolto”dei territori.

Le periferie invisibili in pieno centro le vedono tutti, ma non le vogliono ascoltare!

IAV