perchè un blog on the road

A 17 anni  mi ritrovai sotto lo “Scalone della Minerva”  emozionata ed intimorita e dovevo iniziare a studiare il “Diritto” , a 21 anni concludevo con una tesi in Filosofia del diritto dall’emblematico titolo: “Sui fondamenti teorici dell’uso alternativo del diritto”.

Era nata una “passione” per il diritto e tutta la vita è stata vissuta come un lungo viaggio dedicato alla scoperta del “diritto”, non nelle sue rigidità formali, ma come “strumento propulsore per la trasformazione ed il mutamento sociale”.

blogontheroadMarx e Lenin  avevano affermato che solo  “…In una fase più elevata della società comunista, dopo che è scomparsa la subordinazione asservitrice degli individui alla divisione del lavoro, e quindi anche il contrasto di lavoro intellettuale e fisico; dopo che il lavoro non è divenuto soltanto mezzo di vita, ma anche il primo bisogno della vita; dopo che con lo sviluppo onnilaterale degli individui sono cresciute anche le forze produttive e tutte le sorgenti della ricchezza collettiva scorrono in tutta la loro pienezza, solo allora l’angusto orizzonte giuridico borghese può essere superato, e la società può scrivere sulle sue bandiere: Ognuno secondo le sue capacità; a ognuno secondo i suoi bisogni!”.

Ma, intanto, si poteva  lavorare per un “diritto uguale” , per un “diritto giusto”, per un “uso alternativo” del diritto, pensando e meditando in modo che non fosse la rigidità formale a prevalere e a prevaricare l’umanità, ma fossero i bisogni e le esigenze dell’Uomo a indirizzare, plasmare, interpretare il diritto.

La fortuna di una “famiglia” di grande cultura umanistica  e giuridica alle spalle, la fortuna di aver avuto grandi maestri, da Antonio Guarino a Guido Capozzi, da Pietro Barcellona a Luigi Ferrajoli  hanno fatto il resto.

E nel blog si apre un dibattito che ha la pretesa si rivolgersi alle nuove generazioni, di riportare a Napoli, in passato culla della cultura giuridica, l’amore per il diritto non considerato solo come  “tecnica” di regolazione sociale, ma vissuto insieme alla passione per la società, come diritto ” a misura d’uomo”, anzi a misura del “noi collettivo”!

Archivi storici chiusi e ….avviati alla distruzione. Biblioteche Comunali abbandonate, spazi per la cultura…….ZERO

Ma ora qualcuno può intervenire con URGENZA?

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Certo  tornando  in servizio al Comune di Napoli  non sognavo di trovare  l’archivio Storico del Comune di Palermo

dentro Palermo1

 

ARCHIVIO STORICO COMUNALE Settemila metri di scaffalature lignee cariche di carte e volumi manoscritti: e sette secoli di memoria della città. Dal registro di gabelle regie di epoca angioina al Fondo Ricordi patrii, raccolta di cimeli risorgimentali tra i quali lettere autografe di Garibaldi, Umberto I e Crispi.

dentro PalermoBen ordinato e magnifico all’interno e all’esterno…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

In Via Maqueda, 157, 90133 Palermo PA

archivio esterno Palermo

 

 

 

Né sognavo di trovarmi  a Roma  in cui la Raggi  depreca un certo disordine di raccolta impegnandosi a porvi rimedio…..pur disponendo  di

dentro Roma

Archivio storico capitolino accessibile al pubblico. Raggi: Vogliamo raccogliere anche questa sfida-

“Rendere trasparente la propria azione è un dovere fondamentale delle istituzioni. Dovere espresso dalla mission dell’Archivio Storico Capitolino: conservare, valorizzare e rendere consultabile la documentazione prodotta dal Comune di Roma”; sono queste…

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Senza parole

Dopo fiumi di inchiostro e cavilli giuridici senza fine, oggi che parlino solo le immagini.

L’ispirazione proviene dal giudizio del Soprintendente La Rocca sulle luminarie, in cui, utilizzando un linguaggio criptico dichiara:

consentendoci di apprendere che loro non entrano nella qualità estetica…………….

E non fotografiamo nè scegliamo foto possibilmente “mirate” e create ad hoc, ma ci affidiamo all’omino giallo di google maps

E non scegliamo luoghi periferici, luoghi degradati, strade secondarie, luoghi problematici ma, signori:

via Partenope!

Il luogo in cui si concentrano le scelte urbanistiche napoletane.

2008

regole semplici in UNA SOLA PAGINA del Piano del Commercio redatto senza consulenti da una EQUIPE interna della Direzione Centrale Sviluppo commerciale, artigianale e turistico, più concentrata ad evitare grande distribuzione in Centro Storico, magari sotto chiese del 1200 che a costringere i ristoratori e i baristi a sollevare ombrelloni ogni sera per nasconderli nel negozio.

Dehors chiusi, ordinati, antistanti i pubblici esercizi e sulle scale un ombrellone con braccio laterale (che orrore!!!!!)

Siamo nell’agosto 2008……gestione Ida Alessio Vernì!

E continuiamo con questa gestione….. che ha meritato un procedimento penale per concorso in abuso edilizio….per un gazebo grigliato di legno:

Ed ora un angolo particolare:

Che roba!

E intanto la Cantinella è così:

E intanto la Cantinella è così!

2009

E arrivano Raffa e Piombino per riportare l’ordine ed inventare un Piano ad hoc con il rilascio del permesso a costruire (immaginario ma utile per il processo penale contro la Vernì) e il famoso ombrellone in tessuto chiaro a pianta centrale (?!)

E questo è il primo riordino;

Raffa e Piombino riordinano……ma l’ombrellone non deve essere a pianta centrale?

Forse solo per alcuni……

2010

questo è il riordino del 2010…… mi sembra che inizi una “avanzata” e che dove c’era una autorimessa sia venuto fuori un pubblico esercizio!

2011

Arrivano i Nostri …… e da qui in poi i nomi si succedono con tre “costanti” de Magistris e Giovanni Piombino e Patrizia Ongeri premiati per il Piano Raffa 2010 che ora avranno un decennio di grandi successi…………

In un primo tempo per le masse popolari (salvo le DEROGHE ma disposte da de Magistris in persona!!!!!)

sembrano appassionati all’ombrellone a pianta centrale

Ma quelli usati con il braccio laterale che impatto maggiore hanno?

Dimenticavo tutti gli ombrelloni la notte si devono “chiudere” nel negozio: il tocco finale della Soprintendente ispiratrice di Piombino e Ongeri: Paola Bovier che sovrintende a tutta questa evoluzione!

2014

Vediamo che succede

Iniziano i teli laterali…..ma non occorre il permesso a costruire……ma stanno avanzando?????
L’avanzamento continua….ma dietro Piombino e Ongeri stanno autorizzando gazebi con i teli laterali?
E l’avanzata continua……..dietro le sedie in agguato impilate al muro, mi sembrano teloni di plastica laterali!
Ma sì sono gazebi….. occorre il permesso a costruire visto che hanno 4 piedi non a pianta centrale? Piombino e Ongeri ?
Ma l’avanzata sarà fermata dal mare?
le trasformazioni dell’angolo ordinato della Vernì……… ma gli ombrelloni chiusi non impattano sul Castello?

2017

E la Cantinella è così!

2020

Carrellata sugli esiti dell’ opera di de Magistris Piombino e Ongeri……… dopo aver approvato, primi in Europa o nel Mondo il Piano Urbanistico degli ombrelloni di ENRICO PANINI con la collaborazione dell’Università degli Studi che però, a onor del vero, aveva dato Indirizzi non prescrizioni!

La Cantinella…………..la finestra si è aperta ed è uscita una scala! Ma gli ombrelloni sono senza falda!!!!!!!!!!
Ma è pieno di plastiche laterali che iniziano dagli ombrelloni e scendono fino al suolo pubblico!
la trasformazione dell’angolo del 2008!

Ida Alessio Vernì

Archivi storici chiusi e ….avviati alla distruzione. Biblioteche Comunali abbandonate, spazi per la cultura…….ZERO

 

Certo  tornando  in servizio al Comune di Napoli  non sognavo di trovare  l’archivio Storico del Comune di Palermo

dentro Palermo1

 

ARCHIVIO STORICO COMUNALE Settemila metri di scaffalature lignee cariche di carte e volumi manoscritti: e sette secoli di memoria della città. Dal registro di gabelle regie di epoca angioina al Fondo Ricordi patrii, raccolta di cimeli risorgimentali tra i quali lettere autografe di Garibaldi, Umberto I e Crispi.

 

dentro Palermo

Ben ordinato e magnifico all’interno e all’esterno…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

In Via Maqueda, 157, 90133 Palermo PA

archivio esterno Palermo

 

 

 

Né sognavo di trovarmi  a Roma  in cui la Raggi  depreca un certo disordine di raccolta impegnandosi a porvi rimedio…..pur disponendo  di

dentro Roma

Archivio storico capitolino accessibile al pubblico. Raggi: Vogliamo raccogliere anche questa sfida-

“Rendere trasparente la propria azione è un dovere fondamentale delle istituzioni. Dovere espresso dalla mission dell’Archivio Storico Capitolino: conservare, valorizzare e rendere consultabile la documentazione prodotta dal Comune di Roma”; sono queste le prime parole dichiarate da Virginia Raggi in un lungo comunicato stampa. La Sindaca ha fatto sapere che tracciare la storia, gli atti e i documenti nel tempo prodotti è quanto serve per conoscere il presente, riconnettersi al passato, definire un’identità consapevole e un senso di cittadinanza.

 

 

Né tantomeno ritenevo che potessimo aver iniziato ad organizzarci come a Milano :

dentro Milano 

 Dove esiste un archivio centrale automatizzato!!!!!!

 ***********************

 

Ma la scena che si è presentata ai miei occhi  il giorno del rientro in Servizio è una scena da INCUBO!

