Primo intervento su Le Vele nella “resistibile ascesa di Arturo UI”

Abbiamo i soldi e dobbiamo sgombrare le Vele? Li vogliamo  rimettere tutti insieme o è opportuno separarli? quante probabilità abbiamo di trovare nelle Vele cittadini integerrimi e “in regola”? Possiamo aprire una concorrenza tra gli attuali occupanti delle Vele e gli altri richiedenti alloggio? e una concorrenza fra di loro possiamo permettercela? : queste sono le domande che i politici dovrebbero porsi  (ma anche i veri Direttori di un Comune)
Altrimenti è il caos!
 Ripeto qui il Blog che conteneva le indicazioni date a FUCITO   un anno fa!

Le storie di questi giorni, tra Matteo Salvini, le toccanti parole del fratello di Paolo Borsellino, la necessaria attenzione alla tutela e valorizzazione dei Monumenti, lo sgombro forzato nella Galleria Principe di Napoli, le ovazioni con cui il nostro Sindaco viene accolto nel mondo di una “sinistra” che, in genere è tanto attenta alle questioni di principio da aver generato scissione, dopo scissione, un variegato mondo dell’1% e che, invece, a Napoli e solo a Napoli, è disponibile all’alleanza con i neoborbonici, hanno prodotto commenti e considerazioni le più varie: innovazione e originalità di modelli greco –spagnoli e profondo legame con i movimenti per i sostenitori, cinismo nell’esercizio del potere per Polito ed altri critici.
Ma gli uni e gli altri pensano che il fondamento del successo vada ricercato nel legame con i centri sociali, i movimenti popolari, i “napoletani”, le “masse popolari” accusandolo di “populimo” e , per converso, consentendogli di affermare il proprio “populismo” nell’accezione positiva sbandierata con Lucia Annunziata.

Corregge un po’ il tiro Musi che individua due aspetti:

 populismo

E, poi aggiunge, individuandone solo l’aspetto macroscopico ma minore, che  c’è anche il populismo3potere clientelare:

 

 

 

Ma, chissà perché, tutti dimenticano che il motivo vero per cui de Magistris, spinto da Antonio Di Pietro, diventa il Sindaco di Napoli e lo diventa la seconda volta nel 2016, era

la voglia di legalità!

Alle persone per bene, in fondo, importa meno che un risultato sia al 50 o al 70%, che un’opera sia completata o no, che le strade siano riparate o no: quel che importava erano le “mani pulite”, la toga portata con onore in inchieste importanti, la stessa persecuzione subita perché, come lui stesso affermava, aveva toccato fili ad alta tensione.

Il fondamento della sua ascesa è stato ed è nel desiderio di legalità, di giustizia, di rottura con circuiti di possibile corruzione, di respiro dell’ aria nuova e pulita che si leggeva sul suo volto quando accusava gli avversari di essere “prenditori” di denaro pubblico, il desiderio di uscire da sistemi clientelari, da primarie annullate dallo stesso PD per presunti brogli, da candidati impresentabili e già colpiti da avvisi di garanzia e condanne penali di vario genere!

De Magistris ha vinto SOLO a causa del desiderio di pulizia e legalità dei Napoletani.

Diciamoci la verità: alle elezioni del 2011 non c’erano ancora i centri sociali assegnatari dei beni comuni, gli assunti, i nominati, gli eletti, i prescelti, i favoriti: c’era solo un volto nuovo e pulito che prometteva legalità e giustizia.

Solo dopo arrivano i centri sociali e centinaia e centinaia di clientele! Ma, nonostante quello che si va dicendo in questi giorni, né gli uni né le altre sono produttive di risultati apprezzabili!

Alle elezioni del 2016 De Magistris vince solo formalmente, “vince” perdendo 80.000 voti rispetto alla prima volta, vince perché non ha nessuno su cui vincere, tutti provvedono a non ostacolarlo in alcun modo: le destre non presentano nessuno, e si candida Lettieri senza partiti…….NESSUNO, i Cinque stelle non presentano nessuno e si candida un Brambilla meno noto di Gino Bramieri …….NESSUNO, il PD manda qualcuno scelto talmente bene che, forse compenetrata fino in fondo nel ruolo assegnatoLe, pensa bene di evitare financo i candidati reali avvalendosi di nessuno in senso non metaforico…..NESSUNO……….: i Napoletani non vanno a votare………………………..!

Questa è la clamorosa vittoria che esalta gli animi e spinge a visioni nazionali ed internazionali!?

E nel 2016 i centri sociali ci sono e ci saranno, nel 2016 i soggetti “di vecchio sistema” non si contano a decine e decine, ma a centinaia e diventeranno migliaia, considerato che, indisturbato e non contrastato da nessuno, ormai assume, nomina, sceglie, decide su tutto e tutti senza seguire alcuna regola di quelle vigenti altrove in Italia, nessuno osa neanche chiedergli cosa ha prodotto attraverso il giusto allontanamento del sistema Romeo e l’avvio del sistema Allocca, cosa ha prodotto sulle gare d’appalto per i lavori pubblici uscendo dal sistema corruttivo dei prenditori del denaro pubblico, cosa ha prodotto sui servizi pubblici, quali innovazioni registra nella lotta per la legalità, contro l’abusivismo edilizio e quello occupativo delle case popolari, quali innovazioni ha apportato nel mondo delle attività produttive tutte, dal commercio in sede fissa a quello su suolo pubblico, dalle edicole agli impianti di carburante, dalla pubblicità alla valorizzazione delle attività di eccellenza del territorio, dal decoro urbano alla tutela dei beni culturali e paesaggistici!

Nessuno chiede come e perché non sono stati utilizzati fondi europei, fondi statali e fondi regionali …..nessuno chiede neanche quante migliaia di ciclisti utilizzano quotidianamente la pista ciclabile più lunga d’Europa!

Il silenzio connivente, però, non fa bene al Sindaco, lo espone a rischi.

La sicumera di chi lo rassicura pensando di essere nella “legalità”, mentre non conosce neanche i principi fondamentali del diritto e finisce con l’esporre un Sindaco che invece dal mondo del diritto proviene….. a colossali necessità di ripiegamento e ritirata, come su Bagnoli o sull’abusivismo edilizio o su Monumentando e simili: lo espone a rischi.

E tutto ciò sarà dovuto in parte a mala fede e volontà criminale, ma per lo più alla totale ed abissale ignoranza di chi lo circonda e non è stato capace di elaborare “legalità”, legalità/giustizia, legalità alternativa: il compito non era semplice perché bisognava conoscere alla perfezione il diritto “borghese” e sottoporlo ad “uso alternativo del diritto”, ad interpretazioni innovative e originali in grado di superare il formalismo giuridico in una interpretazione sociale: lo espone a rischi.

La mancanza di verità e chiarezza: attorniato da amici e amiche, da adulatori, staffisti, personale e assessori, neanche in grado di gestire in maniera normale procedimenti banali come l’occupazione di suolo pubblico (i risultati di svolazzanti coperture di plastica finto vetro sono sotto gli occhi di tutti, anche se i consiglieri non fotografano più) e la gestione dei cartelloni istituzionali (che illegali e vuoti hanno invaso la città anche nel formato 6X3 proibito – e inutile nel MONDO- senza nessuna delle debite autorizzazioni), da persone senza dignità e senza alcuna professionalità, nessuno ha il coraggio di riferirgli la verità: lo espone a rischi.

Ed oggi?

I centri sociali si meravigliano che la Clemente debba/possa anche solo pensare di utilizzare beni pubblici a scopo istituzionale o per trarne un reddito, essendo doveroso darli TUTTI ai centri sociali: gridano al fascismo per l’assegnazione del Museo della resistenza all’ANPI! Eliminando le vecchie regole si dovevano stabilire le nuove regole, essere capaci di fissare criteri e logiche, altrimenti il fenomeno è incontrollabile e i centri sociali vorranno TUTTO!

E gli altri, i clientes, non sono mai soddisfatti! I nomi qui diventerebbero centinaia e le pretese, come ben sa il Sindaco……infinite! quelli che lo circondano non pensano ad altro!

Per citare solo i quattro di cui racconteremo le gesta nei prossimi BLOG: Giampaolo Delle Donne, Domenico Allocca, Danilo Risi e Andrea De Giacomo non avrebbero fatto bene a ringraziare e defilarsi? La loro permanenza risulta un pericolo mortale!

E, invece, sono pronti a ricandidarsi……non rinunciano alla coltivazione dei cavolfiori!

E gli Assessori? E la sinistra? E la dirigenza accuratamente “scelta” con criteri intuitu personae?

Quello che era il vero motivo della vittoria e del successo si potrebbe convertire nel vero motivo della fine:

la legalità!

