

Adottare dal punto di vista linguistico ed etimologico significa scegliere, ma, anche nel linguaggio comune, richiama il concetto giuridico di diventare genitori senza procreare direttamente.
In linguaggio giuridico, significa appunto procedimento per assumere come figlio proprio un bambino di altri genitori, conferendo al bambino stesso tutti i diritti di un figlio legittimo.

E Antonio Rosmini-Serbati:

Superate alcune concezioni antiquate che partivano dall’interesse di coloro che adottavano, oggi è assolutamente escluso che se ne possa tener conto, nella misura in cui, il principio fondamentale sul quale si deve basare la normativa italiana in materia di adozione ed affido è sancito dal primo comma dell’articolo 21Convenzione di New York sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia con la legge n. 176 del 27 maggio 1991., secondo cui « gli Stati parti che ammettono e/o autorizzano l’adozione si accertano che l’interesse superiore del fanciullo sia la considerazione fondamentale in materia ».
A Napoli nei primi anni novanta il termine è stato utilizzato a proposito dei Monumenti.
La scuola adotta un monumento®, nato a Napoli nel dicembre 1992 su iniziativa della Fondazione Napoli Novantanove, d’intesa con il Provveditorato agli Studi e le Soprintendenze, era un progetto di educazione permanente al rispetto e alla tutela del patrimonio storico-artistico e più in generale dell’ambiente.
Adottare un monumento significava riscoprire e rivalutare beni storici e architettonici del proprio territorio, valorizzando appieno le comuni radici culturali, in un rapporto di continuità tra passato e presente. Adottare significava provvedere, creare dei legami personali e nei confronti della società.
Il modello napoletano, diventato un progetto europeo con le scuole che adottavano monumenti, coinvolgendo le giovani generazioni nel procedimento di conoscenza e cura della storia delle città, è stato seguito in tutta Italia ed ha avuto ottimi risultati.
Quel che è certo è che “ colui che adotta instaura una relazione con il monumento, se ne assume la cura e, al contempo, la tutela e la responsabilità nei confronti della collettività”
Orbene questi concetti sono stati assolutamente ribaltati nel Comune di Napoli dove il termine viene ormai utilizzato per configurare una “appropriazione” (se indebita non sta a noi dirlo, ma è evidente che sia la magistratura penale che quella contabile dovranno effettuare qualche verifica in proposito).
La questione è di grande rilevanza, molto più di quella sugli usi civici, per tre motivi:
- Il primo motivo è che, sul piano giuridico si è tentata e si sta tentando, con l’ausilio di giuristi di chiara fama, di configurare una innovazione dell’istituto degli usi civici, ritenendo che, se nel lontano passato il concetto poteva essere utilizzato per configurare un diritto reale in capo alla collettività che andava a far legno nei boschi “abbandonati” da vecchi proprietari, oggi potrebbe essere utilizzato per consentire una utilizzazione collettiva di spazi, volumi, fabbricati abbandonati. Ci sarebbe da precisare che l’uso “collettivo” significa che tutti i cittadini possono entrare/usare/possedere temporaneamente e che l’immobile deve essere stato abbandonato (dagli antichi proprietari privati/pubblici che siano); ma certo con un sapiente uso dei termini e delle elaborazioni concettuali intorno agli usi civici, si potrebbe ad esempio sostenere che una fabbrica abbandonata da decenni o una caserma inutilizzata per oltre cinquanta anni potrebbero diventare sedi di una utilizzazione da parte della cittadinanza assimilabile a quella di “andare a far legna”! Viceversa nessuno sforzo giuridico è stato fatto per il procedimento di “adozione” ideato (?) dal Comune di Napoli: per la verità, con buona pace di Danilo Risi, è stato ideato da tempo e in ogni ente pubblico, solo che si chiamava assegnazione a titolo gratuito a trattativa privata e spesso ….. creava qualche problema agli Amministratori e ai Dirigenti. Il procedimento di norma non era tipico di appartenenti a formazioni di “sinistra” e nascondeva, molto spesso, interessi privati in atti d’ufficio. Né pare che al verde pubblico e alle strade adottate siano dedicate attenzioni assimilabili a quelle di genitori adottivi nei confronti dei figli scelti! Si tratta, quindi, di un nomen Juris tendente solo ad occultamento attraverso simulazione della realtà, su cui interpellare grandi giuristi non riuscirebbe a modificare l’essenza del negotium!