 

L’Amministrazione Comunale ha deciso di sopprimere il Servizio Archivi storici e Biblioteche  assegnando poi gli Archivi ad un Servizio definito Beni culturali, e le Biblioteche ad un Servizio definito Cultura ………….. In questi due Servizi che, oltre a curare gli Archivi Storici, l’Archivio dei bimbi abbandonati all’Annunziata, l’Archivio storico del Municipio da  decenni chiuso dietro la chiesa di San Lorenzo, gli Archivi di pregio ancora dispersi e non ritornati al Comune (come quello dell’Italsider) e 12 Biblioteche municipali che dovrebbero garantire la conservazione di libri anche  importanti, ma soprattutto una presenza culturale in ogni municipalità,  ci sono da svolgere altre centinaia di compiti e non esiste un dirigente né  per il Servizio Cultura né per quello Beni Culturali!

 

Da questo dato di partenza si può già comprendere quali possano essere gli effetti……..

 

Vediamone solo due:

  • Lo stato dell’unico Archivio storico di via Salita Pontenuovo, ancora miracolosamente aperto per merito della sottoscritta, che ha rifiutato di ottemperare a tre ordini di sgombero ad horas palesemente strumentali e fittizi. Pubblicherò le immagini dettagliate dei luoghi, tornando a ribadire che nello stabile vive anche un occupante abusivo sgombrato ufficialmente nel 2016!
  • Lo stato delle Biblioteche Comunali e dei libri usciti”provvisoriamente” dalla Biblioteca Angiulli

 

Il Blog  On the road  NON PUO’ chiudere!

Rimarrà aperto per documentare lo stato di disfacimento degli Archivi Comunali e delle Biblioteche Municipali

 Intanto alcuni frammenti:

libri gettati 

 Dal giornale di ieri   31 agosto. 

Dai liornali di oggi 1 settembre:

Il commento

I libri parlano anche se sono chiusi» dice una poesia di Stefano Benni. Vedo, nella montagna di volumi scaricati in una campana della carta a Napoli, collezioni sui “grandi di tutti i tempi”, profili biografici di Shakespeare e di Mozart.
Enciclopedie, vocabolari, l’Estetica di Benedetto Croce e la Bibbia. Un numero di Topolino e un dizionario dei film. Viene da pensare a un trasloco: i libri, in quei casi, sono l’ingombro più impegnativo. Magari il titolare di quella biblioteca domestica non c’è più, e chi è rimasto non sapeva sbrigarsela con la tonnellata di carta. In una scena di Mia madre, Nanni Moretti filma gli scatoloni in cui sono riposti i libri della professoressa appena scomparsa. È una scena dolorosa. Perché una biblioteca personale non è solo una sequenza di titoli: è la storia di una vita. Gli stati d’animo, le passioni, gli scambi, le scoperte, le accensioni intellettuali – tutto è come tracciato. E i libri, spesso più resistenti di noi, hanno quella loro stupefacente disponibilità a restare segnati.
Dalle nostre matite, dal tempo e dalla polvere, dalla pioggia, da gocce di caffè o acqua di mare.
Custodiscono fiori secchi e granelli di sabbia, dediche e numeri di telefono di gente che non abbiamo richiamato più.
Non si offendono se li usiamo per assestare tavoli zoppi o per fermare porte. Si accontentano di essere lasciati a metà. D’altra parte, niente interrompe il loro discorso: finché non vengono distrutti. Salvarli non è una forma di reverenza superflua, non è un atto di feticismo intellettuale. Metterli al riparo non è uno sport per snob………

 

E degli  Archivi per il momento solo l’accesso

 

 Non occorrono altre parole!  Si invoca l’intervento dell’Assessore alla Cultura, degli Archivisti, delle Soprintendenze…………………………………

Ida Alessio Vernì

La sicurezza dei lavoratori?………meglio che “scompaiano” a mezzo stampa e poi attendere i crolli! Archivio e Anagrafe a pezzi, ma Roano ti do una notizia: in quegli immobili ci sono silenziosi lavoratori che, forse, neanche sanno che il Mattino ignora la loro esistenza

La prudenza e il senso di nausea dovrebbero indurmi al silenzio, ma, per me, i lavoratori vengono prima di tutto ed è troppo recente la morte di due archivisti nell’espletamento del loro servizio, per continuare a tacere e a rimanere indifferenti!

Il fatto è che il ping pong su cui abbiamo riso, potrebbe tramutarsi in un gioco molto meno divertente………………..!

Correva l’anno 2015 quando il Comune di Napoli decide di interessarsi del proprio Archivio Storico.

E si da il via ad una bella partita a ping pong (altrimenti detto scaricabarile)   ben conosciuta da TUTTI, includendo la stampa, non solo cittadina, la Procura della Repubblica, il mondo della Cultura ……. i vertici amministrativi, ma anche quelli POLITICI che, dopo, sulle macerie, vorranno gettare la palla …..sulla “lenta” burocrazia dirigenziale!

Correva l’anno 2016 e, dinanzi all’ennesimo sgombro ad horas, l’Assessore Nino Daniele “sbottava” contro  tutti coloro che ipotizzavano che la chiusura “temporanea” dell’Archivio, sarebbe poi diventata permanente, (come è “regolarmente accaduto” per gli altri Archivi sparsi per la città) raccontava di pronte delocalizzazioni nella biblioteca Gelsomina Verde e nell’Albergo dei Poveri!CatturaNino

Le proposte  di delocalizzazione precedenti  erano già state numerose……. ma assolutamente  fantasiose! La più importante, con tanto di delibera, ipotizzava l’apertura dell’Archivio, insieme con l’antica Anagrafe, in Piazza Dante……..

E la lenta burocrazia, sognando l’avviata ricostruzione dell’Archivio di San Lorenzo, un potenziamento di quello, fondamentale,  dei bambini esposti che, a settant’anni, possono tentare di conoscere le proprie origini (se siamo aperti!) e la necessità di de localizzare quello di salita Pontenuovo, aveva anche  elaborato un Progetto……

Ma i vertici POLITICI hanno ritenuto decisivo soltanto punire la dirigente che, per sollecitare l’attenzione dei “colleghi” (?)  per il riferimento offensivo al gioco del ping pong con una ritenuta dallo stipendio di euro 250!

E allora?……nell’anno 2018 nell’Albergo dei Poveri qualcuno, non si sa bene chi,  va in bagno e si fa delle docce  a cura di un’Associazione previa inaugurazione del Sindaco; altri volontari  hanno aperto la Biblioteca di Scampia con relativa festa di inaugurazione del Sindaco ……… ma dove è stato trasferito l’Archivio Storico, insieme a quello dell’Ospedale Annunziata, dell’Italsider di Bagnoli, e a quello, veramente il principale, di San Lorenzo?

 

Esiste un progetto articolato e dettagliato, studiato fin nei dettagli della preparazione dei plichi e del trasferimento, ma che fine ha fatto?

Mentre correva l’anno 2016, per la fortuna di Nino Daniele e di una piccola parte del patrimonio archivistico della Città di Napoli, nonostante i procedimenti disciplinari e le ritenute sullo stipendio subite per difendere il Personale e la documentazione storico archivistica, decisi di non ritenere  giustificati i TRE tentativi di sgombro e, con l’ausilio dello stesso Assessore alla Cultura e di importanti tecnici, riuscii a far revocare le ordinanze infondate…………. Di tal che  il patrimonio archivistico è li, ma ci sono anche …..i lavoratori. Come altri sono nell’Anagrafe storica di piazza Dante …….. e a salita Pontenuovo c’è anche una persona cui verbalmente vengono date rassicurazioni  sul suo alloggio (lo vuole comprare), ma, e forse non lo ha ancora compreso, ha ricevuto anche lui uno sgombro come occupante ABUSIVO e non gli è stato revocato!

 

E’ in nome di tutti loro che si chiede a Il Mattino di scrivere indirizzi esatti, fotografare il vero portone non spacciando per Archivio   altri immobili scelti a caso e…magari…. di andare a “vedere” ….così avrebbero trovato i lavoratori e constatato che le Volte dell’antico Palazzo presentano vistose lesioni, che reggono un peso abnorme e che anche la Chiesa vicina e la Torre Aragonese di San Michele (sotto cui è obbligatorio passare per entrare in Archivio)  sono in condizioni assai precarie transennate da anni……… ma certo….non sono appetibili per i messaggi pubblicitari  quanto le Torri posizionate nella via Marina piena di  palme puntellate!!!!!!

E i lavoratori timbrano, timbrano, timbrano senza comprendere che, finita l’esigenza dello sgombro ad horas che era probabilmente  un’altra, i vertici politici hanno “dimenticato” la loro esistenza……. Forse dovrebbero  costituire una Associazione o un Partito per ottenere un bene comune o far mettere in sicurezza quello che, disobbedendo per giusta causa costituzionale, siamo riusciti a non farci sottrarre.

Ida Alessio Vernì

 

Caro Panini la sinistra identitaria e minoritaria che si riduce a percentuali “da prefisso telefonico internazionale” ti fa qualche domanda!

Caro Panini ecco la  tua intervista:

Intervista Panini1

 

 

 

Intervista Panini 2

 

Caro Panini , invece del simbolo:

 

 

Intervista Panini3

 

Perché, chiuso come mercato all’ingrosso del pesce, simboleggia la distruzione dell’ingrosso, non assegnato con gare regolari, simboleggia l’assenza di politiche di sostegno a iniziative di commercio al dettaglio, commercio su aree pubbliche, artigianato, formazione, altre attività produttive, somministrazione di alimenti e bevande ….. che il Comune avrebbe potuto ideare e progettare in questo luogo, se non si fosse affidato a te……, simboleggia con il suo abbandono, lo stato edilizio del nostro centro storico e del nostro lungomare vincolato (il lungomare è tutta la costa tirrenica, per Napoli è fino a Pietrarsa/Portici a partire da Pozzuoli non finisce a piazza Vittoria!), simboleggia le condizioni dei monumenti (perché forse non lo sai, ma quell’immobile lo è per volontà dello Stato e del Ministero non per volontà tua personale  che, senza averne potere, hai vincolato la città), simboleggia il disfacimento di una Città che per sopravvivere lo avrebbe teoricamente messo in vendita per consentire alle multinazionali di realizzare un hotel di lusso sul mare (?) e simboleggia le condizioni di vita dei “poveri” della città che sotto quel monumento hanno allestito i loro poveri accampamenti abitati, ovviamente, soprattutto da topi di fogna, topi residui del mercato del pesce, topi collegati alle stive delle navi che lì, giacché si è a meno di 300 metri dalla battigia, ovviamente approdano.