Volevo chiudere qui il blog, quando stamattina ho letto sul giornale una notizia clamorosa: le case, per Piscopo, si possono legalmente assegnare alla camorra.

Ovviamente prima di parlare si è procurato le firme della dirigenza del Comune (ma Piscopo ha capito o no che queste firme, palesemente imposte, non hanno alcun valore sulle SUE responsabilità?)!

Secondo me non ha capito che la sua nomina è “ Assessore all’Urbanistica” e pensa di essere stato nominato “portavoce” delle dirigenza!

Non ha capito che è lui il responsabile del Piano Urbanistico sull’abusivismo edilizio, della “strategia” di utilizzazione dei fondi UNESCO consistente nel restituirli, e delle pianificazioni urbanistiche di settore che crede di poter delegare a Panini!

Nessuno gli ha spiegato che non esiste l’Esimente: firma dei dirigenti del Comune di Napoli!

Mi è tornato in mente un colloquio dell’anno scorso con l’allora Assessore al Patrimonio, oggi promosso a Presidente del Consiglio Comunale nel quale io, ancora in servizio, generosamente, tentavo di dettargli l’oggetto della delibera da fare per Scampia ( e forse avrei anche regalato narrativa e dispositivo, conservando l’anonimato!): ma il suo terrore di avvalersi di persona che “doveva” essere condannata a poco meno di Cosentino, gli ha impedito di comprendere le indicazioni.

E’ carino riportare il colloquio con le date, come ha fatto Emiliano:

FUCITO1

FUCITO1

FUCITO2FUCITO3FUCITO4Cattura

19/05/2016 9:43
Forse così ti hanno detto!

E, dopo un anno, …….. si assegna direttamente alla camorra, su conforme parere dell’Avvocatura Municipale!

E allora questa resistibile ascesa potrebbe cessare per lo stesso motivo che l’ha innestata

la voglia di legalità!

IAV

LE COSE CHE PANINI DIMENTICA SULLE VELE. E PISCOPO CHE FA? “Le Vele da simbolo di degrado ma anche voglia di riscatto, diventeranno luogo di innovazione architettonica e urbana”, ha spiegato il sindaco luigi de Magistris

DIMENTICANO CHE DEVONO SGOMBRARE PRIMA DELL’ESTATE E DIMENTICANO ANCORA:

vela-abbattuta1

Assessore Panini:

  1. Non sono stati gli oppositori ad affermare che si assegnavano gli alloggi a soggetti colpiti da condanne per reati associativi, ma è stato LEI

  2. Gli oppositori non conoscevano il parere dell’Avvocatura municipale e ne ha parlato LEI

  3. LEI ha sostenuto che, causa ricorsi al Tar e parere dell’Avvocatura, si dovevano rivedere le assegnazioni negate ai medesimi soggetti in altre occasioni

  4. LEI ha sostenuto che questa cosa era assurda e che dipendeva da una legge regionale del 1967 di cui VOI chiedevate da mo’ la modifica

  5. Dalla confusione delle notizie giornalistiche e via FB non si capiva neanche a quale legge si facesse riferimento, considerato che la Regione Campania è stata istituita dopo il 1967

L’intera questione è stata creata, gestita e agitata da LEI.

Solo dopo di lei, l’Avvocato Fabio Maria Ferrari si è trovato costretto a “spiegare” il suo parere e la dottoressa Assia Malinconico a motivare la richiesta di parere sulla base di ricorsi al TAR ed hanno peggiorato la situazione.

E tutto questo ha scatenato le POLEMICHE perchè poi studiando bene si è constatato:

  1. che la legge regionale 18 del 97 non solo non poteva essere interpretata nei sensi di cui al parere dell’Avvocatura, ma era abrogata da un anno, risultando, quindi, di estrema semplicità chiedere che, sia pure inutilmente e ad abundantiam, nel redigendo regolamento per le assegnazioni venissero inseriti i reati ostativi

  2. che la disposizione dirigenziale emanata il 22 febbraio 2017 risultava una “forzatura” e la dirigente si richiamava espressamente al parere dell’Avvocatura Municipale evidentemente NON condividendolo

  3. che gli ex IACP e la regione campania non avevano mai interpretato la legge nei sensi indicati dal Ferrari

  4. che il TAR aveva sospeso solo un provvedimento di rigetto perché motivato da un rinvio a giudizio e non da condanna, neanche in primo grado, e comunque dovrà trattare il merito del procedimento nell’ottobre 2017.

Ora si ricomincia con il calcolo delle quote!!!!!! ???????

Egregio Assessore operazioni complesse come lo sgombro delle Vele devono avere una programmazione seria e consapevole e chiunque conosca anche solo genericamente le normative in tema di assegnazioni- regolarizzazioni degli alloggi pubblici avrebbe subito dovuto CHIARIRE che NON SI POTEVA SPERARE DI FARLO SECONDO QUELLE LEGGI.

E quindi? 

Lo sa che “È quando le istituzioni si mettono al fianco dei cittadini, accompagnando i percorsi di riscatto dei territori che si fa la buona politica.”?

Qui dovrebbe subentrare l’indirizzo politico:

  1. vogliamo sgombrare le vele

  2. dobbiamo dare un tetto a tutti

  3. dovremmo tentare di dividere le persone che hanno come unico reato l’occupazione abusiva o reati minori, da soggetti per i quali l’attività criminale è costume di vita

  4. assegnare l’esame delle famiglie a gruppi ristretti da notizie interne, da notizie incrociate, da colloqui con altre forse dell’ordine, e stabilire chi non sarebbe stato opportuno inserire nei nuovi alloggi a Scampia, pena (non la violazione dell’una o l’altra percentuale o regolina), ma IL FALLIMENTO di un piano di risanamento e pulizia voluto da oltre 40 anni. In questa ottica di realtà e di scelte politiche il Comune avrebbe considerato degni di riprendere il loro cammino i poveri genitori di un pregiudicato, i fratelli di un pregiudicato che non fossero inseriti nel crimine e , magari, evitato un soggetto ancora non condannato o forse non rinviato a giudizio, ma sicuramente proiettato nel crimine. E, avrebbe stabilito, sempre per indirizzo politico, l’elenco di coloro che sarebbe stato bene allontanare da Scampia!

  5. Trasmettere l’indirizzo politico e demandare alla dirigenza amministrativa e tecnica la soluzione!

Vede Assessore “l’abbattimento delle Vele” non è solo una demolizione fisica di strutture che, tra l’altro, “sono state rese” fatiscenti e pericolose, considerato che il Piano è stato studiato (ed anche da me sottoscritto) sul finire degli anni ottanta in sinergia con i comitati e gli abitanti di Scampia, ma deve avere la portata di UN VENTO di NOVITA’ , deve avere e dare il senso di un RISCATTO, deve avere e dare il senso, come dice Unpopoloincammino, della buona politica: “ È quando le istituzioni si mettono al fianco dei cittadini, accompagnando i percorsi di riscatto dei territori che si fa la buona politica. Quando si raccontano le vicende di Scampia si dovrebbe tenere presente che è questo il contesto, e che le persone di cui si parla sono attiviste e attivisti da sempre in prima linea anche nella lotta contro le camorre, una battaglia che si salda con quella per la casa, per il lavoro, per il diritto allo studio e per la giustizia sociale”

Lei è convinto di aver fatto buona politica? Lei ha compreso che, di questo passo non sgombra e, se sgombra, ricrea la VELA in altro luogo? Lei ha compreso che sta distruggendo, per mancanza di capacità di indirizzo politico, una complessa operazione urbanistica, urbana e sociale???

Lei ora vuole discutere delle quote? Ma interpelli FUCITO che, da tempo sa cosa si doveva fare, invece di stare come una bestia e minacciare querele!

Ma Piscopo, responsabile di “Re-start Scampia” che fa? Pensa veramente che, ignorando il prof Antonio Lavaggi, i dirigenti del Comune, come l’arch. Enrico Martinelli, che hanno lavorato per decenni sul problema, e demandando a PANINI le proprie responsabilità, riuscirà a portare a compimento una bella pagina di URBANISTICA?

IAV

Figurina dall’ALBUM PANINI: alla norma bisogna attenersi!

Gli scissionisti

L’Assessore Panini è addirittura convinto di essere tenuto ad assegnare alloggi pubblici agli scissionisti, di doversi attenere alle norme ed, anzi, rivedrà le assegnazioni passate alla luce della riforma intervenuta……………………..il parere dell’Avvocatura Municipale!

Direi che, nel sistema delle fonti, si possa collocare giusto secondo alla Costituzione Italiana!

Ida Alessio Vernì

PERCHE’ IL SINDACO DI STRADA E DEI PALAZZI DEL POTERE NON VUOLE COMPRENDERE CHE IL SUO PUNTO DI FORZA REALE ERA “LA LEGALITA’ “?

