
I consiglieri Andreozzi e de Majo pensano che Il Mattino e tutti quelli che attaccano in queste ore l’assegnazione delle case effettuata dal competente Servizio, su conforme parere dell’Avvocatura Municipale, abbiano come obiettivo i Comitati e di evitare l’abbattimento delle VELE!
Ma non è così.
Credo che non sia così per Mario Coppeto, per Isaia Sales e certamente per molti che non hanno nessuna intenzione di impedire, attraverso “una narrazione tossica e piena di inesattezze, l’abbattimento delle Vele”
Scrivono i due Consiglieri: “Questa pioggia di moralità e di giudizi perentori che si abbattono in queste ore sul quartiere ……………………. non vuole vedere………………………………………. un territorio, abbandonato dallo Stato e usato solo come merce di scambio dalla politica, che non ha mai smesso di lavorare per la propria emancipazione, attraverso attori sociali come il comitato vele che in venticinque anni di lotta ha portato fuori dalle vele, in case dignitose, più di novecento famiglie..
Oggi la sfida è il piano di fattibilità, per il quale stiamo faticosamente ottenendo i finanziamenti dal governo. Un piano democratico e partecipato perché scritto dalle mani del quartiere, ascoltandone direttamente i bisogni.”
Chi scrive, non ha il privilegio di commentare da una comoda scrivania, la vicenda, avendola vissuta in prima persona.
Mi basta riportare due post da facebook:
Enrico Martinelli Cara Ida Alessio Vernì amarcord : … a riprova ci sono gli atti amministrativi che parlano : la prima deliberazione consiliare (del Consiglio e non di Giunta!) su Scampia è la numero 240 del 1995 con la quale venne approvato il “Programma per la Riqualificazione Urbana del quartiere Scampia e per la sistemazione delle cosiddette Vele”
La deliberazione, redatta da me e dall’ allora dirigente amministrativo di Urbanistica, dott.ssa Ida Alessio Vernì, può senza dubbio considerarsi una delle più belle pagina di “storia dell’ urbanistica” a Napoli e dell’avvio non solo di un concreto dibattito sulle “periferie”, ma di una grande esperienza di “progettazione partecipata” con la popolazione e con i beneficiari dell’ intervento.
Da quella deliberazione, da quella data, è scaturita una stagione di reali trasformazioni urbane, mediante la realizzazione di abitazioni, di negozi, di attrezzature ed urbanizzazioni primarie e secondarie. L’ ultimo atto è stato la deliberazione per la costruzione di uno studentato, con annessi servizi, e di 18 alloggi di housing sociale.
La deliberazione non venne sottoposta all’ approvazione della Giunta con motivi pretestuosi ed infondati, tant’è che, oggi, viene riproposta e l’ intervento “venduto” come iniziativa originale ed innovativa di questa Amministrazione !
“Mala Tempora currunt sed peiora parantur” (Attraversiamo tempi brutti, ma se ne preparano di peggiori) sentenziò Marco Tullio Cicerone dinanzi al dilagare dell’ ignoranza ed alla sconfitta del “Diritto” contro la prepotenza degli stolti … come fece contro Catilina: : Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra ?
Ida Alessio Vernì Grazie, caro Enrico, ma Passeggio e tutti i Comitati delle Vele conoscono bene il sudore e il sangue che furono necessari tra la fine degli anni 80 e il 1995 per scrivere quella pagina di Urbanistica!
e quindi condivido qui il tuo commento all’articolo di Piscopo RESTART SCAMPIA : … prima avete bloccato il processo di riqualificazione da me (arch. Enrico Martinelli) già avviato con la demolizione di tre delle sette Vele, con la realizzazione di oltre 800 alloggi, con la redazione del Piano di Recupero del Lotto M redatto con la consulenza del Dipartimento di Progettazione Urbana della Federico II di Napoli, coordinatore scientifico prof. Antonio Lavaggi, con la realizzazione di un centinaio di attività commerciali, poi avete abbandonato qualsiasi iniziativa ed avete speso circa due anni per consegnare 64 alloggi (sempre progettati dall’ Ufficio che dirigevo) ed avete consentito la rioccupazione delle “Vele” … ora, negando qualsiasi doveroso processo di continuità amministrativa, vi sciacquate la bocca con un “progetto” che è una spudorata copia di quanto già fatto: non ci sono parole per qualificarvi, siete vittime penose, ed artefici nel contempo, del dilagare dell’ ignoranza !
Quindi, certamente, persone lontane anni luce dal voler bloccare l’abbattimento delle Vele ideato e progettato da decenni!
Solo che per queste cose occorre studio, più studio di quanto occorra per le scelte normali.
Per queste cose occorre serietà, più serietà di quanta occorra per le scelte normali.
Per queste cose occorre modestia, professionalità, serietà.
E penso che tutte queste cose siano mancate e che ciò abbia costretto i Comitati e voi a dover affermare la legalità di assegnazioni di case alla Camorra!