E dopo aver scelto questo simbolo antitetico ai beni culturali, ai vincoli monumentali e paesaggistici di cui ti riempi la bocca per ostacolare ogni minima velleità di occupazione di forza lavoro, antitetico allo sviluppo economico, all’assorbimento della forza lavoro, alla civiltà dell’accoglienza dei migranti e della tutela dei più deboli e a tutto quello che l’odiato simbolo della falce e martello rappresentava, tu, che di cifre sei al momento il massimo esperto, potresti chiarire, alla sinistra identitaria, che definisci prefisso telefonico, che cifre  avete immesso e dove?

Parli di cifre nuove immesse da voi nel “panorama italiano” dialogando con mondi diversi unendoli, ma non si capiscono le cifre, né dove siano state “immesse” né con quali “mondi” parli! Di sopra, di sotto o di mezzo?

Partiamo dalle cifre.

Parli delle cifre, con segno negativo, che vedi nel Bilancio del Comune? Quasi certamente no, perché quelle non le “immetterete” nel “panorama italiano”, anzi non ne volete proprio parlare!

Ora, di recente, sei diventato tu l’esperto di cifre e di bilanci e su questo punto sei stato molto chiaro: se non vi rispondono, il debito non lo pagate. Quindi delle due l’una.

Il debito non si paga o perché ve lo levano e perché ve lo levate!

Gestire il bilancio così è molto semplice. Tutti i Comuni, le Regioni, gli Stati e le famiglie vorrebbero essere netti nel dire “non paghiamo”, ma nella realtà avviene solo in uno dei tre mondi succitati, cui certo non appartiene un ex PM, il mondo in cui le leggi non trovano applicazione, non si rispettano, si ignorano… il mondo, appunto, in cui quel che conta è “la nettezza”!  

Il mondo chi ti faceva tanto adirare per la legittima assegnazione delle Vele!

La sinistra dei prefissi telefonici è preoccupata perché certo non fai riferimento alle cifre elettorali di Dema, fin qui assolutamente assimilabili a quelle di Altra Europa, Rifondazione Comunista, PCI, SEL, Sinistra Italiana, LEU, Pap e, se ti riferisci alle elezioni a Sindaco sappi che le cifre sono state ottenute, dialogando e unendosi con soggetti cui quelli di “sinistra” dei prefissi telefonici non penserebbero neanche di rivolgere la parola!

E allora di quali “cifre” parli?

E dove le volete immettere?

La preoccupazione è legittima perché, appena arrivato, eri l’esperto su sindacati e sul mondo del lavoro: i risultati sono sotto gli occhi di tutti perché all’interno e all’esterno del Comune di tutela dei diritti dei lavoratori e di tutela sindacale non esiste, neanche più una pallida traccia, un pallido ricordo delle conquiste del pubblico impiego e del mondo del lavoro.

Una gestione clientelare, raffazzonata, ai limiti dell’inconcepibile, fondata su arbitri e prevaricazioni fino al controllo attraverso spie interne sui lavoratori, fondata sulle “amicizie” e non sul merito, nella quale anche i casualmente “prescelti” non hanno alcuna tutela alla loro dignità di lavoratori, ed hanno dovuto accettare in termini di salario, di mansioni, di tutele, ogni sorta di  prevaricazione oltre che di accollarsi condanne per colpe non loro!

Una gestione fondata su promesse, finte promozioni, finti concorsi e scelte intuitu personae!

Poi, visti gli ottimi risultati, sei diventato  l’esperto in attività produttive, e nessuno ti supera nella programmazione del commercio. Infatti, hai aperto la grande distribuzione nei pressi del Comune di Napoli e hai fatto chiudere Auchan, …… ma sei molto “vicino” ai lavoratori licenziati!

Hai proibito l’ambulantato in tutta la città, ma lo consenti agli amici……… e sei molto “vicino” agli extracomunitari di via Bologna e ai pulciai!

Non sei riuscito a far assegnare alle attività produttive private neanche gli spazi pubblici destinati sotto il colonnato a piazza Plebiscito o nella galleria Principe di Napoli (perché tutti gli impiegati eccellenti sono assegnati a te e nessuno alla povera Alessandra che da anni non riesce a concludere un bando di assegnazione?)

Impedisci semplici occupazioni di suolo pubblico, tartassando gli operatori di sanzioni e persecuzioni, ma consenti centinaia di “adozioni” senza entrate per il Comune e libere nella forma e nella sostanza fuori logica e fuori dai vincoli inventati da te stesso in luogo del Ministero, ma solo per chi non è amico ………… ma sei “vicino” a tutte le ragazze licenziate dai bar e dai ristoranti per assenza dei de hors o per sostituzione con maschi in grado di trascinare pesantissimi arredi ogni sera, al coprifuoco, dentro i locali!

I tuoi eccellenti Uffici non hanno programmato e consentito chioschi, impianti di carburante, istallazioni di de hors, aperture di attività artigianali, commerciali ed economiche, riordino degli impianti pubblicitari, creazione di nuovi mercati pubblici, rilancio del mercato all’ingrosso nella città annonaria, rilancio dei settori produttivi…. Non hanno favorito zone particolari come San Gregorio Armeno o il Borgo degli Orefici, non hanno determinato quel proliferare di aperture, arrivi su Napoli, avvio di aziende nella città, apertura dei negozi dei grandi marchi internazionali che, di norma, sono ciò che produce sviluppo e ripresa economica!

Per turismo e un po’ di crescita…..dovremmo ringraziare Dolce & Gabbana, normalmente lontani da quelli che chiami prefissi telefonici.

Hai restituito i finanziamenti europei che avresti potuto erogare alle imprese…….. dichiarando illegittimamente respinte tutte le domande: e chi poteva tentare di superare la crisi 2008-2012 con un piccolo aiuto è stato costretto a gettare la spugna!

Sei il vero responsabile di centinaia di perdite di posti di lavoro e di chiusure di attività produttive, ree di non avere le conoscenze giuste al posto giusto (il tuo entourage), fai la voce grossa con Edenlandia e le Terme di Agnano, ovviamente senza alcun effetto reale,…… e sei sempre “vicino” ai lavoratori licenziati, sfruttati, utilizzati senza paga e senza contributi, intrattenuti con finte promesse d’interventi salvifici!

Quando serviva il consenso e i voti…… tutti i lavoratori, anche illecitamente, in Napoli Servizi, tutti sistemati, tutti garantiti nella continuità occupazionale senza badare a spese e costi………… e superando tranquillamente le norme giuridiche!

Ora che servono le “cifre” ……….  qualcuno vuole “capire” i “costi” e andare a verificare sul mercato migliori opportunità ……. ed ecco che si torna alle “cifre”.

Caro Panini quelli dei prefissi telefonici sono sempre stati poco interessati alle cifre, ma molto ai lavoratori, molto a garantire la continuità occupazionale, molto a preoccuparsi che nessuno potesse rimanere senza il necessario sostentamento, molto per ottenere gli aiuti per garantire gli LSU e corrispondere, prima fra le grandi città italiane, il Reddito Minimo d’ Inserimento.

 Quelli dei prefissi telefonici pensano che l’Italia sia fondata sul lavoro, non sulle raccomandazioni e i favoritismi o sulle giuste “conoscenze”, pensano che la priorità vada data a valori che non sono “cifre”, come la solidarietà, la comprensione, la cultura della società, la difesa vera dei lavoratori e delle parti più deboli della popolazione.

Quelli dei prefissi telefonici, soprattutto, pensano che la “forza” per ribaltare il “diritto”, in caso di rivoluzione, appartenga al popolo e non ritengono che la netta posizione di pochi individui possa consentire il superamento dello Stato Borghese in cui, almeno formalmente, “la legge è uguale per tutti” e non cambia con il colore politico, le amicizie e le conoscenze e con le ferme decisioni contra legem!

L’album delle figurine si completerà un giorno? O qualche volta risponderai alle domande?

 

Ida Alessio Vernì

 

La vicinanza di Panini ai lavoratori e alle lavoratrici di Auchan: disgustoso. Ribellarsi è giusto!

 

Bisognerebbe chiedere al Sindaco di Napoli l’immediato allontanamento di Panini dalla Giunta Municipale.

Costui, totalmente incapace di suo, e circondato da soggetti che del diritto non conoscono neanhe un argomento “a piacere” come si diceva un tempo, ha lavorato coscientemente per DISTRUGGERE ogni spunto di tutela del lavoro e della dignità dei lavoratori, mediante interventi mirati e consapevoli.

E partiamo da Auchan: Panini dice  di aver liberalizzato la grande distribuzione e la media distribuzione  del settore alimentare ed ha perciò consentito l’apertura di supermercati  in pieno centro storico, senza qualità, senza cautele, senza rispetto dei vincoli per la sosta e delle aree di parcheggio, senza rispetto per MONUMENTI anche di pregio ( Chiesa dell’Incoronata) , consentendo l’apertura di supermercati praticamente sotto il Comune di Napoli, in via Marina, in pieno centro al Vomero o piuttosto in pieno centro di fuorigrotta,  con liberi orari di apertura e senza alcun controllo di qualità. I prezzi decisamente e vistosamente concorrenziali praticati da alcuni di questi supermercati hanno fatto il resto: perchè mai si dovrebbe andare in macchina fino a via Argine, quando è possibile trovare sotto casa, sotto l’ufficio una offerta ancor più vantaggiosa? Ovviamente  Auchan chiude e avanzano i medesimi imprenditori che hanno ottenuto da Panini queste agevolazioni….. solo che non garantiranno ai lavoratori le medesime condizioni della multinazionale Auchan!SOLE365

 

Panini, quindi, ha scientemente lavorato per  il licenziamento o l’accettazione di condizioni di lavoro e di vita ai limiti dell’accettabilità  dei lavoratori di Auchan cui ora dice di essere vicino.