E Voi imparate che occorre vedere e non guardare in aria; occorre agire e non parlare. Questo mostro stava, una volta, per governare il mondo!
I popoli lo spensero, ma ora non cantiamo vittoria troppo presto: il grembo da cui nacque è ancor fecondo.
Bertolt Brecht ((Der aufhaltsame Aufstieg des Arturo Ui)

Le storie di questi giorni, tra Matteo Salvini, le toccanti parole del fratello di Paolo Borsellino, la necessaria attenzione alla tutela e valorizzazione dei Monumenti, lo sgombro forzato nella Galleria Principe di Napoli, le ovazioni con cui il nostro Sindaco viene accolto nel mondo di una “sinistra” che, in genere è tanto attenta alle questioni di principio da aver generato scissione, dopo scissione, un variegato mondo dell’1% e che, invece, a Napoli e solo a Napoli, è disponibile all’alleanza con i neoborbonici, hanno prodotto commenti e considerazioni le più varie: innovazione e originalità di modelli greco –spagnoli e profondo legame con i movimenti per i sostenitori, cinismo nell’esercizio del potere per Polito ed altri critici.
Ma gli uni e gli altri pensano che il fondamento del successo vada ricercato nel legame con i centri sociali, i movimenti popolari, i “napoletani”, le “masse popolari” accusandolo di “populimo” e , per converso, consentendogli di affermare il proprio “populismo” nell’accezione positiva sbandierata con Lucia Annunziata.

Corregge un po’ il tiro Musi che individua due aspetti:

populismo

populismo2

E, poi aggiunge, individuandone solo l’aspetto macroscopico ma minore, che  c’è anche il potere clientelare:

populismo3

Ma, chissà perché, tutti dimenticano che il motivo vero per cui de Magistris, spinto da Antonio Di Pietro, diventa il Sindaco di Napoli e lo diventa la seconda volta nel 2016, era

la voglia di legalità!

Alle persone per bene, in fondo, importa meno che un risultato sia al 50 o al 70%, che un’opera sia completata o no, che le strade siano riparate o no: quel che importava erano le “mani pulite”, la toga portata con onore in inchieste importanti, la stessa persecuzione subita perché, come lui stesso affermava, aveva toccato fili ad alta tensione.

Il fondamento della sua ascesa è stato ed è nel desiderio di legalità, di giustizia, di rottura con circuiti di possibile corruzione, di respiro dell’ aria nuova e pulita che si leggeva sul suo volto quando accusava gli avversari di essere “prenditori” di denaro pubblico, il desiderio di uscire da sistemi clientelari, da primarie annullate dallo stesso PD per presunti brogli, da candidati impresentabili e già colpiti da avvisi di garanzia e condanne penali di vario genere!

De Magistris ha vinto SOLO a causa del desiderio di pulizia e legalità dei Napoletani.

Diciamoci la verità: alle elezioni del 2011 non c’erano ancora i centri sociali assegnatari dei beni comuni, gli assunti, i nominati, gli eletti, i prescelti, i favoriti: c’era solo un volto nuovo e pulito che prometteva legalità e giustizia.

Solo dopo arrivano i centri sociali e centinaia e centinaia di clientele! Ma, nonostante quello che si va dicendo in questi giorni, né gli uni né le altre sono produttive di risultati apprezzabili!

Alle elezioni del 2016 De Magistris vince solo formalmente, “vince” perdendo 80.000 voti rispetto alla prima volta, vince perché non ha nessuno su cui vincere, tutti provvedono a non ostacolarlo in alcun modo: le destre non presentano nessuno, e si candida Lettieri senza partiti…….NESSUNO, i Cinque stelle non presentano nessuno e si candida un Brambilla meno noto di Gino Bramieri …….NESSUNO, il PD manda qualcuno scelto talmente bene che, forse compenetrata fino in fondo nel ruolo assegnatoLe, pensa bene di evitare financo i candidati reali avvalendosi di nessuno in senso non metaforico…..NESSUNO……….: i Napoletani non vanno a votare………………………..!

Questa è la clamorosa vittoria che esalta gli animi e spinge a visioni nazionali ed internazionali!?

E nel 2016 i centri sociali ci sono e ci saranno, nel 2016 i soggetti “di vecchio sistema” non si contano a decine e decine, ma a centinaia e diventeranno migliaia, considerato che, indisturbato e non contrastato da nessuno, ormai assume, nomina, sceglie, decide su tutto e tutti senza seguire alcuna regola di quelle vigenti altrove in Italia, nessuno osa neanche chiedergli cosa ha prodotto attraverso il giusto allontanamento del sistema Romeo e l’avvio del sistema Allocca, cosa ha prodotto sulle gare d’appalto per i lavori pubblici uscendo dal sistema corruttivo dei prenditori del denaro pubblico, cosa ha prodotto sui servizi pubblici, quali innovazioni registra nella lotta per la legalità, contro l’abusivismo edilizio e quello occupativo delle case popolari, quali innovazioni ha apportato nel mondo delle attività produttive tutte, dal commercio in sede fissa a quello su suolo pubblico, dalle edicole agli impianti di carburante, dalla pubblicità alla valorizzazione delle attività di eccellenza del territorio, dal decoro urbano alla tutela dei beni culturali e paesaggistici!

Nessuno chiede come e perché non sono stati utilizzati fondi europei, fondi statali e fondi regionali …..nessuno chiede neanche quante migliaia di ciclisti utilizzano quotidianamente la pista ciclabile più lunga d’Europa!

Il silenzio connivente, però, non fa bene al Sindaco, lo espone a rischi.

La sicumera di chi lo rassicura pensando di essere nella “legalità”, mentre non conosce neanche i principi fondamentali del diritto e finisce con l’esporre un Sindaco che invece dal mondo del diritto proviene….. a colossali necessità di ripiegamento e ritirata, come su Bagnoli o sull’abusivismo edilizio o su Monumentando e simili: lo espone a rischi.

E tutto ciò sarà dovuto in parte a mala fede e volontà criminale, ma per lo più alla totale ed abissale ignoranza di chi lo circonda e non è stato capace di elaborare “legalità”, legalità/giustizia, legalità alternativa: il compito non era semplice perché bisognava conoscere alla perfezione il diritto “borghese” e sottoporlo ad “uso alternativo del diritto”, ad interpretazioni innovative e originali in grado di superare il formalismo giuridico in una interpretazione sociale: lo espone a rischi.

La mancanza di verità e chiarezza: attorniato da amici e amiche, da adulatori, staffisti, personale e assessori, neanche in grado di gestire in maniera normale procedimenti banali come l’occupazione di suolo pubblico (i risultati di svolazzanti coperture di plastica finto vetro sono sotto gli occhi di tutti, anche se i consiglieri non fotografano più) e la gestione dei cartelloni istituzionali (che illegali e vuoti hanno invaso la città anche nel formato 6X3 proibito – e inutile nel MONDO- senza nessuna delle debite autorizzazioni), da persone senza dignità e senza alcuna professionalità, nessuno ha il coraggio di riferirgli la verità: lo espone a rischi.

Ed oggi?

I centri sociali si meravigliano che la Clemente debba/possa anche solo pensare di utilizzare beni pubblici a scopo istituzionale o per trarne un reddito, essendo doveroso darli TUTTI ai centri sociali: gridano al fascismo per l’assegnazione del Museo della resistenza all’ANPI! Eliminando le vecchie regole si dovevano stabilire le nuove regole, essere capaci di fissare criteri e logiche, altrimenti il fenomeno è incontrollabile e i centri sociali vorranno TUTTO!

E gli altri, i clientes, non sono mai soddisfatti! I nomi qui diventerebbero centinaia e le pretese, come ben sa il Sindaco……infinite! quelli che lo circondano non pensano ad altro!

Per citare solo i quattro di cui racconteremo le gesta nei prossimi BLOG: Giampaolo Delle Donne, Domenico Allocca, Danilo Risi e Andrea De Giacomo non avrebbero fatto bene a ringraziare e defilarsi? La loro permanenza risulta un pericolo mortale!

E, invece, sono pronti a ricandidarsi……non rinunciano alla coltivazione dei cavolfiori!

E gli Assessori? E la sinistra? E la dirigenza accuratamente “scelta” con criteri intuitu personae?

Quello che era il vero motivo della vittoria e del successo si potrebbe convertire nel vero motivo della fine:

la legalità!

Volevo chiudere qui il blog, quando stamattina ho letto sul giornale una notizia clamorosa: le case, per Piscopo, si possono legalmente assegnare alla camorra.

Ovviamente prima di parlare si è procurato le firme della dirigenza del Comune (ma Piscopo ha capito o no che queste firme, palesemente imposte, non hanno alcun valore sulle SUE responsabilità?)!

Secondo me non ha capito che la sua nomina è “ Assessore all’Urbanistica” e pensa di essere stato nominato “portavoce” delle dirigenza!

