
I predecessori di Panini dovrebbero querelarlo per le sue affermazioni false sulla mancanza di regolamentazione delle varie materie: lui ha trovato tutto regolamentato, vorrebbe MODIFICARE le regole ma, non essendone capaci né lui né gli Uffici di cui si avvale, si limita sempre a tentare di abrogare le regole esistenti e rimandare a Piscopo l’adozione di nuove regole. Piscopo e i suoi Uffici sono occupati con le Adozioni e le Assegnazioni………..
E, nel frattempo “…….. mi manda Picone”!
Ed è così che, mentre risulta teoricamente sancita una stringente legalità per negozianti, ambulanti, lidi balneari, alberghi, attività ricettive, de hors, impianti di carburante, chioschi, edicole, richiedendosi requisiti di sicurezza, salubrità, perfetta conformità urbanistico edilizia etc etc, nella realtà non c’è traccia di tutto ciò, non si trova un permesso a costruire rilasciato per le pedane nel centro storico di pregio, non si trova un certificato di agibilità né una autorizzazione di carattere sismico né un mercato regolare, né assegnazioni a mezzo bandi, ma invece:
- Finte discipline transitorie che, di fatto, annullano l’efficacia e la validità di tutti i finti Regolamenti
- Strutture molto importanti e in vista in pieno centro storico e in aree protette abusive, con domande di condono rigettate o anche con domande di condono da esaminare nelle quali, intervenuto Picone, si prosegue tranquillamente una attività economica. Idem per i casi in cui per pressioni “politiche” si interviene con ordinanze sindacali……
- Migliaia di situazioni di abusivismo e illegalità che proliferano senza interventi degli uffici e senza controlli ufficiali del Corpo di Polizia Municipale
- Singoli episodi di persecuzione viziati da eccesso di potere per sviamento, disparità di trattamento ,violazione di legge o concretanti abuso d’ufficio!
In questo Blog non ho voglia di scrivere per l’ennesima volta considerazioni intorno alla programmazione di carattere urbanistico delle attività produttive.
Non ho voglia di ripetere a distanza di 18 anni dall’entrata in vigore della riforma Bersani sul Commercio, considerazioni sul significato, articolato e profondo, della normativa del 1998: i Comuni adeguano i propri strumenti urbanistici alla pianificazione delle attività produttive!
Non ho voglia di ricordare che il compito di programmazione dei Comuni si concretava nella necessità di adeguare i propri strumenti urbanistici, individuando le aree da destinare agli insediamenti commerciali ed in cui consentire gli insediamenti di medie e grandi strutture di vendita al dettaglio. Né ho voglia di rammentare che il Comune di Napoli è stato all’avanguardia in Italia nel chiarire, di concerto con il Ministero, che queste “ubicazioni” non richiedevano uno zoning specificamente riservato, ma solo una possibilità di destinazione anche in aree con altra vocazione, elaborando, appunto, il concetto stesso di Urbanistica delle opportunità!
Questa modalità di pianificazione degli insediamenti produttivi, effettuata spalmando le possibilità su tutto il territorio ha consentito, del resto, di confermare la natura dell’attività commerciale che, per la sua funzione, non consente la localizzazione esclusivamente in aree separate dai contesti urbani, ma, anzi, ha una vocazione specificamente integrativa con tutte le altre funzioni territoriali ed, in particolare, con la funzione residenziale ed ha consentito di pretendere i requisiti qualitativi cui doveva puntare il Comune di Napoli:
- ottenere un grado di attrezzatura interno ai negozi che risponda alla domanda di qualità dei consumatori locali e alla domanda turistica proveniente dall’estero
- ottenere punti vendita di generi di alta specializzazione
- ottenere una delocalizzazione verso zone periferiche dei supermercati e dei magazzini di grande dimensione despecializzati
- consentire la localizzazione di centri commerciali integrati specializzati
- pretendere insediamenti meno costosi sotto il profilo della mobilità e della congestione (presenza di vaste aree di sosta, raccordi autostradali non costituenti nodi di mobilità, sistemi di accesso idonei a non appesantire la circolazione dei veicoli etc.)