E il bello è che  ha agito in maniera illegittima, ha approvato delibere illegittime, ha consentito  l’apertura dei supermercati di dimensioni notevoli senza  sapere che  le norme del piano regolatore di Napoli lo vietano, senza neanche comprendere che il Piano delle attività commerciali ( come quello del commercio su aree pubbliche, della rete dei distributori di carburante, delle occupazioni suolo, degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande , degli Impianti Pubblicitari) è parte integrante e SOSTANZIALE del Piano Regolatore e va modificato con il procedimento delle varianti urbanistiche  e con un duplice  visto della Regione Campania (assenso su Variante Urbanistica- Visto sul Piano Commerciale)

E Panini non sa che i predetti PIANI di Settore, oltre ad essere parte integrante della Pianificazione Urbanistica sono parte integrante del PIANO trasmesso all’UNESCO per la tutela del Centro Storico, per cui qualcuno un giorno gli chiederà di documentare il modo amministrativo e tecnico seguito  per modificare il Piano Strategico di tutela del centro Storico Patrimonio dell’Umanità ed impattare su Monumenti come la Chiesa dell’Incoronata!

Ma poi il rigore del rispetto della Soprintendenza, è scattato per Panini ( i suoi staffisti e i suoi uffici) su temi irrilevanti o sottratti dal legislatore alla tutela dello Stato: tipo i materiali per  proteggere i dehors, la forma del bastone di sostegno degli ombrelloni, un semplice  banchetto costituito da due cartoni piegati ed un telo  su cui esporre la mercanzia dell’ambulante, i  piccoli negozi  di vicinato gestiti quasi a livello familiare, i mercatini interetnici che spesso costituiscono l’unica soluzione di sopravvivenza per gli immigrati, i fiorai, i fruttivendoli e qualche residua pompa di benzina!

In questi settori dove si tratterebbe di proteggere i camerieri e le cameriere dei bar e dei ristoranti, lavoratori “autonomi” e piccoli imprenditori con redditi inferiori a quelli dei lavoratori subordinati, immigrati e persone al limite della sopravvivenza….. la parola d’ordine  non è più “liberalizzazione” ma  divieto, limite, vincolo, BOLKESTEIN!

E giù a dettare norme incomprensibili e farraginose, sempre illegittime (perché non approvate come varianti urbanistiche): tutte le strade, le piazze, gli slarghi e i marciapiedi dove si è avvistato qualche ambulante, sono state RIGOROSAMENTE vietate per l’itineranza (ad eccezione di quelle adottate da associazioni di amici), tutti i luoghi vietati alle giostrine…., gli impianti di carburanti….. orrore, i dehors sono vietati fino agli ambiti ( salvo che per alcuni amici),  gli impianti pubblicitari fino agli ambiti e alla Bolkestein ( sempre fatti salvi gli amici), i negozi piccoli non possono superare i 150 mq e devono chiudere se non hanno la perfetta conformità urbanistico edilizia (che non può avere nessuno….. salvo alcuni  amici che, guarda caso, hanno potuto trasformare i parcheggi e le banche o i cinema in supermercati………. o aprire importanti esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, lidi balneari, attività di ogni genere  in luoghi che registrano la presenza di immobili totalmente ABUSIVI, non condonati, e talvolta già in possesso del rigetto del condono che dovrebbe essere propedeutico all’abbattimento da parte del Comune di Napoli!

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La più bella di queste norme è quella con cui  Panini ha dichiarato MONUMENTI tutte le strade, le piazze, i marciapiedi  di Napoli, definendoli BENI CULTURALI e sottraendo tale potere al Ministro dei Beni culturali, senza seguire i procedimenti previsti dalla legge e superando ogni principio di logica………………………. ovviamente anche qui qualche marciapiede assume rilevanza culturale decisiva, mentre qualche strada e qualche piazza  possono essere cedute tacitamente ai privati e sotto il vincolato ( dal Ministero) Mercato del Pesce si può lasciar organizzare un accampamento dormitorio……… ma già….. qualche amico doveva aver spazio per BELEN  e sotto le Torri Aragonesi non si poteva più dormire! ittico-con-spazzatura

A tutto questo bisogna sottostare……. ma almeno Panini la smetta di affermare che è “vicino” ai lavoratori  di Auchan, dell’Ippodromo, delle Terme, dell’Edenlandia  ….. perchè invoca problemi occupazionali e tutela dei lavoratori solo se e quando lui stesso e i suoi sodali progettano e predispongono tutele di ben altri interessi!

E la pazienza ha un limite!

Ida Alessio Vernì

 

 

 

 

 

 

 

Sulla movida, i baretti, la proroga degli arredi leggeri di bar e ristoranti, sul trasporto pubblico, il verde, le aiuole, le piazze e …………………. La città è allo sfascio……………….. ma l’asin bigio, rosicchiando un cardo ………… a brucar serio e lento continuò!

Asin Bigio con pecore

Movida

Basta guerra tra turisti e residenti, giovani  e anziani,  residenti dei quartieri bene e presunti “invasori” provenienti dalla Periferie, proprietari di cani che “non puliscono” e mamme di bambini privati dei giardinetti, residenti dei luoghi della movida e giovani della Notte….. tutto dipende dall’ASSENZA di gestione della città, di cultura del territorio e di responsabilità delle scelte.

I cittadini napoletani sono al limite della sopportazione, hanno una sensibilità acuta ed una pronta capacità di mobilitazione , ma , purtroppo si percepiscono e si rappresentano come “utenti”, rivendicano, servizi e rispetto delle regole: la loro voce parla solo per loro, per il qui, per ciò che sarebbe  loro diritto avere.

E ciò è pienamente legittimo ma, purtroppo, la loro voce non viene ascoltata.

E pensano, perciò,  che l’unica strada  sia il disprezzo, l’astensione, l’indifferenza o lo sbeffeggiamento contro il Sindaco.

Così non si risolve niente e non  si individuano  le responsabilità, le colpe e gli errori.

La politica se vuole recuperare autorevolezza e tornare a fare la regia dei processi di trasformazione urbana deve formulare con chiarezza il proprio obiettivo e deve preparare il proprio obiettivo ascoltando TUTTI i bisogni e contemperandoli.

Città metropolitana non significa “grande città” bensì, città madre: l’idea che si possa creare per volontà demiurgica del decisore (politico o tecnico è quasi lo stesso), è semplicemente delirante.

La costruzione del bene comune ( città o ancor di più città metropolitana) ha bisogno di un processo di scelta “partecipato” che si accompagni alla realizzazione e alla gestione dei progetti.

Saper leggere, descrivere, interpretare, orientare e governare le trasformazioni radicali della città, del territorio e dell’ambiente, all’interno dell’obiettivo di fondo di uno sviluppo che garantisca equità, sostenibilità, diritti è il compito e la sfida che potrebbe  consentire alla politica di riacquistare il proprio ruolo.

L’approccio, quindi, è chiaro: nessuna decisione a tavolino, ma “ascolto”dei territori.

Ascoltando il territorio non si sarebbe  ridotto il trasporto pubblico ad un simulacro, il verde pubblico  a luogo di rifiuti e degrado, la città tutta ad una paralisi di traffico, la sicurezza dei cittadini a qualcosa da scaricare di volta in colta sugli uni o sugli altri, con un sistema di scaricabarile ( altrimenti detto ping pong)!

Ed ascoltando il territorio  anche questioni come quella che sembra irrisolvibile della guerra dei residenti contro la movida, acquistano prospettive diverse.

Perché il popolo della Movida e i gestori delle attività economiche sanno che i residenti  hanno il diritto di dormire, e i residenti sanno che gli spazi di relazione e quelli dell’abitare sono entrambi essenziali e che la qualità urbana dipende dalla qualità di entrambi.

Certo  le “città” senza spazi pubblici o che distruggono lo spazio pubblico non sono città: in esse i “non-luoghi” divengono gli unici simulacri della città, come non sono città le “città” senza abitanti  (scomparsa possibile di  Venezia per  la sua trasformazione in “città senza abitanti”)

Certo le tentazioni di valutare solo  un lato del problema  esistono da una parte e dall’altra, ma tutti sono  consapevoli che la monocultura si converte sempre in distruzione: il dominio pieno e incontrollato su tutte le attività di una monocultura, avida di risorse e insostenibile come tutte le monoculture, insaziabile nel divorare spazi e persone, impedisce la convivenza civile e l’essenza stessa della Città come luogo deputato a soddisfare le esigenze di turismo ma anche quelle della residenza, quelle dei giovani, ma anche degli anziani e dei neonati, quelle dei venditori ambulanti e quelle dei fautori del decoro urbano,  quelle pubbliche, ma anche quelle dei privati  imprenditori o operatori che siano….

E’ una grande sofferenza assistere  alla polemica sulla movida notturna vissuta come contrapposizione irrisolvibile tra lo sviluppo economico, le esigenze dei giovani e l’atteggiamento dei “residenti”  che intendono conservare la loro quiete!

Così impostata risulta quasi una questione di scelta ad personam e  si contesta  la presunta ordinanza del Sindaco solo per non aver incluso una strada piuttosto che l’altra, o per gli orari di chiusura, senza rendersi conto dell’abisso di illegalità ed ignoranza che dietro tutto ciò si cela.