- Il secondo motivo è che il riconoscimento degli usi civici è stato lasciato al Consiglio Comunale e, quindi, richiede un procedimento di coinvolgimento di molti soggetti, mentre l’adozione può essere “sancita” non si sa bene da chi e non si sa bene perché!
- Il terzo motivo è che l’utilizzazione “innovativa” degli usi civici riguarda poche decine di ipotesi, mentre sulle “adozioni” si parla di numeri potenzialmente indeterminati.
Visto che il Progetto si chiama appunto:

e fa potenzialmente riferimento all’intera città, articolandosi in tre differenti regolamenti:

Gli esiti del primo regolamento sono già abbastanza noti, nel senso che nel sito istituzionale del Comune di Napoli troviamo l’elenco delle aiuole adottate con riferimento, nell’aprile del 2017, a ben 375 casi.
Si potrebbe presumere che il Comune di Napoli attraverso tale procedimento non abbia ulteriori necessità di Uffici per il verde cittadino, di giardinieri, agronomi etc etc. ma poi si nota che l’adozione, per le “aiuole”, può riguardare anche fioriere o aiuole mobili realizzate dallo stesso adottante, che quindi non “sceglie” una parte a verde nell’interesse del “verde” stesso e della Città, ma lo crea (presumibilmente nel proprio interesse) …………………. cosicché gli oneri finanziari per la cura del verde esistente rimangono al Comune: non sembra che il risultato in termini di cura del verde sia particolarmente edificante (vedi caduta alberi e palme puntellate), ma quel che è certo è che, nella migliore delle ipotesi, si è ottenuta la possibilità di “pubblicizzare” i propri negozi, bar, ristoranti e alberghi, a titolo GRATUITO senza corrispondere somme alle ditte pubblicitarie, senza corrispondere canoni pubblicitari, senza rivolgersi al servizio affissionale cittadino.
Risultato: aumento della superficie pubblicitaria disponibile, mancato controllo delle ubicazioni e delle modalità, gravi perdite finanziarie in termini di canoni pubblicitari e diritti affissionali, grave lesione dei diritti delle imprese napoletane cui il mercato in questione era stato obbligato a rivolgersi (con l’abrogazione delle paline fuori negozio richieste da soggetto non abilitato all’istallazione di mezzi pubblicitari nel PGI ancora in vigore)!
Si è detto nella migliore delle ipotesi …….perchè, talvolta, è solo occupazione di suolo pubblico senza corrispondere canoni o, peggio, occupazione di suolo pubblico ottenuta attraverso il soggetto autorizzante l’adozione, laddove Panini provvede a vietare a tutti gli altri!!!!!!
E talvolta……. la domanda rimane senza risposta come nel caso di vico Leone dove nessuno sa chi ha adottato il verde e neanche chi lo ha realizzato con aiuole mobili, fioriere e lampioni!
Sulla adozione delle strade la situazione peggiora perché il verde (prima che si capisse che ognuno poteva realizzarlo) era un concetto determinato, mentre per “strade” viene precisato che si intendono “tutte le aree di proprietà comunale o comunque nella disponibilità dell’Ente, destinate ad uso pubblico o a pubblico servizio” , quindi piazze, vicoli, cortili, aree di ogni genere e tipo, spazi del Centro Direzionale, piazzali, fasce di rispetto stradale etc etc , cioè tutto tranne il verde. E su questi spazi……. si possono realizzare opere affidate senza il rispetto delle norme comunitarie con impegno contabile anche superiore a 30.000 euro annui semplicemente costituendo una “Associazione” contenente i residenti della zona.
Si aggiunga che il Comune può anche partecipare con propri lavori nella medesima area ( es Napoli Servizi), e che il “ soggetto affidatario ha facoltà di ricercare risorse finanziarie, attraverso la partecipazione a Bandi ovvero tramite il concorso di soggetti terzi, presentando prima dell’affidamento apposito piano di finanziamento.