Non ha capito che è lui il responsabile del Piano Urbanistico sull’abusivismo edilizio, della “strategia” di utilizzazione dei fondi UNESCO consistente nel restituirli, e delle pianificazioni urbanistiche di settore che crede di poter delegare a Panini! 

Nessuno gli ha spiegato che non esiste l’Esimente: firma dei dirigenti del Comune di Napoli!

Mi è tornato in mente un colloquio dell’anno scorso con l’allora Assessore al Patrimonio, oggi promosso a Presidente del Consiglio Comunale nel quale io, ancora in servizio, generosamente, tentavo di dettargli l’oggetto della delibera da fare per Scampia ( e forse avrei anche regalato narrativa e dispositivo, conservando l’anonimato!): ma il suo terrore di avvalersi di persona che “doveva” essere condannata a poco meno di Cosentino, gli ha impedito di comprendere le indicazioni.

E’ carino riportare il colloquio con le date, come ha fatto Emiliano:

FUCITO1

FUCITO2

FUCITO3

FUCITO4

Cattura

19/05/2016 9:43
Forse così ti hanno detto!

E, dopo un anno, …….. si assegna direttamente alla camorra, su conforme parere dell’Avvocatura Municipale!

E allora questa resistibile ascesa potrebbe cessare per lo stesso motivo che l’ha innestata

la voglia di legalità!

IAV

Ermeneutica giuridica? Basta il Pallottoliere!

 

Parto sempre da complessi studi giuridici  sugli argomenti e da esame accurato e minuzioso delle fonti……..

libri di diritto

 

e solo dopo mi accorgo che basta contare con il ditino:

pallottoliere

Così il Piano di demolizione e conservazione per gli immobili abusivi, delibera innovativa  dell’Assessore Piscopo è diventata probabile utilizzazione di 6 immobili abusivi sparsi per la città! E per gli immobili confiscati alla camorra a bando  ne contiamo 14, nelle assegnazioni invece, 11.

Salvati elenchi La Gloriette

E comparando gli immobili confiscati messi a bando e quelli assegnati si scopre che ne mancano tre: Via Caricatoio a Cariati civ 6/7, via Cagnazzi n.73 e via Oronzio Costa n 5

Al medesimo civico dei terranei di via caricatoio a cariati   leggiamo sul Corriere del Mezzogiorno del novembre 2013:

La Casa del giornalista» a Napoli apre i battenti il prossimo venerdì 29 novembre alle 12.30. Un bene confiscato alla camorra diventa un bene comune per l’impegno del Coordinamento giornalisti precari della Campania, assegnatario dei locali di via Caricatoio ai Cariati, 7-8. Alla conferenza stampa di inaugurazione sono stati invitati il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, il Prefetto di Napoli, Francesco Musolino, il presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino, il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli, il presidente dell’Associazione Napoletana della Stampa, Enzo Colimoro, la stampa, le associazioni e tutta la cittadinanza.

È LA PRIMA VOLTA  Per la prima volta in Italia dei giornalisti prendono in carico la gestione di un bene confiscato alla camorra. Il Coordinamento giornalisti precari della Campania dimostra la volontà di combinare ad una professione chiamata a indagare la realtà e a raccontare i fatti, quella di agire promuovendo la cultura di una duplice solidarietà: interna alla categoria professionale e aperta alla società civile.

INTIMIDAZIONI E LUNGAGGINI – Il Coordinamento giornalisti precari della Campania ha raggiunto il traguardo prefissato non senza difficoltà. Tra esplicite intimidazioni, lungaggini burocratiche e problemi logistici propri di un territorio come quello dei Quartieri Spagnoli, «La Casa del Giornalista» si appresta a diventare un punto di riferimento culturale per gli operatori della comunicazione, uno spazio aperto a mostre fotografiche e presentazioni di libri. «La Casa del Giornalista» sarà un luogo dove stimolare il dialogo sul difficile ‘mestiere’ del professionista dell’informazione, tra precariato e nuovi media.”

26 novembre 2013″

Per via Cagnazzi 73  si apprende che era già in Bando con altri 6 immobili nel 2014 e dalla medesima fonte si legge  che ne 2014  esisteva questa situazione: “53 i beni confiscati nella disponibilità dell’Amministrazione comunale, di cui 33 sono stati assegnati ad associazioni del terzo settore, 10 sono rimasti nella disponibilità dell’Ente per fini strumentali, 3 non sono ancora assegnabili per problemi statici e di sicurezza, e 7 sono quelli da assegnare con il presente bando”

Mentre per  il terraneo di via Oronzio Costa 5 non si trovano altre notizie!

Forse basterebbe  capire i motivi che hanno fatto escludere dal rigoroso controllo della Commissione tecnica i tre cespiti mancanti, per trovare quello che si sarebbe potuto lecitamente fare per La gloriette!

Ida Alessio Vernì

 

 

Un piccolo contributo per La Gloriette

Aggiungere  commenti sulle toccanti lettere di un padre che rappresenta tutti i papà che hanno quella condizione umana, non costituirebbe un contributo fattivo. Dopo aver letto la prima l’ho pubblicata sul BLOG  augurandomi che divenisse “virale”, come i giovani dicono in gergo, e mai avrei immaginato la risposta del nostro Sindaco nè, tanto meno, il nesso con le gare di appalto. Anzi, poichè apprezzo, ovviamente nelle linee teoriche, lo sforzo per una visione sociale dell’uso dei beni comuni, assolutamente svincolata da logiche mercantilistiche e di equilibrio economico, avevo immaginato che avrebbe colto l’occasione per “assegnare ” l’immobile secondo i criteri innovativi che si stanno sperimentando e questa volta…  certo in nome della giustizia che va oltre la legalità formale.

Lo stupore mi induce ad offrire un contributo in termini di analisi amministrativa del problema, sicura che avvocati, giuristi e associazioni potranno trovare alcuni spunti per…..andare fino in fondo!

E posso preannunciare che perfino in questa materia il made in Naples mostra la sua presenza: si intende con tale dicitura, (tratta dalla denominazione che è stata data all’ex Servizio Annona / Commercio al dettaglio che è “Commercio, artigianato e Made in Naples”) far riferimento a tutti i casi in cui l'”agire” amministrativo del Comune di napoli si discosta dalle normative vigenti sul rimanente territorio nazionale.

 

Il D.lgs 159 del 6 settembre 2011 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché delle nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136) smi,  individua i Comuni quali destinatari di diversi beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, da utilizzare per fini istituzionali o sociali.
 
Ai sensi dell’art. 48 comma 3 lett. c del nuovo Codice, gli Enti Territoriali sono tenuti a predisporre apposito elenco da pubblicare e aggiornare periodicamente. L’Amministrazione comunale, anche alla luce della più recente legislazione, nonché dell’apertura a Napoli di una sede dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati, si è posta quale obiettivo prioritario il pieno utilizzo dei beni in questione

Il Comune di Napoli dispone di un Elenco che sostiene essere aggiornato al 31.1.2017

Il Comune di Napoli, sul sito istituzionale dispone di una mappa che indica in

Verde – Beni confiscati e assegnati a Enti del Terzo Settore

Giallo – Beni confiscati e assegnati in uso al Comune di Napoli

Rosso – Beni confiscati occupati

Viola – Beni confiscati liberi

Ma, il Comune avverte:

In fase di aggiornamento (dati risalenti al 2012)

All’interno delle misure anti camorra si trova poi un Protocollo di legalità in materia di appalti stipulato in data 1 agosto 2007 tra il Prefetto di Napoli, il Presidente della Regione Campania, il Presidente della Provincia di Napoli, il Sindaco del Comune di Napoli, il Presidente della Camera di Commercio di Napoli e il Coordinatore dei Sindaci della Provincia di Napoli –ANCI Campania.

Il Comune di Napoli ha preso atto del Protocollo di Legalità con Delibera di Giunta comunale n. 3202 del 5 ottobre 2007.

Il Protocollo curato dal compianto dottor Vincenzo Mossetti, porta le firme di Antonio Bassolino e Rosetta Jervolino Russo nelle rispettive qualità!

Nell’apposita sezione non viene pubblicato più nulla.

Solo fra i Bandi si trova la notizia che nel 2016 si sarebbe proceduto ad una gara per 14 immobili, previa approvazione della Delibera di G.C. 267 del 20/04/2016: “Approvazione delle linee di indirizzo e della disciplina in tema di assegnazione e destinazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, ai sensi del D. L.gs. 159/11” nonché la “Revoca delle deliberazioni di G.C. nn. 1765/2002, 760/2003, 4063/2003, 2417/2004, 884/2005, 3040/2005, 5363/2006, 1223/2009, 1149/2010 e 441/2011.