E che si ripete puntualmente su corni, alberi metallici, la Belen, l’utilizzazione di piazza Plebiscito e, scandalo, gli immigrati e gli ambulanti che vendono merce contraffatta in mezzo alle  enormi frotte di turisti che si aggirano per la città nella fantasia di chi, forse, della città, frequenta solo alcune limitatissime zone turistiche!

I nodi sono ben altri e derivano dall’assoluta inettitudine di questa Amministrazione Comunale.

Incapaci assolutamente i politici di stabilire indirizzi e percorsi, incapaci fino all’idiozia  dirigenti e funzionari che dovrebbero assistere e coadiuvare cittadini ed imprenditori nel rispetto della legalità ed invece hanno organizzato un sistema di truffe e raggiri  per consentire tutte le illegalità senza firmare.

Il tema è che, sia dal punto di vista urbanistico che da quello della tutela del patrimonio culturale, l’obiettivo è quello di evitare che la tutela sia limitata all’integrità della consistenza materica delle “cose” che hanno interesse culturale, e di far sì che possa invece estendersi all’”organismo” storico-urbanistico nel suo insieme, cioè nel complesso sistema di relazioni sociali ed economiche, che gli conferiscono identità culturale.

E’ di estrema complessità trovare il giusto equilibrio tra la tutela delle attività produttive che si svolgono nel centro storico, lo rendono vivo e danno sviluppo economico e sociale alla città, e la necessità di fare in modo che le attività produttive  non alterino il quadro percettivo della città, svuotando i centri storici della loro più profonda identità sociale e culturale per omologarli a un regime comune universale, che sostituisce alla forte identità storica l’anonimato di tutti i luoghi senza storia.

il MC della Galleria Umberto di Napoli

E’ di estrema complessità  trovare il giusto equilibrio tra  gli interessi privati alla quiete e al decoro e gli interessi privati dei gestori delle attività economiche se non si è in grado di enucleare, invece l’interesse pubblico.

Per la movida è inutile affrontare, quindi, il tema del crimine che è competenza del questore e di polizia e carabinieri e non può essere acriticamente collegato alla presenza di giovani nella movida notturna né il tema delle relazioni sentimentali dell’Assessore alla Polizia Urbana perché il problema è molto, molto più grave e la presunta ordinanza del Sindaco sulla Movida ne è il clamoroso e ridicolo epilogo.

Il tema è che né Marco Esposito né Panini  hanno elaborato uno straccio di  pianificazione delle attività produttive, il tema è che Crocetta è stato il responsabile della Commissione Consiliare delle attività produttive, il tema è che  una consigliera comunale già vice Sindaco della città metropolitana, a distanza di sei anni da un mandato pubblico  si permetta di affermare:” la Città di Firenze ci ha offerto una lezione parziale: il regolamento del commercio è stato scritto tenendo presente che eiste un centro storico di infinita bellezza e, quindi, ponendo dei paletti all’invasione commerciale”(La Repubblica 17.11.2017)

cocciaFalsi in piazza Signoria

Per cui tra poco  forse dovremo imitare Nardella ed espellere i venditori abusivi di merce contraffatta o annaffiare le scale delle chiese per non far sedere le persone, a ciò aizzati da una consigliera  di Rifondazione Comunista! Ma a Milano da decenni cura inserimenti di qualità!

 

 

Il tema è che, nella presunta foga di cancellare  le pianificazioni esistenti e di immaginare una pianificazione per “ambiti” senza essere neanche capaci di spiegare cosa siano gli ambiti né tantomeno  tirarne fuori una idea, costoro hanno determinato un clima di anarchia, di irresponsabilità, di idiozia sempre crescente nel quale l’unica cosa importante  per i funzionari pubblici è diventata  il NON FIRMARE, il rifiuto di ogni forma di  lavoro e di responsabilità.

E’ perciò che la Galleria, oltre i fatti già tristemente noti, è ridotta così al netto della questione MaDonald.

 

 

Poiché tutto è demandato ai privati che autodichiarano, autocertificano, auto decidono, è diventato semplice “liberalizzare” tutto e limitarsi ad intervenire  “ a campione” impedendo o ostacolando solo alcuni precisi soggetti individuati ad personam!

il MC2

E perciò i baretti  delle strade della movida sono per la maggior parte  “abusivi” e sicuramente potrebbero essere  chiusi immediatamente con revoca della licenza in via di autotutela perché la loro apertura è fondata su “dichiarazioni false” dei privati NON CONTROLLATE E VERIFICATE dagli Uffici! I baretti abusivi vanno chiusi e i gestori devono essere invitati a delocalizzare le loro attività in luoghi più idonei e meno invasivi per la popolazione residente.

E sono i medesimi Uffici che pensano di poter ritenere Napoli  esente dalla legge nazionale abilitando la Soprintendenza ad intervenire sul tema dei de hors, che sequestrano  o sanzionano a caso un bar circondato da decine di altri che espongono i medesimi arredi ( orrendi ed indecorosi teli di plastica rotti e svolazzanti per accontentare Panini che prima fino al 30 ottobre ed ora fino al giugno 2018 autorizza arredi leggeri senza specificare chi deve “pesare” questi arredi e quanto dovrebbero “pesare”, con l’eccezione di alcuni “amici” che sarebbero riusciti ad ottenere in variante al piano Urbanistico dei permessi a costruire  nuovi volumi in piazze prestigiose della città …..a firma di PULLI (?????)), che  credono fermamente che tutta l’area Unesco sia un “MONUMENTO” perché lo ha deciso Panini  mentre supermercati alimentari di dubbio gusto  possono essere autorizzati in pienissimo Centro Storico di Pregio  a 10 metri dalla Chiesa di Santa Maria dell’Incoronata del 1364!

SOLE365

Come si può sperare che persone che dovrebbero  approvare e seguire un Piano di gestione, obbligatorio per legge, del Centro Storico Unesco sotto la vigilanza della medesima consigliera Elena Coccia  che ignora, evidentemente,  che tra i documenti approvati dall’Unesco  per la Tutela del centro Storico Patrimonio dell’Umanità esiste una articolata  pianificazione delle attività produttive ed una cartografia che individua, come zona di massima tutela, una zona rossa definita “Centro Storico” per lo Strumento d’Intervento per l’Apparato Distributivo e che questa pianificazione forma parte integrante del Nuovo Piano Regolatore della Città, unitamente ad altri piani per le attività produttive (apparato distribuzione carburanti, impianti pubblicitari etc.) inviati all’Unesco  per documentare la tutela del Centro Storico.

Piazza dei Martiri 2012

E da questo 2012, passiamo a 2013 e 2016:

 

Così come dal 2011gambrinus 2011

passiamo  agli anni successivi:Gambrinus2016

mentre tutti combattono con le plastiche “abusive”:

chalet Ciro

 

 

L’attività di adeguamento degli strumenti urbanistici  alle esigenze di programmazione delle attività commerciali, distributive e produttive nella città ha visto il Comune di Napoli in un ruolo d’avanguardia e il nostro Piano  delle attività commerciali è stato utilizzato dall’ANCI come schema guida per tutti i Comuni d’Italia: la Coccia, perciò, non può  fare l’Osservatorio Unesco e prendere parziali lezioni da Firenze!!!

I baretti e molto, molto altro sono il frutto di una presunta “ liberalizzazione” che si è attuata senza  l’intervento del Comune di Napoli, senza indirizzo politico, senza responsabili interventi della dirigenza, senza applicare neanche  principi di fondo del diritto e costituzionali in base ai quali non si può fare una norma per una stradina e per l’altra no senza  adeguatamente motivare la specificità e derogando alla generalità ed astrattezza della norma giuridica che sono il fondamento della democrazia e dello Stato di diritto!

Non vi è alcun dubbio che il commercio ed il turismo debbano  essere il volano della ripresa economica della città.

Napoli, con il suo centro storico tutelato dall’Unesco e le sue periferie, con le sue migliaia di chiese, musei, monumenti,  con le sue stratificazioni di civiltà, culture, tradizioni millenarie, conformazioni urbanistico e territoriali, con la sua profonda “diversità” , non può e non deve competere con le città industriali o con i poli tecnologici, ma deve conservare, curare, difendere le sue coste, le sue strade, i monumenti e le mille pietre, oggi sconosciute, che illustrano le sue millenarie tradizioni, il suo mare e la sua economia che, per il commercio è economia del vicolo, di antichi e piccoli negozi inconcepibili in altre realtà economiche, botteghe artigiane di pastori, di ceramica, di legatoria ed edizioni, di  dolci, pastiere e babà, casatielli e pizze! E’ economia delle grandi sartorie ( Sarli, Gildo Cristian, Rubinacci , Marinella, Cilenti che non possono e non devono fare posto alle  grandi marche internazionali relegandosi in posizioni di minor prestigio o scomparendo). E’ economia di bar, ristoranti, lidi balneari, caffè, tavolini e sedie  fuori anche d’inverno perché non c’è l’inverno. E’ economia di bancarelle, mobili di antiquariato venduti su suolo pubblico,  bancarelle di pastori, e di frutta, di “vestiti” e corredi, bancarelle del pesce, delle spezie, e di merce la più varia …….. opera del proprio ingegno! E’ economia di orafi, creatori di gioielli, disegnatori di monili  che certamente non avrebbero nulla da invidiare a  Dodò …………….semmai al contrario!