Qualora il progetto di riqualificazione e manutenzione preveda la partecipazione di uno o piu’ sponsor, la ricerca deve avvenire secondo le norme del Regolamento comunale sulle sponsorizzazioni”
Essendo poi rimasta sottratta alle Associazioni qualche parete verticale che non poteva essere aiuola né spazio non verde della città, il Comune nel dicembre 2016, con atto monocratico del dirigente Giovanni Cestari, ha approvato un Disciplinare per “l’utilizzo di superfici pubbliche per la creatività urbana”: inutile dire che gli affidatari sono rigorosamente esenti dal pagamento della COSAP e che “La promozione dell’eventuale soggetto che dovesse sostenere i costi delle opere è disciplinata dal Regolamento delle sponsorizzazioni del Comune di Napoli approvato dal C.c. con delibera n. 21 del 2012, al quale si rimanda”.
Ed ancora che il soggetto affidatario potrà godere di riduzioni tributarie fino al 50% degli importi stanziati……………………….
Il global service al confronto ……………………………
Ma anche Monumentando…………….
Ma anche molto molto altro………………
L’intero pacchetto “Adotta la Città”, costituito a dire del Comune da “strumenti capaci di dare forza alla volontà dei cittadini di essere soggetti attivi”, consente il superamento del divieto di assegnazione di beni pubblici senza gara con riferimento all’intero patrimonio comunale, consente il superamento delle gare per l’affidamento dei lavori, il superamento delle gare per la pubblicità, il superamento di ogni controllo trasparente sull’utilizzazione dei beni comuni!
Mentre sulle “aiuole” assegnate il Comune fornisce dati, non esiste analogo elenco per gli altri “spazi” cittadini. Ma sappiamo, perché Piscopo e la Daniela Villani ne sono molto fieri che una parte di piazzale Tecchio è stata affidata all’Associazione “l’Urlo di Napoli”.
Dell’Associazione non sappiamo nulla, certo non dubitiamo che sia stata regolarmente “creata” in modo da essere idonea a ricevere Piazzale Tecchio, apprendiamo che un certo Luca Castaldo avrebbe creato il Gruppo e ne sarebbe l’Unico Amministratore, secondo FB, il 31 ottobre del 2016 ed avrebbe iscritto 728 membri, tra cui a pochi giorni dalla creazione del gruppo Fabiola Cerciello, Caterina Pace, Anna Mazzarella, Fabiola Pastorino ed altre amiche della società civile.
Vediamo che qualche critica viene sollevata:
Luca Castaldo
LA RIVOLUZIONE NON SI FA DIETRO LE TASTIERE, MA SUL TERTITORIO.
Ornella Cristo : “E, a quanto pare la “Rivoluzione Napoletana” si è ristretta a qualche fiorellino o alberello piantato qua e là. Aiuole e pezzi di giardini e spazi verdi concessi ad associazioni il più delle volte “vicine” ai consiglieri e/o assessori….di municipalità e/o comunali…. siete comunque, a mio avviso un’unica marmellata di prugne.
Servizi fotografici per inaugurare il…nulla più assoluto, neanche vi siete preoccupati di “inventarvi” qualcosa di innovativo, avete semplicemente scopiazzato eventi promossi in passato da volontari e cittadinanza libera.
Ma la gente, i Napoletani non dormono…. sappiatelo.
Vi consiglio l’acquisto di una sediolina pieghevole…. si sa mai… può tornarvi utile”.
Lucrezia Morrone :” è vero o no che l’area è stata affidata ad un associazione dei verdi che sono mesi che entrano ed escono dalla maggioranza della x municipalità soltanto perché in realtà volevano questo spazio? Siamo alla spartizione.
Mentre il parco Robinson rimane chiuso, regalate gli spazi del territorio.
Nell’articolo è riportato che saranno realizzati campetti di basket è pattinaggio: ma a titolo gratuito? Oppure a pagamento?
E Luca Castaldo risponde:
QUESTI SONO ALCUNI COMMENTI CHE SONO APPARSI IN RELAZIONE ALL’ AFFIDO DELL’ ‘AREA ALL’ ASSOCIAZIONE L’URLO.