Esaminiamo prima il Bando che è emesso per assegnare:

Complesso edilizio La Gloriette

  • Terreno di complessivi mq. 10.280 circa, su cui insiste un piccolo fabbricato in muraturadi mq. 9 circa, censito nel N.C.T. al foglio 224, particelle n. 975 (ex 41) di ha 1,027 e n. 40 di are 00,09;
    – Garage – locale di sgombero di mq. 139 circa, ubicato in un corpo di fabbrica situato sotto una porzione dell’area scoperta di mq. 268 circa ed in un terraneo di mq. 50 circa, censito nel Catasto Fabbricati erroneamente nella consistenza della villa al foglio 36, Sezione CHI, particella 967 sub. 102, e risultante edificato nel N.C.T. al foglio 224, su porzione della particella 978 di are 2,68;

    – Ufficio di complessivi mq. 191 circa, distribuito susei livelli, censito nel N.C.E.U. al foglio 36, Sezione CHI, erroneamente rappresentato con particella n. 967 sub 103, e risultante edificato nel N.C.T. del medesimo Comune al foglio 224 su porzione delle particelle n. 979 e n. 978.

 

Planimetrie complesso edilizio La Gloriette (263.61 KB)

2. Vico Caricatoio a Cariati, 6/7

3.  Vico Zuroli, 6

4.  Via Formale, 42

5. Via Montesilvano, 4 e 5

6. Via Oronzio Costa n. 5

7. Calata Capodichino n. 195

8. Via Venezia n. 23

9. Via Picasso 22

10. Via Ben Hur 62/64 (già via Nicolò Garzilli)

11. Via Cagnazzi

12. Via Comunale Margherita

13.Corso Secondigliano

14II^ Traversa Divisione Siena

Data di pubblicazione: 20/05/2016

 

Si evince quindi, che la Giunta Municipale ha predisposto una delibera per l’Assegnazione dei beni confiscati (che non viene riportata nell’apposito sito), revocando tutte le precedenti.

Con la delibera si approvano anche le Linee Guida per l’Assegnazione degli immobili confiscati.

Il testo della delibera a firma dott. Attilio Auricchio e dott. Lucia de Micco, contiene, come al solito, una serie di errori che vengono segnalati dal Segretario Generale e corretti attraverso emendamenti, in parte e attraverso rinvio alla dirigenza in altra parte.

Il Segretario Generale fa anche due raccomandazioni:

1. Si richiama l’esigenza che le “Linee Guida” che si propone di approvare e che uniformano l’attività del Comune in materia alla detta norma, siano applicate in coerenza con il principio della separazione tra politica e amministrazione – di cui al d.lgs. 267/2000 -, di talché agli organi politici restino riservati gli atti politici e di indirizzo politico amministrativo.

2. “La responsabilità è assunta dai dirigenti che sottoscrivono la proposta”, e si ricorda che tale responsabilità si estrinseca “in poteri di gestione amministrativa, finanziaria e tecnica e in una diuturna attività di vigilanza e controllo.”

Se e come le indicazioni del segretario Generale in tal senso siano state seguite non è dato sapere.

Sta di fatto che, da quanto si legge nel sito Istituzionale, il Tavolo per i beni confiscati è composto da TRE ASSESSORI e un impiegato con funzioni di segretario verbalizzante.

Le utilizzazioni previste sono, come si evince dall’art. 48 comma 3 integrato per l’agricoltura sociale dalla legge del 18 agosto 2015 n. 141.

Art. 48. Destinazione dei beni e delle somme

3. I beni immobili sono:

a) mantenuti al patrimonio dello Stato per finalità di giustizia, di ordine pubblico e di protezione civile e, ove idonei, anche per altri usi governativi o pubblici connessi allo svolgimento delle attività istituzionali di amministrazioni statali, agenzie fiscali, università statali, enti pubblici e istituzioni culturali di rilevante interesse, salvo che si debba procedere alla vendita degli stessi finalizzata al risarcimento delle vittime dei reati di tipo mafioso;
b) mantenuti al patrimonio dello Stato e, previa autorizzazione del Ministro dell’interno, utilizzati dall’Agenzia per finalità economiche;
c) trasferiti per finalità istituzionali o sociali, in via prioritaria, al patrimonio del comune ove l’immobile è sito, ovvero al patrimonio della provincia o della regione. Gli enti territoriali provvedono a formare un apposito elenco dei beni confiscati ad essi trasferiti, che viene periodicamente aggiornato. L’elenco, reso pubblico con adeguate forme e in modo permanente, deve contenere i dati concernenti la consistenza, la destinazione e l’utilizzazione dei beni nonché, in caso di assegnazione a terzi, i dati identificativi del concessionario e gli estremi, l’oggetto e la durata dell’atto di concessione. Gli enti territoriali, anche consorziandosi o attraverso associazioni, possono amministrare direttamente il bene o, sulla base di apposita convenzione, assegnarlo in concessione, a titolo gratuito e nel rispetto dei principi di trasparenza, adeguata pubblicità e parità di trattamento, a comunità, anche giovanili, ad enti, ad associazioni maggiormente rappresentative degli enti locali, ad organizzazioni di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, a cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, o a comunità terapeutiche e centri di recupero e cura di tossicodipendenti di cui al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, nonché alle associazioni di protezione ambientale riconosciute ai sensi dell’articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349, e successive modificazioni e agli operatori dell’agricoltura sociale riconosciuti ai sensi delle disposizioni vigenti.

La convenzione disciplina la durata, l’uso del bene, le modalità di controllo sulla sua utilizzazione, le cause di risoluzione del rapporto e le modalità del rinnovo. I beni non assegnati possono essere utilizzati dagli enti territoriali per finalità di lucro e i relativi proventi devono essere reimpiegati esclusivamente per finalità sociali. Se entro un anno l’ente territoriale non ha provveduto alla destinazione del bene, l’Agenzia dispone la revoca del trasferimento ovvero la nomina di un commissario con poteri sostitutivi. Alla scadenza di sei mesi il sindaco invia al Direttore dell’Agenzia una relazione sullo stato della procedura;

………… omissis

Orbene da quanto si legge nel Disciplinare del Comune:

– la scelta tra l’uso istituzionale e l’uso sociale compete SOLO all’Assessore con delega ai beni confiscati, “L’Assessore con delega ai Beni confiscati, secondo le risultanze del sopralluogo e le esigenze del territorio sul quale insiste l’immobile, esprime al Servizio competente in materia di beni confiscati il proprio parere in ordine alla manifestazione di interesse da parte dell’ Amministrazione ed indica la la destinazione d’uso del bene (sociale o istituzionale).
– se la scelta è per l’uso sociale il Tavolo dei tre Assessori deve indicare quale uso sociale va previsto per ogni singolo immobile tra i seguenti: progetti in favore di
Giovani,
Anziani,
Minori,

Disabili,

Immigrati,

Senza Fissa Dimora,

DOlile,

Responsabilità Familiari,

Salute Mentale,

Legalità,

Accesso al lavoro e comunque attività di interesse socialmente rilevante.

omettendosi l’agricoltura sociale nonostante che le Linee Guida siano approvate con delibera del 20 aprile 2016 n. 267 e l’inserimento di questa categoria risalga alla legge del 18 agosto 2015 n. 141

Infine, e, quindi, quando tutto è già predeterminato dalla politica, si dispone: “Le istanze presentate dagli Enti che partecipano aIla procedura pubblica di assegnazione dei beni confiscati sono valutate da un’ apposita Commissione giudicatrice composta dal dirigente del Servizio competente in materia di beni confiscati o suo delegato, dal Direttore del Patrimonio o suo delegato e dal Direttore del Welfare o suo delegato che nella scelta dei soggetti cui concedere i beni confiscati dovrà tenere conto della struttura e dimensione organizzativa dell’Ente-Associazione partecipante alla selezione.” senza stabilire altri criteri.

A seguito di tutto ciò viene emesso l’Avviso Pubblico.ggg

 omissis

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Si ritrovano poi i criteri di assegnazione dei punteggi:

ggg6ggg7

Ed, infine, ecco la graduatoria del gennaio 2017:

ggg8

Sembrerebbe che su un Bando relativo a 14 immobili si sia proceduto all’Assegnazione di soli 11.

Per completare l’indagine occorrerebbe comprendere se l’immobile di via Petrarca n 50 è stato assegnato parzialmente o se l’intero cespite era stato messo a gara e procurarsi i verbali della Commissione per controllare la congruità delle scelte effettuate con il fine disabilità/legalità indicato dal Tavolo Tecnico.

Solo dopo quest’ultimo esame si è in grado di valutare nel complesso l’operato dell’Amministrazione Comunale in proposito.