Non ho voglia di ricordare che, avvalendosi di alte competenze professionali in materia urbanistica, guidate dagli indirizzi di Vezio De Lucia, il Comune di Napoli ha unificato e coordinato il piano degli insediamenti produttivi, commerciali, di commercio su aree pubbliche e all’ingrosso, le edicole, le attività connesse al regolamento di polizia urbana (tipo i dehors), gli impianti di carburante razionalizzati mediante la chiusura di oltre 120 piccole strutture e gli impianti pubblicitari.
E non ho voglia di ricordare che il tutto è “recepito” nel Piano Urbanistico e costituisce parte integrante del Piano Unesco e del Programma di Gestione della valorizzazione e tutela dell’area considerata Patrimonio dell’Umanità!
Né, tantomeno, ho voglia di rammentare al Comune e a Garella che bisognerebbe trovare il giusto equilibrio tra la tutela delle attività produttive che si svolgono nel centro storico, lo rendono vivo e danno sviluppo economico e sociale alla città, e la necessità di fare in modo che le attività produttive non alterino il quadro percettivo della città, svuotando i centri storici della loro più profonda identità sociale e culturale per omologarli a un regime comune universale, che sostituisce alla forte identità storica l’anonimato di tutti i luoghi senza storia.
Ho tentato di farlo ma è stato del tutto inutile perché i rinvii agli ambiti, ai protocolli d’intesa, al futuro assetto, ai futuri bando fanno parte di una strategia precisa di………………….
Che ha fatto Panini? Secondo lui ha abrogato tutto l’impianto (ma l’ha fatto con le necessarie e regolari varianti urbanistiche?) poi ha copiato e parafrasato le norme statali e regionali sulle varie discipline ed ha rimandato agli “ambiti” , che nessuno sa cosa siano e dove siano, la concreta disciplina di tutto….. e così tutto va avanti senza regole, con il criterio del….mi manda Picone….!
Supermercati di dimensioni notevoli sono stati aperti a ridosso di beni culturali in pieno centro storico, la concorrenza contro i negozi storici è assolutamente incontrollata e spietata, le norme di qualità del servizio ignorate, la sosta delle auto consentita privatisticamente su strade pubbliche o in autorimesse con entrata e uscita sull’incrocio e senza spazi di manovra, tavolini sedie, ombrelloni di ogni fattura, plastiche laterali, fioriere, friggitrici, vetrine con espositori, vetrine con gelati, bandiere pubblicitarie svolazzanti, insegne e pubblicità di ogni tipo, cartelli, cartelloni, edicole trasbordanti, bancarelle abusive, lenzuola piene di merce contraffatta, bancarelle costrette a “pagare” quotidianamente le “associazioni” che hanno adottato aiuole e strade con il famoso piano Risi, occupazioni di aiuole mascherate da adozioni per non pagare la COSAP, invasione delle strade , delle case, dei palazzi storici, delle piazze e del verde senza controlli! Ogni tanto viene fuori la Bolkestein…………..che però vale solo per qualcuno ed in qualche luogo…..
E Panini osa anche parlare di precedente assenza dei Regolamenti!?!
Per offrire possibilità concrete per gli operatori che intendano insediare e svolgere le loro attività nel territorio del Comune, sempre che, effettivamente, sia indirizzo dell’Amministrazione autorizzare ed incentivare lo sviluppo economico e la crescita occupazionale (non dei soli raccomandati da chiamare all’interno del Comune e delle società pubbliche) occorrerebbero regole certe, uguali per tutti e di semplice applicazione: e sono esattamente tutte quelle che Panini ha creduto di abrogare!
Ed è in questa assenza di regole, con l’utilizzazione di concetti ambigui ed inesistenti, palesemente ignorando TUTTE LE NORME del diritto amministrativo (e non solo) che proliferano traffici e imbrogli, raccomandazioni e favoritismi, disparità di trattamento ed interventi occasionali!
Se tutto ciò non comportasse mancato sviluppo, mancata occupazione dei nostri figli, impossibilità per aziende non napoletane e non amiche di Picone di intraprendere attività sul territorio, indifferenza ai licenziamenti e alle sorti dei lavoratori di Edenlandia e dello Chalet Ciro, ma anche di tutte quelle attività costrette a chiudere per l’insipienza e la dabbenaggine (nella migliore delle ipotesi) degli attuali Direttori e dirigenti che “puntano” alcune aziende per sfogare una presunta voglia di legittimità assolutamente assente sul territorio nel suo complesso, le delibere che Panini porta al Consiglio Comunale ottenendo approvazioni unanimi e plauso della CONFESERCENTI (ma su cosa??????) sarebbero esilaranti.