 

 

E’ economia che deve imparare ad andare in Italia, deve imparare ad andare in Europa e poi in Cina, India ed America, ma che deve trovare nella propria terra ogni tutela e cura ….marchi come Scaturchio, il Bar Riviera, il Gambrinus, la pizzeria Trianon e  da Michele, Ciro a santa Brigida, Napoli mia  e lo Chalet Ciro e ancora,  tanti altri sono “BENE COMUNE” da tutelare e proteggere, da incentivare ed aiutare e non si può assistere passivamente al loro progressivo sfaldarsi fino al fallimento o addirittura  aiutarne l’estinzione : si dovrebbero studiare pezzi di città per incentivarne e valorizzarne la presenza e la capacità di accoglienza e attrazione del turismo, non perseguitarli per i tavolini e le sedie, pedonalizzare le strade senza prima dare un senso alla pedonalizzazione, disegnare  davanti a loro strisce blu invece di creare per loro pedane ed aree, aiuole e spazi per rendere la città e i locali più famosi motivo di attrazione turistica. E ciò senza respingere il nuovo:  nell’Eataly che Farinetti avrebbe volentieri collocato nel Terminal dei crocieristi, il Servizio Commercio al dettaglio, pur non  appellandosi “Made in Naeples” aveva “trattato” per l’inserimento di punti vendita, corner, chioschi da dare obbligatoriamente ai “napoletani” che fungessero da invito ed incentivo per il  turista a recarsi nei decumani e sulla riviera di chiaia, a via dei Mille e dietro il Tribunale per “vedere”  le eccellenze napoletane di cui il Terminal aveva offerto una fugace visione!

La liberalizzazione voluta dall’Europa e definitivamente sancita da Monti è evidentemente legge del più forte, privilegia ed agevola le grandi catene, i grandi gruppi internazionali, riempie le città di mac Donalds  e di Auchan, dei negozi standardizzati di Grandi Stazioni, porta al progressivo sfaldarsi delle tradizioni, alla scomparsa delle salumerie piene di prodotti di sorrento e gragnano, colorate, circondate da pasta di ogni genere e tipo, da sughi, dolci, specialità della costiera, porterà a vendere il nostro mare e le coste ai grandi capitali internazionali, non riuscendo a competere  i tradizionali lidi balneari con le “offerte”  che verranno proposte dai gruppi tedeschi, inglesi e francesi cui non sembrerà vero di potersi vendere il mare di mare chiaro e posillipo e la “linea di costa” di bagnoli.

Il Comune di Napoli avrebbe il dovere di approvare in consiglio un piano del commercio e delle attività produttive, scevro da vincoli e norme rigide e non più sostenibili, scevro di aspetti burocratici formali, ma capace di fissare livelli  di qualità che saranno commisurati alla capacità di portare innovazione, occupazione, investimenti, nel contempo tutelando e preservando la qualità della vita dei residenti e  le tradizioni culturali e artigianali della città.

La regione Campania avrebbe il dovere di imporlo….. ma …..

Le necessità reali sarebbero, quindi ben altre e richiederebbero adeguate competenze per aggiornare il lavoro di programmazione del primo decennio di applicazione delle riforme Bersani e  potenziare ulteriormente:

  1. La non interferenza del Comune su scelte di progettazione, realizzazione e costi dei privati: la pretesa ricorrente ma assolutamente falsa di progettare con precisione i panchetti dei librai di Port’alba, i chioschi del lungomare,  o piuttosto le insegne di alcune strade  che, ancora ancora poteva essere credibile, ha dato pessimi risultati, ma, invece di eliminare questa forzatura, Panini pretenderebbe di far progettare, ovviamente in tempi biblici tutti i chioschi, le edicole, i de hors della città di Napoli. L’idiozia non meriterebbe commenti se non si convertisse  in sprechi di pubblico denaro e danni incalcolabili per gli imprenditori la cui pazienza, dopo dieci anni di attesa, è al limite……!
  2. Il privilegiare il recupero edilizio dei contenitori dismessi, luoghi della città sottoutilizzati e da valorizzare, spazi pubblici e privati in cui consentire senza disagi, la sperimentazione di  attività diurne e notturne poco compatibili con la sicurezza e la quiete dei luoghi residenziali, valorizzando e incentivando le iniziative dei privati (TUTTI).
  3. Il sostituire l’obbligo dei parcheggi  con precise quadrature e cubature di rapporto con l’obbligo di creazione di aree attrezzate per il verde e l’accoglienza dei cittadini e dei turisti, revocando licenze per autorimesse rilasciate  senza i debiti controlli di sicurezza e sostenibilità.
  4.  Il valorizzare il commercio ambulante disciplinandolo e legandolo al commercio in sede fissa, imponendo alla grande distribuzione l’incentivazione di questo settore, senza rendere gli ambulanti ostaggio delle Associazioni che adottano luoghi, strade e a poco, a poco la città tutta.

Si consideri che alla pianificazione qualitativa ed urbanistica del commercio nel 1998-1999  l’Italia non era preparata e che la riforma Bersani sconvolgeva tutti i canoni quantitativi e di tabelle merceologiche che avevano caratterizzato per decenni i piani commerciali, mentre oggi, a distanza di un ventennio, con importanti urbanisti che hanno verificato i modelli europei di sviluppo del commercio e delle attività produttive nei contesti territoriali, dimostrando il ruolo urbanistico delle attività produttive inserite nel territorio, la cultura di pianificazione delle attività produttive è estremamente più evoluta.

Nel primo decennio della riforma Bersani, l’Italia ebbe difficoltà a recepire il concetto di obbligatorio adeguamento degli strumenti urbanistici, ma ora, invece,  è abbastanza scontato che il commercio non è uno zoning urbanistico e che è una funzione diffusa e presente su tutto il territorio ed in tutte le zone e sottozone dei piani regolatori, sicchè risulta più semplice e di immediata comprensione quel che, con una accorta pianificazione urbanistica, un Comune può ottenere, anche evitando di far ricorso a vincoli, divieti e limitazioni ormai improponibili.

Certo, dovendo concedere il suolo pubblico il Comune deve puntare alla tutela dei pubblici interessi (tutela del paesaggio, tutela dei beni culturali e garanzia di giuste entrate per il Comune di Napoli mediante regolare percezione dei canoni da occupazione di suolo pubblico), ma non può farlo in dispregio di  ugualmente rilevanti interessi dei privati, ad un procedimento caratterizzato da correttezza e lealtà della Pubblica Amministrazione, economia del procedimento, rispetto della legge, doverosità di evitare disparità di trattamento, interessi economici degli operatori, che non sono solo quelli di sfruttare “appieno” le opportunità che deriveranno dagli eventi internazionali, ma sono quelli, più banali ma quotidiani, di prendere in locazione uno spazio aperto nelle vicinanze del proprio esercizio per garantire un servizio ai turisti, ma anche ai cittadini e per trarne un lecito guadagno, anche attraverso l’assunzione di ulteriori  dipendenti e l’investimento di capitali per le loro aziende.

L’importanza di  arredi di qualità, di  decoro e pulizia nella scelta delle modalità dell’occupazione, la necessità di incentivare lo sviluppo economico anche in funzione della tutela del paesaggio e dei beni culturali, dovrebbe indurre IN PRIMO LUOGO a dare agli operatori certezza di tempi e modi,  in quanto i costi per dehors  qualitativamente di pregio e degni di una città come Napoli non possono che essere ammortizzati in un decennio e certo non sono affrontabili per occupazioni al massimo quadrimestrali e dalla natura assolutamente incerta, come quelle che vengono generosamente accordate da ormai 6 anni dal Comune di Napoli.

Spero che i gestori non vadano ad accettare questa gentile concessione di proroga e si ribellino, chiedendo il risarcimento dei danni materiali e morali perché le azioni che faranno i cittadini napoletani  dovranno avere la funzione di sfatare non “i luoghi comuni” sulla città, ormai tanto triti e ritriti da essere sfatati per ciò stesso, ma questa ideologia profondamente incardinata in Italia e nel Mondo intero di una città in cui alle indiscutibili bellezze e all’indubitabile cultura, si contrappongono miserie, contraddizioni, illegalità e lassismo.

Napoli deve far emergere solo il “positivo assoluto” che è dato dalla sua capacità di adeguamento e resistenza:una capacità che deriva dalla lunga storia della Magna Grecia, dall’articolarsi nei secoli, dalla necessità di evolversi unita alla conservazione di valori e tradizioni, di cultura umanistica, di cultura giuridica, in una parola di “cultura”!

E questa cultura armonica non appartiene ai nomi sempre citati tra i grandi napoletani, ma appartiene al popolo napoletano tutto, permea di sé anche le fasce di popolazione meno colte, caratterizza tutti, dal venditore ambulante al salotto ”raffinato” e, probabilmente, lungi dall’essere il “ massimo dramma” della Città è la sua massima fortuna.

IAV

 

Le case popolari e i Morosi. Semplici programmi della Giunta de Magistris

eccezionale veramente

Tendenzialmente mi rifiuto di credere che Luigi Roano o gli Assessori che lui intervista  siano convinti che le lettere “in giro per Napoli” abbiano come destinatari gli occupanti abusivi e morosi di case popolari.

4000 lettere ai morosi

Tendenzialmente  mi sono andata convincendo che questa finta confusione sia voluta e tendente a nascondere i veri intendimenti  di tutela assoluta degli occupanti abusivi morosi  delle “case popolari” napoletane, per colpire, invece, i presunti  costruttori di case abusive in attesa di condono che NON VIVONO IN CASE POPOLARI, ma in case PROPRIE (da condonare o da abbattere, o da acquisire per uso pubblico………………………lo si dovrebbe sapere ormai da almeno venti anni….ma ancora non si sa!)

Ma  UNA COSA certamente SI SA:  NON SONO LE CASE POPOLARI!

Si, è vero, nei primi anni novanta, prima del condono del 1994 e di quello del 2003, nel clima politico di trenta anni fa,  consegnai all’Assessore all’Urbanistica una lunga Relazione (registrata e datata)  nella quale sostenevo che, piuttosto che abbattere le case, sarebbe stato opportuno trasformarle in “case popolari” e assegnarle agli abitanti (sia che ne fossero i costruttori  sia che fossero inquilini di “palazzinari”) ……………… ma subito provvidero a  trasferirmi d’ufficio, perché intorno al condono già in quegli anni………!!!!!

Dopo trent’anni pare che de Luca voglia intraprendere una  tal strada, ma…………………è solo per la difficoltà di abbattere …o sanare tout court: non ha dietro una riflessione sulla trasformazione di un patrimonio edilizio abusivo, con caratteristiche di precarietà e scarsissima qualità edilizia, di sicurezza e di sostenibilità ambientale, con necessità di una corretta ed accurata programmazione di intervento urbanistico  in patrimonio pubblico!