Già fin d’ora, si può affermare che anche questo complesso e delicato compito che avrebbe tra i suoi fini, a detta del Comune di Napoli, di dare un “ segno tangibile dell’azione dello stato contro le mafie” viene svolto senza professionalità ed in base a normative “made in Naples” e che, nonostante le raccomandazioni del Segretario generale, puntualmente disattese, e le dichiarazioni in proposito del Sindaco (che parlava forse di aggiudicazioni di lavori e servizi pubblici!!!!!),dagli atti ufficiali si evince che:

  • la scelta di inserire l’Immobile tra quelli da mettere a bando è stata POLITICA

  • la scelta di chiederne l’utilizzazione per fini sociali è stata POLITICA

  • la scelta, tra i vari fini sociali, nel senso di servizi Disabilità/Legalità è stata POLITICA

  • i criteri di scelta della Commissione tecnica sono “discrezionali”, non essendovi una metodologia precisa ( es offerta al ribasso- offerta economicamente più vantaggiosa etc etc) stabilita dalla legge.

Ida Alessio Vernì

Ma io mi domando, invece, perché gli avvocati Domenico Ciruzzi e Alfredo Contieri sono nominati per il “Premio Napoli”(cosa faranno, sul NULLA?) e non dove sarebbero INDISPENSABILI? Altrove……nomi da PAURA! A cominciare da Allocca (che si ricandida!?!?!) per finire ai prestanome!

Fine-del-mondo-nuova-data

“Simone Di Meo per Dagospia

1 – LA STRANA NOMINA AL “PREMIO NAPOLI”

Ma che ci fanno due uomini di legge al vertice di un importante premio letterario?  Il presidente della Fondazione «Premio Napoli», il penalista Domenico Ciruzzi, ha da pochi giorni nominato come suo vice l’avvocato e docente di diritto amministrativo Alfredo Contieri. Del primo sono note, in città, la passione per il teatro e la letteratura. Del secondo si ignorano invece le competenze in materia culturale che dovrebbero motivarne la nomina. Il «Premio Napoli» ha avuto come presidenti, negli anni scorsi, letterari come Ermanno Rea, Silvio Perrella e Gabriele Frasca.

Alfredo ContieriALFREDO CONTIERI

Ciruzzi e Contieri hanno un lungo e consolidato rapporto di collaborazione professionale. Entrambi hanno lavorato – ad esempio – alla difesa dell’ex assessore comunale Giuseppe Gambale, indagato e prosciolto nella prima (fallimentare) inchiesta su Alfredo Romeo nel 2008. Fino a poco tempo fa, Contieri era presente, sul sito web dello studio Ciruzzi, come consulente del cassazionista. Consulente dello studio è stato anche l’avvocato Fabio Maria Ferrari, attuale capo dell’Avvocatura comunale di Napoli.

 Ciruzzi è stato indicato con apposito decreto dal sindaco Luigi de Magistris nell’ottobre scorso dopo il tentativo fallito di farlo entrare, in quota Palazzo San Giacomo, nel consiglio di amministrazione del Teatro Mercadante.”

Il problema è che  sono “sprecati”, mentre altrove si aprono…..VORAGINI!

Ida Alessio Vernì

Questo dovrebbe diventare virale!

De Magistris, i disabili
e il calice di Piedirosso

Lettera al sindaco sul caso La Gloriette, ex villa del boss gestita da un’associazione
che assiste ragazzi con handicap e poi assegnata a una coop che produce vino

Egregio sindaco de Magistris, mi rendo conto che in queste ore sarà alle prese con le conseguenze del suo guevarismo prêt-à-porter e avrà poco tempo da dedicare a problemi che non riguardano le sorti della democrazia a Napoli, minacciata come è noto dal temibile Salvini. Tuttavia — ora che ammuina è fatta e possiamo tornare a occuparci delle misere faccende che scandiscono la vita quotidiana di noi poveri cittadini, non certo di voi arditi rivoluzionari — mi permetto di scriverle in merito a una vicenda che lei ha trattato con la stessa pervicace coerenza con cui tratta da sempre la disabilità: voltando lo sguardo. O, ancor peggio, nascondendosi dietro procedure burocratiche e paraventi formali.

Insomma, lei che da buon Comandante con il basco di traverso proclama fede in un concetto di Giustizia legato all’interpretazione sostanziale della norma, si trasforma da «Che sul cavallo» in «Che sul cavillo» appena deve esplorare, suo malgrado, i territori stranieri dell’handicap. Sarà perché in quel mondo le chiacchiere stanno a zero e contano soltanto i fatti? Sarà perché la Repubblica dell’amore ha poco appeal verso chi, da mesi, si vede negare l’accompagnamento a scuola del figlio bloccato su una sedia a rotelle? Sarà perché lei, che sostiene di voler difendere la Costituzione, contribuisce ogni giorno a negare il diritto all’istruzione a centinaia di bambini feriti nel fisico e nella mente? Sarà perché quei ragazzi non sono capaci di occupare scuole, creare centri sociali, scendere in piazza, ossia di fare tutto ciò che nella «sua» Napoli da cartolina cubana rende visibili i giovani? Sinceramente spero di no. E per questo le scrivo.

Ma con una premessa necessaria, che per spirito di trasparenza devo a lei e ai nostri lettori: sono il padre di una ragazza disabile che oggi ha vent’anni e frequenta il centro La Gloriette. Sì, quello stesso centro al quale è stata scippata la possibilità di espandere e completare un progetto di recupero a vantaggio di chi è svantaggiato dalla nascita. Negli ultimi giorni abbiamo cercato di narrare questa vicenda cominciata nel 2010, quando il piano superiore dell’ex villa di Michele Zaza (il re del contrabbando) venne affidato alla cooperativa l’Orsa Maggiore come bene confiscato alla camorra. Quella dimora di ricchezza pacchiana incastonata sulla collina di Posillipo oggi è la casa di sessanta giovani disabili e il punto d’approdo per le loro famiglie, naufraghe in una città che da tempo ha mollato l’ormeggio della compassione. Ma non c’è bisogno che gliela racconti io questa storia, egregio sindaco: lei la conosce benissimo perché molte fotografie la ritraggono mentre balla nei giardini con i ragazzi e gli operatori durante alcune delle tante feste organizzate lì per raccogliere fondi e allacciare un rapporto più profondo con la cittadinanza. Peccato, però, che ballare non basti. C’è bisogno di fatti. E i fatti dicono che la sua amministrazione ha concesso il resto della villa sequestrato, più circa diecimila metri quadri di terreno agricolo annesso, alla cooperativa «Agende rosse Campania» per coltivare un vitigno e dare vita a un’impresa commerciale. Ah già, dimenticavo: nel progetto è prevista anche una zona dedicata alla «pet-therapy», attività notoriamente decisiva per chi è affetto da autismo o da sindrome down, vero? Soprattutto, poi, se gli unici animali che davvero sortiscono qualche effetto con i disabili psichici sono cavalli e asini, gli unici che mai potranno essere ospitati in quel terreno causa tassativo divieto del regolamento condominiale.

Poco conta che, invece, l’Orsa Maggiore avesse richiesto l’affidamento del terreno per realizzare un piccolo agriturismo, con la partnership di Slowfood e Legambiente, capace di completare il ciclo delle attività e di avviare al lavoro ragazzi che, probabilmente, un lavoro non l’avranno finché camperanno. Logica avrebbe voluto che la villa di Zaza fosse interamente affidata a chi, ormai da sette anni, porta avanti in quella struttura un’attività sociale d’eccellenza. Non è andata così. Ma sono convinto, egregio sindaco, che lei (o qualcuno a lei vicino) sia stato costretto a sovvertire la logica da motivazioni fondate. Quali? Interpellato in merito dal Corriere del Mezzogiorno , non ha voluto fornire risposte, nonostante sia sua la delega ai beni confiscati e sua, quindi, sia la responsabilità politica di ogni decisione. Sono certo, tuttavia, che sulla decisione finale non abbia in alcun modo pesato la vicinanza politica con un’associazione nata in memoria di Paolo Borsellino (un uomo, prima ancora che un magistrato, che mai avrebbe intralciato il futuro di 60 ragazzi disabili per produrre qualche bottiglia di Piedirosso). Perché la meschina cosmogonia delle alleanze, le amicizie pubbliche e private, gli interessi elettorali di una forza appena nata, contano niente — vero, signor sindaco? — di fronte al destino di chi morde ogni giorno la vita per strapparne faticosamente un brandello. Perché il fatto che i disabili non votino, che le loro famiglie siano ripiegate in un inferno quotidiano dove manca lo spazio per un mutuo scambio di favori, che non vengano bene nelle foto e non organizzino cortei, sono elementi ininfluenti negli indirizzi della sua amministrazione: giusto, sindaco? E allora cosa l’ha spinta a scegliere una bottiglia di vino invece di offrire un bicchiere di speranza a quei 60 ragazzi? Non le sembra di aver già tolto abbastanza alle loro vite con i tagli inferti al welfare?