GRAZIE LUCREZIA E ORNELLA , TANGENDOPOLI E MAFIA CAPITALE VI FANNO UN BAFFO. AVETE FATTO VENIRE A GALLA UN SISTEMA POLITICO – ASSOCIAZIONI DA FAR TREMARE, INTERESSI MILIONARI DIETRO L’ AFFIDO DI UN AREA DONATA AL DEGRADO.
MA SAPPIATE CHE LA MIA LATITANZA NON LA SVOLGERO’ A SANTO DOMINGO, MA A PIAZZALE TECCHIO, NEL PETER PAN PARK CONDIVIDENDO CON TUTTI I BAMBINI DI FUORIGROTTA IL LORO NUOVO MONDO DI GIOCHI. NON CI FERMIAMO.
(evidentemente Napoli non concederà l’estradizione all’Italia, altrimenti non si sa come si potrebbe essere latitanti a Piazzale Tecchio!!!!)
++++++
Perché nessuno ha avvertito l’Associazione Napoletana Fiera Antiquaria della possibilità di adottare, senza gara e senza canoni, il viale Dhorn per 3 anni con una semplice Convenzione?
Chissà chi adotterà via Bologna per il mercatino interetnico?
E chi adotterà San Gregorio Armeno? Prima. per vendere su strada, ci si doveva rivolgere al Servizio Commercio su aree pubbliche, ora, costituita una Associazione, si adotta una strada!
Daniela Villani con Susy Silvestri.
29 aprile alle ore 16:29 · Napoli, Campania ·
Seduta di giunta ore 15,30 appena terminata con ordine del giorno importanti, tra gli altri…..su proposta dell’ Ass. Panini…. individuazione delle aree nelle quali é consentito ESCLUSIVAMENTE il commercio itinerante di prodotti legati all’ Identità, Cultura e Storia Cittadina. Finalmente Benvenuto, Autorizzato e Soprattutto Protetto il MADE IN NAPLES! ( che prima era tutelato dal “Consorzio I Miti di Napoli” senza adozioni!!!! E senza le pesanti conseguenze economiche e sociali che deriveranno dall’irresponsabile azione di Panini sul tema dell’itineranza!

***********
Prima per istallare le fioriere si chiedeva l’occupazione di suolo pubblico alla Polizia Amministrativa, poi sono state a lungo RIGOROSAMENTE VIETATE (solo sedie tavolini e ombrellone a sostegno centrale il tutto da ritirare la sera nel Bar) ora:
Daniela Villani
Nuove essenze floreali in via Partenope, grazie al coinvolgimento dei ristoratori che han voluto contribuire ad integrare bellezza alle esigenze di tutela delle migliaia di visitatori che ogni giorno passeggiano sul lungomare.
Ogni giorno insieme alle Istituzioni tante associazioni culturali, servizi comunali, privati cittadini, esercenti ed enti di formazione collaborano e si occupano del futuro di piccoli porzioni di territorio. Napoli ed il suo grande capitale umano che ha a cuore la cura della città.
Così non si paga il canone di occupazione suolo pubblico, non si attende il parere della Soprintendenza, non si fatica la notte per ritirare tutto dentro e gli Assessori ringraziano!
Gli Uffici ordinari eseguono il loro ruolo di vietare a tutti (per far concedere poi a qualcuno)!
Rimane sempre il mistero di vico Leone scomparso come strada senza il procedimento di sdemanializzazione? Ma era una strada? Ma l’architetto Pulli ha effettuato un sopralluogo sulla pubblica illuminazione?
Danilo Risi, di rifondazione comunista, dice di essere l’ideatore di questi meccanismi e vuole querelarmi …….. sol perché l’ho ricordato nel mio blog, mentre ritiene che io esprima una opinione (infondata) sulla legittimità di queste adozioni!
Ma se questi meccanismi sono leciti e ordinari meriteranno gli onori di un altro convegno con Stefano Rodotà.
Se qualcuno, invece, ravviserà negli stessi il raggiro di norme costituzionali fondamentali, aderendo alla opinione di molti cittadini napoletani, contro la querela sarà sollevata l’exceptio veritatis!
Ida Alessio Vernì