La presunta interpretazione fornita dall’Avvocatura Municipale, lungi dall’essere indiscutibile, come sostiene il Direttore intervistato, andrebbe sottoposta a numerose verifiche; innanzitutto sul valore della normativa Campana del 1997, in presenza di leggi che tra il 2000 e il 2016 hanno, in più occasioni, escluso la regolarizzabilità di “soggetti o coniuge che hanno subito condanne penali per reati associativi” e, quindi, ricorrendo ad interpretazioni logiche, teleologiche e storiche e presupponendo che la specifica esclusione si trovi sul settore regolarizzazione dove, invece, altri reati non sono preclusivi (es condanne per occupazione abusiva di alloggi pubblici)!
Ma, tutto sommato, il problema non è neanche il parere “forzato” dell’Avvocatura Municipale, perchè il problema non deriva dal parere in se stesso, ma dall’idea di fare di quel parere e della presunta lettura della Legge regionale del 1997, un criterio ingiusto, ma imposto dalla legge!
Personalmente penso che il cattivo servizio vi sia stato reso da Enrico Panini e da tutti quelli intorno a lui che lo hanno convinto ad assegnare le case ai cammoristi perché ciò prevedeva (addirittura imponeva) la legge, dovendosi perfino rivedere i rigetti precedentemente effettuati, alla luce del parere dell’Avvocatura Municipale.
Costui che dichiara di stare come una bestia e che c’è gente che ha come unico obiettivo nella vita quello di dire che “il Comune di Napoli è una chiavica”, poi scrive:
“ per chi è già assegnatario di un appartamento di edilizia popolare e deve cambiare il proprio appartamento (es.: a Scampia dobbiamo svuotare Vele e spostare nuclei famigliari in nuovi appartamenti) non è previsto fra i requisiti per confermare l’esistenza del diritto – come disposto da una Legge regionale del 1967 (mai cambiata) – la presentazione del casellario giudiziale.
Ciò può comportare che un legittimo assegnatario con un successivo 416bis possa avere una casa del Comune? SI’.
E’ un assurdo? SI’.
Può il Comune di Napoli interpretare ciò che il legislatore regionale non ha voluto dire? NO.
L’attuale sdegno che radici ha? 50 ANNI DI SILENZIO DEL CONSIGLIO REGIONALE.
Dove erano gli attuali censori? NON PERVENUTO.
Come ha operato il Comune di Napoli? RISPETTOSO DELLE LEGGI.
Che fare? CAMBIARE LA LEGGE REGIONALE, COME ABBIAMO CHIESTO DA MO’.”
Spontanee sorgono le domande:
noi dovevamo svuotare le Vele e dare un tetto a tutti, chi ha invece stabilito quale procedimento seguire? chi ha innestato la guerra ?
dov’è questa legge regionale del 1967 che con 50 anni di silenzio del Consiglio regionale, istituito nel 1971!,assistito dal presunto silenzio degli attuali censori, consente alla camorra di essere legittima assegnataria di case popolari?
dove sono le richieste del Comune alla Regione Campania per evitare questo assurdo?
considerato che la regione campania non avrebbe dato seguito alle richieste del Comune, come mai Fucito ed altri nel 2016 potevano affermare che, a differenza che nel passato, si sarebbe proceduto a non far scegliere alla camorra gli assegnatari e con criteri innovativi?
perchè la medesima Avvocatura Municipale, a richiesta dell’Assessore all’Urbanistica Belfiore sulla possibilità di assegnare ad un occupante di immobile abusivo demolito a Pianura, un alloggio di ERP, causa l’assenza di alternative e grave stato di salute del piccolo figlio, negava tale possibilità in presenza della commissione del reato di “costruzione abusiva”? Forse che nella legge regionale questa causa di decadenza è espressamente prevista e quella dei reati associativi no?
Come vedete è tutta l’impalcatura che non regge, perché il fatto vero è che in presenza di calamità naturali, di condizioni igienico sanitarie come quelle di alcuni campi di baracche, o come quelle delle Vele, in presenza dell’interesse pubblico all’immediato abbattimento delle Vele, non contano i cavilli delle “ regolari e trasparenti assegnazioni” (sicuramente impossibili per tutta una serie di motivi facilmente prevedibili), ma si procede allo sgombro e alla sistemazione degli sgombrati, senza fare “assegnazioni” e curando di sistemare le famiglie nelle forme e nei luoghi più opportuni ( e qui subentrano le oculate scelte politiche)“, nelle more dello studio relativo alle graduatorie etc. etc.!
Prendendosi ….il tempo ed evitando cavilli giuridici improbabili, contro i quali è ovvio che si suscitino polemiche, soprattutto quando si tenta di apparire come i sostenitori della piena legalità accusando i predecessori di aver sempre lasciato le assegnazioni delle case nelle mani della camorra e gli attuali regionali di non aver provveduto ad evitare che la camorra possa risultare assegnataria delle case del Comune.
Io sono del parere che la moglie del detenuto e i suoi figli debbano avere un tetto e che bisognasse darglielo, uscendo dalle pastoie giustamente burocratiche dell’assegnazione dell’edilizia sociale: magari non assegnando loro in via definitiva una casa di ERP appena realizzata e nella quale è necessario innestare processi virtuosi e di rinnovamento profondo! Ma certo non negando loro, e a nessuno, il diritto ad un tetto e ad una casa.
E allora forse si sarebbe raccontato il lavoro del Comitato Vele degli ultimi 30 anni!
Ida Alessio Vernì