Le racconto di mia figlia: non va più a scuola e frequenta la Gloriette perché quest’anno sono scomparsi gli assistenti materiali e gli insegnanti di sostegno rappresentano una lotteria. La nostra famiglia, grazie al cielo, può permettersi di sopperire privatamente a tutto ciò che il Comune ha soppresso: istruzione, integrazione, trasporto scolastico, assistenza domiciliare, supporto psicologico e via di seguito. Parliamo di circa mille euro al mese, cui va aggiunto lo stipendio di una badante giorno e notte per concedere un po’ di respiro anche a noi genitori. Come diamine pensa che una famiglia media possa sopportare spese del genere? Come può venirle in mente di sottrarre altri margini di speranza a chi non sa più dove sbattere la testa? Mia figlia mi ha insegnato un altro alfabeto della vita e non potrò mai restituirle quanto mi ha donato. Ma per quanti sforzi faccia, signor sindaco, il suo alfabeto invece mi risulta incomprensibile. Sostiene di essere al fianco degli «ultimi» e sbatte la porta in faccia a chi è «ultimo» nella carne e nello spirito. Si proclama paladino dei diritti civili e calpesta i diritti di chi è malato e solo. Mi creda, per la prima volta in quarant’anni di giornalismo, spero che i fatti mi smentiscano e lei possa esercitare l’autorità politica che le deriva dal mandato ricevuto per ribaltare la decisione assunta. Mi illudo? Forse. Ma noi che guardiamo crescere i nostri figli senza sapere cosa accadrà loro quando non ci saremo più e ogni parola strappata a quelle labbra ci sembra un miracolo, noi che siamo madri e padri disabili perché essere genitori così è tutta un’altra faccenda, noi che siamo stati condannati dal caso a un dolore che dura una vita, dobbiamo per forza aggrapparci alle illusioni per andare avanti. Allontani, allora, quell’inutile calice di Piedirosso e venga a brindare con noi al futuro di questi 60 ragazzi. Non c’è vino che valga un loro sorriso, gliel’assicuro.

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Strada realizzata all’insaputa del Comune……….dall’Hotel Romeo? Dovrebbe saperlo un certo Danilo Risi.

Chissà chi sa qualcosa di come era venuta fuori questa strada? E poi meraviglia che non sia stato possibile adottare il verde……visto che, come vedremo nel prossimo BLOG il verde si “crea” per consentirne l’adozione……. come nell’utero in affitto. Una persona vuole adottare il verde, il verde antistante il negozio, il bar o l’albergo però non c’è……..allora viene partorita una bella fioriera, o due, o forse delle piccole aiuole che qualcuno ha realizzato all’insaputa di tutti in pieno Centro Storico, zona A, vincolo paesaggistico, vincolo culturale, se l’ombrellone non ha il bastone centrale non se ne parla……….. e miracolosamente l’adozione diventa possibile. Dentro la fioriera……… il fatidico cartellone pubblicitario! Eppure i marciapiedi a Napoli sono Monumenti!

“Strada riqualificata e chiusa al traffico abusivamente. Finisce in Procura la strana vicenda di Traversa Leone, strettoia ad angolo con via Cristoforo Colombo, su cui affaccia l’albergo Romeo. E tutto parte proprio da una richiesta, a fine luglio, del proprietario dell’hotel, l’immobiliarista Alfredo Romeo, di adottare un’aiuola di Traversa Leone presentata al Servizio Verde del Comune. Richiesta che ottiene il pare positivo del presidente della seconda Municipalità Francesco Chirico. Il via libera, però, dura poco perché gli uffici tecnici rigettano l’istanza. Per un motivo semplice: in via Traversa Leone non risulta alcuna aiuola.

La storia sembra finita, ma da un controllo avvenuto a inizio settembre, il servizio tecnico della municipalità scopre che la strada è stata completamente stravolta da lavori di riqualificazione mai autorizzati. Traversa Leone, che fino a qualche settimana prima era in asfalto e aperta alle auto, “è stata ripavimentata in piastrelle di pietra lavica, chiusa al traffico da dissuasori di sosta e fioriere collocate all’incrocio con via Colombo e illuminata da nuove paline sistemate al centro della strada, diverse dalle originali”, si legge nella relazione. Chirico chiede spiegazioni a Romeo e, riferendosi alla precedente richiesta, scrive: “La sua istanza si configurerebbe come una richieste di sanatoria piuttosto che di affidamento”

Chiamato in causa Romeo risponde di “aver apprezzato l’interessamento di Chirico per la bonifica dell’area circostante a Traversa Leone, perché ciò potrebbe rappresentare una significativa iniziativa per la riqualificazione di una zona degradata che dovrebbe essere, invece, particolarmente valorizzata, dal momento che è di fatto, l’unica porta di accesso della città dal mare”. Questo sarebbe stato, a detta dell’imprenditore, il motivo “per il quale nella mia qualità di legale rappresentante della Romeo Alberghi srl, ho avanzato la richiesta di adozione”. Ma sull’intervento di riqualificazione eseguito abusivamente da qualcuno, Romeo nega di esserne responsabile e sottolinea che “benché nessun intervento manutentivo sia in realtà riconducibile alla mia società, resta la mia disponibilità a farmi carico dei costi delle opere eseguite da Citelium e Simluce su progetto, penso, autorizzato dal Comune”.

Insomma, Romeo ipotizza che i lavori siano stati eseguiti dalle società che hanno in appalto l’illuminazione pubblica che, però, smentiscono di aver eseguito interventi di riqualificazione. Al Comune, così chiarisce una nota del vice direttore generale Giuseppe Pulli, risulta solo un progetto di riqualificazione di una parte dell’impianto di illuminazione. In pratica si tratta dello spostamento di due pali della luce su richiesta dello stesso albergo Romeo. Resta il mistero, quindi, su chi ha eseguito abusivamente i lavori e ha chiuso al traffico una strada del centro cittadino senza autorizzazione. Da qui la decisione del presidente della municipalità di raccogliere tutta la documentazione, a partire dalla richiesta di adozione dell’aiuola, e presentare un esposto in Procura. Della strana vicenda Chirico la scorsa settimana informa anche il sindaco Luigi de Magistris con una dettagliata nota che ricapitola tutta la storia e lo avverte dell’esposto presentato ai magistrati.( R.it di novembre 2016) Traversa leone chiusa al traffico e ripavimentata illegalmente. L’albergo Romeo: “Noi non c’entriamo”di ANTONIO DI COSTANZO

Ora  questa vicenda, non può essere andata così come viene raccontata  in primo luogo perché i progetti pubblici eseguiti dalle società che hanno in appalto l’illuminazione pubblica seguono strade diverse da quella di una richiesta di spostamento di due pali della luce da parte dell’Hotel Romeo e non diventano “un progetto di riqualificazione di una parte dell’impianto di illuminazione” , non si capisce da chi eseguito e da chi pagato e, in secondo luogo, perché il cd Servizio Verde del Comune, ricevuta una istanza, non può inviarla per il parere alla Municipalità, senza aver prima istruito la pratica. 

E ciò ci costringe, a differenza di quanto è lecito fare ad Antonio Di Costanzo, a valutare la possibile istruttoria e ad inquadrare il procedimento specifico nel contesto.

I magistrati che indagano sull’improvvisa chiusura  di una strada, e l’esecuzione clandestina di lavori abusivi, certamente non crederanno alla favoletta raccontata, per un duplice ordine di considerazioni:

a) ci sono alcune probabilità che la vicenda si innesti nei “tentacoli” di Romeo che non riguardano il Sindaco, ma probabilmente, sono ancora ben dentro il Comune di napoli;

b) c’è la certezza che  la possibilità derivi da un complesso procedimento, molto made in Naples, organizzato non dalla dirigenza comunale ma in quel settore oscuro che è rappresentato dai cd. staffisti  quando gli stessi, invece di operare come persone di fiducia del politico che li nomina mediante legittima scelta ad personam, si intrecciano con la dirigenza e compiono atti di gestione con firme altrui.

Questa ideazione ha un nome ed un logo:

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e si articola in una prima delibera consiliare del 21 dicembre 2011,  “Regolamento per l’affidamento senza fini di lucro a soggetti pubblici e privati di spazi destinati a verde pubblico“, per cui Associazioni, enti o privati cittadini potranno adottare e prendersi cura di un’isola verde, al fine dichiarato  di mantenere, conservare e migliorare il verde pubblico  attraverso la partecipazione diretta e senza fini di lucro dei cittadini, in un Regolamento “Adotta una strada” per la progettazione partecipata e la cura degli spazi urbani approvato in Consiglio Comunale nel luglio 2015, ed infine nell’utilizzo di superfici pubbliche per la creatività urbana.