Ma forse, veramente,  in questi trent’anni, a furia di usare  terminologie come ERP (Edilizia residenziale Pubblica) o, di recente Social Housing, hanno dimenticato cosa siano state, siano e dovrebbero essere, le case popolari?

Di case popolari si parla alle soglie del Novecento quando la legge Luzzati del 1903  istituì l’edilizia economica e popolare e nacquero i primi Istituti per le case popolari: si trattava di alloggi  piuttosto simili alle case del libero mercato esistenti, talvolta anche meglio progettate, in cui si creavano spazi per le funzioni abitative e soprattutto si realizzava un bagno in un ambiente autonomo in ogni alloggio,

Venivano realizzati con i soldi dei Comuni.

Dopo la I guerra mondiale  per l’inurbamento di grandi masse di lavoratori e il rallentamento della produzione edilizia privata lo Stato fu costretto ad intervenire  frenando la crescita dei canoni di locazione, assegnando premi e incentivi ai costruttori, ma anche potenziando, durante il fascismo, Istituti come l’INCIS che realizzava alloggi per gli statali e gli ICP che realizzavano alloggi popolari:

La terza fase, nel secondo dopoguerra, è caratterizzata dal piano Fanfani e dall’INA CASA e soprattutto dalla previsione urbanistica di zone della città destinate esclusivamente all’Edilizia Economica e Popolare e procede fino alle leggi 457/78 Piano decennale per la casa, nella realizzazione di case popolari, propriamente dette,   sovvenzionate in toto dallo Stato ed assegnate in uso, case “agevolate” delle cooperative edilizie, realizzate con il contributo dello Stato e case convenzionate, sostanzialmente private con prezzi calmierati e, quindi, agevolate nella realizzazione.

Dopo il ’68 la questione casa, comunque,  era diventata un problema politico e soprattutto si iniziava a rifiutare la “ghettizzazione”  dei ceti meno abbienti in quartieri destinati solo ad essi, si  contestava l’assenza di servizi ed infrastrutture, si tentava una programmazione urbanistica  meno per  zoning,  integrando su un medesimo territorio più funzioni diverse di “città”.

Mentre le case degli statali, delle cooperative e variamente incentivate  molto presto  diventarono di proprietà ” privata”, le case popolari sovvenzionate  per decenni sono state  considerate necessariamente  pubbliche e necessariamente a carico degli enti pubblici.

Quando si inizia a “cederle” agli occupanti , a consentirne il “riscatto” , lo si fa consapevolmente creando agli assegnatari un grave danno: già realizzate con criteri, progetti e materiali di  dubbia qualità, infatti, le case popolari  hanno necessità di manutenzione, sostegno,  interventi, in taluni casi, di demolizione e ricostruzione mentre gli enti pubblici e gli Istituti preposti, liberandosene a prezzi bassissimi, illudono il popolo di essere diventato “proprietario” liberandosi di tutti i problemi di manutenzione, sicurezza, certo non ripagati dalle incerte e inconsistenti “rendite”  dei “fitti” dovuti dagli assegnatari!

Negli anni settanta la rivendicazione della casa come servizio sociale portava ad intervenire con decisione anche sulla manutenzione e la qualità, portava a rivendicare requisiti qualitativi di progettazione e realizzazione, portava a contestare , sulla base di una impostazione egualitaria, che il prodotto casa venisse differenziato qualitativamente in base ai livelli di reddito, realizzando  case meno alte all’interno e con le finestre più piccole secondo standard qualitativi bassi, negli anni settanta-ottanta la visione della casa come patrimonio edilizio pubblico  e come servizio sociale, portava  a rivendicare l’agganciamento del canone di fitto alle possibilità di pagamento dell’utente, portava a lottare contro la creazione di una serie di ghetti  rigidamente distinti a seconda del livello di reddito, portava i migliori professionisti a progettare interventi pubblici di qualità.

Non è un caso che queste lotte per la casa siano state connesse alle lotte operaie e studentesche e siano state portate avanti dagli sfrattati, dai senza tetto, dagli abitanti dei quartieri popolari più degradati. E non è un caso che  il potere politico abbia tentato di affidare all’esterno la gestione della manutenzione delle case e della percezione dei fitti, per creare un filtro ed evitare il rapporto diretto con gli utenti, abbia tentato di delegare agli Istituti  specifici  la materia (IACP), abbia proseguito nel progettare e realizzare con livelli qualitativi bassi le “case popolari”, abbia trascurato la cura delle graduatorie e dei bandi, evitato gli alloggi parcheggio, tollerato di fatto le occupazioni abusive.

Ma, nonostante tutte le disfunzionalità e le contraddizioni  fin dal primo novecento, durante il fascismo, nel programma di Fanfani e quasi  fino ad oggi, nessun politico ha visto le case popolari come fonte di “reddito” di attivi in bilancio, di entrate per  il bilancio del Comune!

Per oltre un secolo le case popolari sono state un costo, un pesante costo per gli enti pubblici che  con vari Piani straordinari,  con la legge per la casa del 1971, con i bienni della legge 457/78 e  con gli Accordi di programma per gli interventi di Edilizia residenziale pubblica stipulati da Bassolino e Vezio de Lucia nell’agosto del 1995 …. hanno sempre considerato una spesa giusta e necessaria tutti gli interventi di realizzazione, acquisizione e manutenzione del patrimonio residenziale pubblico.

  E non è un caso che Giuliano Pisapia abbia voluto caratterizzare la sua presenza  a Milano attraverso  un intervento deciso e serio  teso a certificare l’addio ad Aler e a gestire con la sua società partecipata Metropolitana Milanese le 28.791 case popolari che possiede, per , ha espressamente dichiarato, “porre fine a una situazione che non è degna di un Paese civile e della nostra città”.

Ed all’inizio anche il Sindaco di Napoli ha eliminato  la gestione di Romeo ed ha dichiarato che il patrimonio immobiliare pubblico, incluso e per prime, le case popolari, sarebbero state gestite da una società totalmente pubblica, la Napoli Servizi.

Peccato che  questa Società ha avuto ben altri compiti e intenti, gestisce servizi che non sono pubblici, come le affissioni, gestisce i condoni,  i canoni pubblicitari, i rilasci degli impianti pubblicitari, i Monumenti, gli interventi di manutenzione sul Castel dell’Ovo, lettere ai cittadini per assicurare entrate di bilancio, le pulizie degli Uffici, pulizie delle strade, manutenzione di guasti  stradali e dei sottoservizi, musei,  e non si sa più che altro.

E  poi dovrebbe vendere  il patrimonio immobiliare, dovrebbe svolgere la trattativa per alienare l’Albergo dei Poveri, garantire la sicurezza statica degli uffici e rifare le facciate per evitare la caduta di intonaci e murature, garantire la privata e pubblica  incolumità  e non si sa più cosa altro…..considerato che tutto quello che deve essere “gestito” viene affidato alla Napoli Servizi…. mentre, le case popolari, che sono UN SERVIZIO PUBBLICO NON REDDITIZIO, VENGONO CONSIDERATE UNA ZAVORRA……!

E La Repubblica ci informa:

23 febbraio 2017 UN piano top secret. Un’idea concreta descritta in una nota di poche pagine che è sulla scrivania del sindaco da una ventina di giorni. Cedere le case popolari ai legittimi assegnatari a un prezzo “simbolico”. Ossia al di sotto del valore di legge.

Una proposta choc, che però viene incontro a due fattori incontrovertibili: quegli alloggi non si riescono a vendere e costano troppo al Comune in termini di manutenzione. Non solo: la percentuale di morosità raggiunge anche il 50 per cento.

Insomma, una zavorra per le casse di Palazzo San Giacomo.

Ecco allora che assessorato e uffici al Patrimonio guidati da Ciro Borriello hanno riassunto la situazione al sindaco in un report dettagliato con cifre e dati. Il finale non lascia dubbi: “Troviamo una formula giuridica e amministrativa per riconoscere ai meno abbienti la possibilità di avere una casa”.

Stamane il sindaco incontra a Palazzo San Giacomo il vice-ministro alle Infrastrutture Riccardo Nencini per proseguire i lavori del tavolo tecnico sull’edilizia residenziale pubblica. E il piatto forte è stato proprio la proposta elaborata in questi mesi dal Comune.

“Non possiamo regalarle a costo zero, ma stiamo studiando una forma agevolata di acquisto”, spiega una fonte interna che partecipa all’elaborazione del piano. “Case che costano sui 30 mila euro – continua – potremmo cederle, per esempio, a un prezzo di 3 mila euro.”

Considerate le condizioni del patrimonio edilizio napoletano dell’alta borghesia e del ceto medio nonché il tasso di evasione degli assegnatari, si può solo ritenere che de Magistris, visti i tempi e i costi dell’abbattimento delle Vele, si sia orientato per favorire  il crollo spontaneo unico esito possibile dell’estraniazione del Comune!

E il primo tentativo era già adombrato nella delibera di Piscopo che doveva risolvere, disciplinando una trentina di immobili abusivi (????) tutta la problematica dell’abusivismo edilizio napoletano con un Piano innovativo  cui la politica e gli uffici stavano lavorando da anni!

In Giunta nel Piano innovativo  alcune delle case che non si abbattono venivano acquisite per essere riconsegnate a Domenico Allocca e “vendute”  ( a 3.000 euro??????)!!!!!!!

In Consiglio Comunale l’innovativo Piano non viene “compreso” e le case da acquisire per rivendere vengono previste in DEMOLIZIONE!!!!! (Piscopo, Panini e gli Uffici probabilmente ancora non l’hanno compreso!!!)

Poco male……..la delibera, nonostante sia stata dichiarata IMMEDIATAMENTE ESECUTIVA  con grande ENFASI dal Presidente, come dire….., SANDRO FUCITO, è totalmente dimenticata: l’unico interesse è  spedire lettere con richieste di SOLDI!