In tutte le delibere si formulano regole….ma per applicarle occorre attendere gli ambiti e addirittura, ultimamente, si pensa che si sia portato all’attenzione del Consiglio il piano commerciale dei negozi in sede fissa, ma poi si dichiara che lo si compilerà fra due anni: ma allora cos’è la delibera approvata???????
Intanto un gran numero di attività produttive,e non quelle di minore importanza, vengono autorizzate in immobili e complessi immobiliari abusivi e sicuramente privi dei certificati di agibilità!
E la Regione quando interverrà?
E’ evidente che in questo caos e con l’attiva partecipazione di impiegati “solerti” lo Chalet Ciro nel 2016 riesce ad ottenere una occupazione suolo pubblico su sentenza TAR e una Adozione di aiuola su sentenza RISI , mentre nel 2017, senza che nulla sia cambiato rispetto al 2016, con la medesima istanza ottiene un rigetto diversamente motivato rispetto a quello del 2016: la norma invocata o, come io ritengo, non è ancora in vigore visto che sarebbe l’unica regola del Piano chioschi ad essere divenuta operativa, mancando ancora gli ambiti, le localizzazioni, i bandi di gara , le concessioni edilizie, i permessi a costruire, le regole di assegnazione, le autorizzazioni sismiche e tutte le (finte) previsioni dell’inesistente ed inefficace Piano del 2014, o era in vigore anche nel 2016.
E allora?
Se poi il pretesto dovesse essere quello paesaggistico-culturale dipendente dalla Soprintendenza…….. sappia Panini che da tre mesi è entrata in vigore una nuova normativa che sottrae l’istallazione dello Chalet Ciro al sindacato della Soprintendenza e la legge dello Stato non può essere derogata dalle Intese con Garella che , per essere in sintonia con il Comune di Napoli non vigila sui Monumenti non vigila sulla galleria Umberto I che Monumento è , ma vigila su alcuni marciapiedi, discriminando tra gli uni e gli altri, dimenticando alcune autorizzazioni, omettendo molti controlli!
Le norme che sono state scritte non possono entrare in vigore perché risultano di fatto inapplicabili, ma quando e se ciò avvenisse (ed è lecito dubitarne), dovrà essere per tutti insieme gli operatori siano essi a via Cesare Rosaroll, a via Cristoforo Colombo o a Mergellina.
Nello Stato di diritto le regole di piazzetta Rodinò non possono differire da quelle dell’inizio di via Chiaia a cento metri di distanza, le regole dello Chalet Ciro dovranno valere per tutti i chioschi in contemporanea e si dovrà sapere il giorno in cui sono entrate in vigore e come.
Altrimenti nelle sedi opportune dovranno essere esaminate le differenze tra il rigetto 2016 e quello 2017: dipendono da direttive politiche? O dalle consulenze degli staffisti? Picone l’ha mandato l’anno scorso e quest’anno no?
Le norme che, a dire della stampa cittadina, sarebbero invocate sono quelle “approvate” nel 2014, ma quel complesso normativo prevedeva un Piano di localizzazione da definire, i permessi a costruire, i bandi di assegnazione etc etc NON ANCORA REALIZZATI: e allora l’unica norma che si applica è quella dell’articolo 7? E si applica solo allo Chalet Ciro? Nel 2016 non si applicava? E la domanda di occupazione triennale presentata dallo Chalet Ciro, rigettata e salvata dal TAR , non dava l’autorizzazione anche per il 2017 e il 2018?
Certo sui social e sulla stampa cittadina anche “seria” il problema, come avvenne per i panchetti dei librai di Port’Alba , è solo se essere pro Chalet Ciro o contro Chalet Ciro, il problema è ricordare quanto è “importante” Chalet Ciro, per ricavarne poi o la solidarietà o le “critiche” per non essersi munito di sedi più idonee o perché si avvarrebbe del “ricatto occupazionale”………………….come al solito opinioni, opinioni, opinioni.
Ma la domanda vera di tutti questi difensori della Costituzione Italiana che di recente si aggirano per l’Italia, dovrebbe essere: il Comune di Napoli rispetta l’ articolo 97 della Costituzione? Agisce secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione?
E la risposta, purtroppo, è sicuramente negativa!
Ida Alessio Vernì