In base a questa architettura mentre prima si parlava di far adottare circa 200 aree a verde, il numero in seguito è diventato imprecisato, tant’è che ad oggi ne risultano assegnate  oltre 340, anche perchè oltre le aiuole esistenti, di poteva chiedere l’adozione anche di “Fioriere ed aiuole mobili donate dai privati o enti pubblici secondo le prescrizioni dettate dall’Amministrazione comunale”, scegliendo non più tra quelle messe “a bando” dal Comune ma esattamente  dove e come serviva (per la pubblicità o altro!).Elenco_affidi_aggiornato_al_4_novembre_2016 (1)

Dal che si evince che la circostanza che una aiuola non vi fosse non avrebbe potuto in alcun modo produrre il rigetto dell’istanza dell’Hotel Romeo, sia perché poteva donare le fioriere , le aiuole o anche un parchetto  sia perché poteva adottare “la strada”!

Certamente i giudici chiariranno questo aspetto.

Anche se poi lo stesso rimane marginale rispetto al disegno più complessivo.

In base a questi tre progetti  tutto il Patrimonio della Città (ad eccezione degli immobili Beni Comuni) e di quanto gestito dalla Napoli Servizi, fuoriesce dalla Direzione Patrimonio (che già prima lavorava di “concerto” con la Romeo) e va al Verde…….

Qui nelle denominazioni comunali si inizia a creare un po’ di confusione ma da una seduta consiliare  del 19 aprile 2016  si apprende che la Giunta ha stanziato una somma per una costituenda Associazione  Comune al Verde   forse partecipata dal Comune,nella misura in cui all’interno della stessa  ci sarà un rappresentante del Comune che non si sa se è collegata alle presunte aiuole affidate e si apprende, poi, da un intervento di un consigliere gennaro esposito, “oggi leggo sulla stampa cittadina e questa, tra le altre cose, fu una cosa che uscì su un giornale che leggono tutti, Dagospia; all’epoca c’era un articolo di Carlo Tarallo, in cui si parlava di un assessore del Comune di Napoli, di cui non conosco il nome, con un suo compagno titolare di attività commerciale a Chiaia, anche se non credo che i nomi siano gli stessi di quelli che leggo oggi su Il Mattino di Napoli, parlavano di una delibera pazza e di un consigliere scocciatore, nonostante il quale prima o poi sarebbero riusciti a far passare la delibera. Io capisco il buon Danilo Risi, che si spese molto su questa delibera e disse che questo provvedimento non aveva nulla a che fare con la movida, ma oggi devo dire che avevo ragione e tra l’altro chiamata a decidere in Conferenza dei servizi è la compagna, l’assessore Clemente, del Presidente dell’associazione che ha presentato il progetto, la quale sui giornali dice di essere stata convocata e di avere competenza a decidere questo documento in via residuale, ma di non partecipare.
(Intervento fuori microfono)  Danilo, è scritto su Il Mattino, c’è anche un’intervista….

dove il riferimento è un certo Danilo Risi che, come si apprende dal verbale della medesima seduta consiliare, …………”“Presidente, stavo chiedendo chi era la persona accanto, pensavo fosse un nuovo assessore. È addirittura seduto al posto del Sindaco, un po’ di rispetto in più per le istituzioni, per favore ………………………

CONSIGLIERE ATTANASIO: Grazie, Presidente.
Ho notato un attimo fa che il consigliere Nonno ha richiamato l’avvocato Risi, che era seduto ai banchi; io vorrei ricordare, anche ricollegandomi all’intervento che ha fatto il consigliere Fiola sull’associazione che hanno creato a Palazzo San Giacomo con relativo buffet in campagna elettorale, che questo avvocato, caro assessore, quando io mi sono alzato per dire delle cose all’assemblea, non voleva farmi parlare, dicendo che non potevo parlare, perché si trattava della seduta di un’associazione che stava approvando uno statuto”

Ma chi è questo avvocato Danilo? Non se ne sa molto.

E che l’architettura sia stata ideata  da un certo Danilo Risi, lo racconta il diretto interessato. 

“Danilo “Partenope” lavora con un contratto part time presso il Comune di Napoli nello staff del Vicesindaco Tommaso Sodano che ha, tra le sue deleghe, quella all’ambiente. Gli chiedo com’è nata l’idea di affidare le aiuole ai cittadini e lui mi racconta che l’amministrazione di Luigi de Magistris si è insediata in un momento in cui c’erano numerose emergenze da affrontare a fronte di scarsissime risorse economiche. All’epoca per fortuna, però, continuavano ad arrivare offerte di aiuto e di sostegno dalla gente comune; quello che mancava era un regolamento, una procedura semplice che potesse rendere proficue per la città queste risorse. Così mi spiega:

Feci una ricerca sulle regole esistenti in altre città e provai ad adattarle all’organizzazione amministrativa della nostra realtà cittadina. Oggi quel Regolamento ha più di tre anni ed ha all’attivo circa trecento procedure di affidamento di aiuole concluse positivamente; sappiamo dove è necessario migliorarlo, ad esempio in tema di controlli, di revoche, di numeri dei cartelli e mi auguro che prima della fine del mandato il Consiglio comunale approvi le modifiche che ho proposto.

Gli chiedo se non ha il timore che l’affidamento delle aiuole possa essere percepito come una “soluzione comoda” per un’amministrazione che non riesce a prendersene cura e con estrema onestà mi risponde che in parte ciò corrisponde a verità, ma solo in parte… Con amarezza mi racconta che i fondi per il Comune di Napoli vengono continuamente tagliati e, dovendo scegliere, la cura del verde non può essere considerata una priorità rispetto all’igiene urbana, alla messa in sicurezza delle strade, alla manutenzione del sistema fognario, etc… e così precisa:

Ci si è preoccupati di trovare soluzioni diverse e innovative più che comode, del resto proprio il Dirigente comunale competente che doveva materialmente redigere e sottoscrivere l’atto deliberativo, mi pose molte obiezioni che riguardavano tanto l’efficacia di un simile provvedimento tanto la “scomodità” per gli uffici comunali di seguire una tale procedura che prevede di dover rispondere a richieste tra le più svariate, di predisporre sopralluoghi nei luoghi più insoliti e scomodi, di effettuare periodiche verifiche e controlli etc. etc. Le posso assicurare che, avendone la disponibilità, sarebbe più comodo affidare la cura di tutto il verde cittadino ad una bella ditta privata esterna con una bella gara milionaria… non sono pochi quelli che propongono questa soluzione. Noi abbiamo scelto un’altra strada, che certamente non è risolutiva, ma, le posso assicurare, tutt’altro che comoda

Quando Danilo “Partenope” mi racconta quello che ha costruito e ideato mi sembra emerga preponderante in lui la consapevolezza e l’orgoglio del “bene” che un lavoro come il suo costituisce per la Città e, a fronte delle remore e titubanze iniziali, prevale l’importanza di raccontarlo a se stesso e agli altri, non a caso afferma:

per far bene delle cose, per farle fino in fondo, è necessario metterci la faccia, letteralmente, ma non per chiedere voti, come fanno i politici quando usano questa espressione,  ma nel senso di mettersi in gioco complessivamente. Credo molto nel lavoro che ho fatto in questi quattro anni e nei risultati che ho ottenuto per la mia città, ed allora, è giusto che me ne assuma pubblicamente la responsabilità, grazie dottor Cimone per avermi aiutato a riflettere su questo aspettoA colloquio con Danilo “Partenope” Risi Posted on 29 luglio 2015 Napoli intraetment)

Quindi sembra certo che centinaia e centinaia di luoghi, strade, aiuole, fioriere, campetti, aiuole “mobili” (chissà se occorre il parere della Soprintendenza” o essendo”mobili” queste aiuole camminano!!!!!) sono state gestite da  questo avvocato Danilo Risi, teoricamente, solo un part time di fiducia di Tommaso Sodano   e, quindi, certamente sarà lui a chiarire alla magistratura cosa successe con la strada  costruita all’insaputa!

Di lui non si sa molto: pare sia avvocato, marito dell’avvocato  Claudia Piccolino con cui condivide lo studio in Vico Prima Quercia e non pare che il ruolo ufficiale che occupava potesse garantirgli tante ingerenze e tanto potere! Forse dopo l’intervento della Magistratura se ne saprà di più!

Ma ora costui  non è più staffista. Ci sarà l’Associazione Napoli al verde  di cui si parlava in Consiglio Comunale ????? (sperando che il verde sia riferito a piante ed alberi e non a lasciare la città “al verde”  come si dice in gergo) o forse, come sembrerebbe da qualche indizio, è subentrato a Risi Nicola Malpede in nome e per conto del noto Assessore all’Urbanistica  PISCOPO???

Ida Alessio Vernì