I cittadini che da decenni lottano, da decenni subiscono ogni tanto una demolizione (la circostanza che siano poche decine a fronte delle migliaia e migliaia  teoricamente necessarie, non elimina in alcun modo la loro drammaticità per gli interessati diretti e per la Comunità TUTTA  che “trema” non solo per solidarietà) da decenni attendono il condono, da decenni corrispondono oblazioni, oneri di urbanizzazione, sanzioni pecuniarie di ogni genere, IMU, TARSU, imposte e parcelle professionali che, nel totale, avrebbero consentito  la trasformazione urbanistica di interi quartieri a carico dei privati, vengono da Roano definiti “cittadini che non pagano il fitto da dieci anni”!

Ma certo Roano  crede di parlare delle “case popolari” e non intende documentarsi in proposito!

Ancor più pericolosi  potrebbero essere Cecere ed altri consiglieri da lui citati, che pensano che questi fitti di 10 anni siano DOVUTI e vadano solo chiesti educatamente: incaricando la Napoli Servizi  di istituire Sportelli per convincere i cittadini a subire l’ennesima truffa, senza chiedere neanche che il “ricavato” venga destinato ai quartieri  per realizzare urbanizzazioni e messa in sicurezza, senza chiedere che le case siano rese agibili ed abbiano il verde, le scuole, gli spazi, le strade, le fogne, l’acqua e i servizi pubblici essenziali, senza chiedere per questi presunti cittadini che non pagano il fitto da 10 anni, quello che a Scampia viene chiesto per gli occupanti abusivi delle Vele!

Cecere, di DemA, convinto che questo NON possa essere l’indirizzo di un Sindaco e di una Giunta che si ritengono più a sinistra di Pisapia, pensa che le colpe debbano ricadere sui dirigenti e chiede:  è diventata condizione necessaria, indispensabile e non più rinviabile, la rimozione di quegli attori che, all’interno della macchina comunale, si rifiutano di riconoscere il ruolo e la funzione del Consiglio Comunale, negandone l’agibilità ed impedendo all’amministrazione di avere il controllo dell’indirizzo politico.”

Ma Panini risponde a Roano: “Mi sento e mi vivo come un Assessore pari ai suoi colleghi, ma con la fortuna di avere collaboratori e  dirigenti eccezionali

E, quindi, significa che risponde esattamente all’indirizzo politico di Panini NON avere neanche una vaga idea sui dehors, NON avere il piano delle edicole, NON avere il Piano dei Chioschi, NON avere UN PIANO DI RIMOZIONE DELL’ABUSIVISMO PUBBLICITARIO, NON AVERE UN Piano generale degli Impianti Pubblicitari, NON avere il SIAD (obbligo di LEGGE!?!?), cioè il Piano per il commercio, NON avere un piano per mercati e ambulantato, NON avere il progetto di gestione dell’area Unesco, NON avere un piano per l’artigianato  né tantomeno quello delle attività recettive o quello della rete di distribuzione carburanti…………… in modo da poter poi colpire chi si vuole, agevolare gli “amici”, consentire giri di denaro, distruggere il tessuto economico e sociale della città, poter distinguere fra abusivisti edilizi meritevoli di “5 stelle” e famiglie da distruggere!

E udite , udite, questi eccezionali collaboratori e dirigenti, non essendo capaci di fare i piani che da anni simulano di aver approvato…..   hanno trovato il sistema per scaricare sulla Camera di Commercio l’erogazione di altri fondi pubblici per coinvolgere progettisti, giovani borsisti,  altri amici……..demandando all’esterno la pianificazione……….  Ed intanto,  NORMATIVE TRANSITORIE MADE IN NAPLES!

Eccezzzionali veramente…….!!!!!!!!!

Ida Alessio Vernì

Lettera all’avvocato Gaetano Brancaccio

Torre Chiesa e Archivio

 

Egregio Avvocato,

l’astio ed il livore con  cui Le rispondono sui social media la dicono lunga sugli effetti del suo lavoro.

Ma ancor più significativo è il silenzio che accompagna le Sue vittorie: nessuno più chiarisce le sorti di Monumentando, nessuno dice ai cittadini napoletani se e quando le Torri Aragonesi saranno liberate dai drappi funebri, nessuno spiega quanto  viene prelevato dal bilancio comunale per garantire la custodia del Monumento, nessuno chiarisce di chi sia la competenza a concludere e ad adottare provvedimenti in autotutela a seguito delle determinazioni dell’ANAC.

Egregio avvocato, occorre vigilare sugli ulteriori sviluppi per fare in modo che  gli esiti della sua clamorosa VITTORIA non vengano  convertiti in ulteriori danni per i cittadini napoletani.

Credo che  si dovrebbero interpellare ufficialmente la Soprintendenza ed il Comune di Napoli.

Come Lei, e l’immenso numero di Associazioni e Cittadini che si sono uniti alla sua lotta e che temono per le sorti del Centro Storico Unesco, credo che ufficialmente dobbiate chiedere all’Osservatorio Unesco, di recente rinnovato nella sua composizione, conto e ragione del lavoro fin qui svolto.

Tenga conto che  dovrebbero consegnare risultati rispetto a quanto segue:

A breve saranno persi i fondi anche dei nuovi finanziamenti, ed è, quindi, indispensabile intervenire, come si dice in gergo, “con somma urgenza”.

Questo anche alla luce dei primi segnali  di tentativo di “scarica barile”: Garella che  si accolla  le Torri Aragonesi (ma lo aveva fatto sul giornale solo per fornire l’alibi al Comune ed ora non sta  procedendo  con i lavori?), Garella che  rettifica chiarendo che i giallini delle facciate della Galleria Umberto non sono addebitabili al Comune (sic!), Borriello che inizia ad evidenziare che il Comune non  è competente sui Monumenti, i soldi Unesco  dedicati a  rifacimenti stradali, la paventata realizzazione con fondi pubblici destinati alla valorizzazione del Centro Storico di una sorta di gigantesco TOTEM Pubblicitario a LED, quasi certamente difforme dal Codice della strada, dalla tutela culturale e paesaggistica  entro 300 metri dalla battigia su strada classificata come bene culturale, nel decisivo quadrivio Corso Lucci, via Marina, via Volta, dall’uso imprecisato e che, a differenza di N’Albero e del Corno, non sarà istallazione temporanea,  l’invio di Napoli Servizi per delicati interventi sulle facciate di Castel dell’Ovo e la circostanza che  Borriello non dia notizia di una COMUNICAZIONE UFFICIALE con DATA e PROTOCOLLO che imponga alla Soprintendenza ( ove fosse vera la tesi della irresponsabilità del Comune) di inviare  maestranze specializzate per l’immediata verifica della sicurezza delle facciate del Castello! E sono solo alcune delle possibili riflessioni……………………………. cui andrebbero unite considerazioni in ordine al personale effettivamente preposto  a coadiuvare l’Amministrazione e l’Osservatorio nei loro doveri: scelti, intuitu personae, senza che sia chiaro nemmeno all’intuito di chi siamo affidati, tra:

  • tecnici capaci di sgombrare ad horas immobili SENZA neanche effettuare UN Sopralluogo di ricognizione  e revocare lo sgombro ad Horas  SENZA EFFETTUARE NEANCHE UN PICCOLISSIMO INTERVENTO DI SICUREZZA sui medesimi immobili, noncuranti delle sorti di un presunto occupante abusivo sgombrato da un anno  senza dare esecuzione allo sgombro, molti impiegati pubblici e importante e prezioso patrimonio documentale d’archivio
  • direttori, dirigenti e funzionari  che sulla materia giuridico amministrativa, probabilmente, non possono essere interrogati……neanche su un argomento a piacere………….(citazione da un amico!)

 

Ida Alessio Vernì

 

L’agevole Intesa sulle Commissioni urbanistica, del paesaggio e sull’Osservatorio Unesco

Risi2a

 

Posso capire che non  tutti hanno raccolto, come ho fatto io,  le dichiarazioni degli Assessori e soprattutto di Piscopo sull’importanza delle Commissioni e dell’Osservatorio, sull’enfasi dei consulti con il Consiglio dell’Ordine e sugli obblighi di “legge” (del 2004) di istituire la Commissione per il paesaggio, che non tutti hanno seguito le peripezie consiliari per “modificare” il Regolamento Edilizio e chiamare con altro nome la Commissione Integrata, posso capire che non tutti sono in possesso di preziose testimonianze   sui criteri, interni ai partiti, interni ai gruppi consiliari, interni alle coalizioni  per le nomine e le “spettanze”  ( la penultima spettanza a Rifondazione Comunista  per individuare il proprio “ esperto in rifiuti”, la successiva  “spetta”  all’avvocato Rinaldi ), posso capire che non tutti sanno che, scaduti i termini per le domande per le manifestazioni di interesse, il consigliere Frezza ( posto garantito in Osservatorio) ha, senza motivare, riaperto i termini per una settimana (sic!) firmando per , come dire….Alessandro Fucito……, e non tutti sanno che  tra i nominati ci sono  nomi pervenuti in secondo turno (del resto Frezza doveva rispettare gli equilibri e le quadre), forse non tutti sanno che non è escluso che su tutte le questioni “nomine”  ci possano essere interventi superiori, ma….. anche non sapendo tutto ciò, TUTTI vedono che organismi DECISIVI per garantire lo sviluppo urbanistico edilizio della città e la manutenzione urbana, organismi decisivi per non far di nuovo perdere centinaia di milioni alla città e garantire il decoro urbano, la giunta de Magistris ha impiegato OLTRE UN ANNO per  le “quadre”  che ai tempi DC PSI si chiamavano  lottizzazioni ……….

Ma allora, con tutto il rispetto per un giornalista che stimo, sembra clamoroso concludere:

Paolo Cuozzo

 

Ida Alessio Vernì