Ma gli Uffici di Panini conoscono i principi cui si devono attenere per definire gli ambiti e dettare i piani attuativi? O è solo l’ennesimo rinvio …..sulla pelle degli esercenti e con danni alla Città? Non potrà più essere tollerato!

Autorizzazione-paesaggistica-semplificata-2-843x321Il Regolamento SEMPLICE E SNELLO di Panini è stato approvato nel 2014, il Documento di orientamento strategico per il Centro Storico Patrimonio dell’Unesco ribadito nella Programmazione economica e strategica del Comune di Napoli, i finanziamenti rinnovati nel 2016………..

CI SI ASPETTEREBBE CHE anche se i progetti sui Monumenti non hanno avuto buon fine sulla prima tranche di finanziamenti europei e stentano a decollare su questa nuova tranche, almeno i progetti per semplici dehors siano ……. pronti dopo tre anni di lavoro…………………………….

e invece NO.

L’Intesa con il Soprintendente è di bloccare tutto anche per l’anno 2017 perchè li stanno redigendo.

Ma chi???

E se per progettare i dehors occorrono tre anni, cosa succederà della seconda tranche di finanziamenti per interventi significativi nel centro Storico?

Ma, poi, ci si domanda, come li progettano se la realizzazione spetta agli esercenti e i costi gravano sugli esercenti? Approveranno u progetto pubblico a spese e a cura dei privati? Come potranno imporre ai privati gli investimenti necessari alla realizzazione del progetto pubblico eventualmente sovradimensionato rispetto alle possibilità economiche del privato esercente o eventualmente sovradimensionato rispetto alle sue necessità?

Non era il caso di dettare dei criteri di larga massima e rimettere a ciascun esercente le valutazioni sui propri bisogni e le proprie possibilità di investimento?

Ma al di là di queste banali e ovvie considerazioni che, alla luce delle esperienze tragicomiche degli ultimi dieci anni, risultano comprovate, considerato che Comune e Soprintendenza non sono riusciti ad imporre neanche un panchetto tipo per esposizione libri in una zona limitata come Port’Alba e non riusciranno mai ad imporre “progetti” specifici per tutta l’area Unesco, la vera questione che si pone è che dovrebbe poi curare i progetti d’ambito per l’area Unesco, Enrico Panini!

Eppure da tutti gli atti fin qui approvati o trasmessi in giro senza pervenire all’approvazione, si comprende in maniera evidente che Panini e tutti gli Uffici ai cui pareri si attiene non conoscono e non seguono il “Documento Di Orientamento Strategico “Grande Programma Per Il Centro Storico Patrimonio UNESCO” approvato e sottoscritto dall’Unesco.

Nello stesso si chiarisce, innanzitutto, l’oggetto della tutela “È di tutta evidenza come, nel caso del Centro Storico di Napoli, si tratti di un bene incluso nell’Elenco dei siti dichiarati Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO con caratteristiche del tutto peculiari.

Laddove, infatti, la dimensione più contenuta dei luoghi da tutelare, ovvero la loro stessa natura (aree archeologiche, monumenti circoscritti, ecc.) consentono chiaramente di identificare strumenti e azioni per la salvaguardia dell’integrità del bene culturale, e conseguentemente la compatibilità con le modalità della loro fruizione ed uso, tutt’altra cosa rappresenta il caso di una parte consistente e viva di una città, cuore di un’area metropolitana, tra le più grandi d’Italia”

Ed infatti, The protection of a huge historical centre like that one of Naples derives above all from the translation of protection in norms and rules and from the exercise of the control of their observance. Substantially the entire normative apparatus of protection can be subdivided in two macro categories:

a) instruments of protection for the whole historical center

b) instruments of protection of single monuments

Per quanto riguarda i criteri si chiarisce: “In particolare, sotto il profilo socioeconomico si rilevano le seguenti criticità:

– sensibile diminuzione del numero di esercizi commerciali di piccole dimensioni e perdita di competitività dell’area commerciale rispetto a centri pianificati ex novo e realizzati nelle aree periferiche;

– progressivo allontanamento delle attività artigianali ed artistiche tradizionali storicamente ubicate nel centro storico;

– difficoltà di insediamento di nuove imprese in ambito urbano;

– inadeguata rete di servizi terziari o “reali” a sostegno delle imprese che possono influenzare, indirizzare ed agevolare i percorsi di rinnovamento del tessuto economico del centro storico;

– inadeguata presenza di strutture per la implementazione di politiche sociali;

– mancata valorizzazione delle reti del terzo settore esistenti;

– inesistente o scarsa sinergia tra soggetti pubblici e privati nell’attuazione delle politiche di sviluppo locale;

– mancato adeguamento di alcuni spazi pubblici ed edifici storici e monumentali con conseguente difficoltà di utilizzo degli stessi per attività di tipo pubblico e privato;

  • assenza di manutenzione urbana;

  • scarsa animazione del centro storico.

Rispetto a queste problematiche il Programma si propone di sviluppare un approccio di tipo integrato per una gestione strategica dello sviluppo, nell’ambito del quale una componente fondamentale è data dalla capacità di attuare interventi di riqualificazione del centro storico secondo una logica di partenariato tra l’ente pubblico, gli attori chiave del territorio ed il più alto numero possibile di soggetti privati, interessati al miglioramento dell’ambiente urbano.

Quanto alle norme cui attenersi il Comune di Napoli, le ha consegnate e precisate.

In concomitanza con l’iscrizione nella lista UNESCO, l’azione di tutela del Comune di Napoli si è espressa attraverso la formulazione e l’adozione di strumenti di pianificazione e di programmazione.

La stesura della Variante Generale (V.G.) al Piano Regolatore Generale del 1972 iniziata nel 1993, con la “Variante di Salvaguardia “ (1996), si conclude con l’approvazione da parte della Regione Campania nel 2004 del vigente nuovo Piano Regolatore Generale di Napoli che si articola nella normativa di base, nelle tavole e nei seguenti piani di dettaglio, che sono parte integrante del Piano urbanistico:

– Piano comunale dei trasporti approvato;

– Piano generale del traffico urbano (P.G.T.U.) 2004;

– Regolamento Viario allegato al P.G.T.U. aggiornato e approvato contestualmente;

– Piano della rete stradale primaria approvato dalla Giunta Comunale nel 2000;

  • Strumento di intervento per l’apparato distributivo approvato nel 2001;

  • Piano degli impianti pubblicitari;

  • Programma di delocalizzazione degli impianti di distribuzione dei carburanti

La finalità perseguita da questi strumenti urbanistici è quella di tutelare l’integrità fisica e l’identità culturale del territorio, escludendo ulteriori espansioni, salvaguardando le ultime preziose aree verdi e il tessuto storico – sia relativo al centro che a quello dei borghi rurali sei-settecenteschi che formano una corona da est ad ovest – e disciplinando la trasformazione delle aree dismesse, con l’obiettivo di valorizzare la qualità urbana, condizione necessaria allo stesso sviluppo economico.

Questo è quanto approvato dall’Unesco per quanto riguarda la tutela in dimensione urbana e queste sono le Direttive cui attenersi per conservare la classificazione del Centro Storico come patrimonio dell’umanità.

Finora sono stati disattesi documenti e criteri e non è stato documentato né il raggiungimento degli obiettivi né il rispetto dei criteri di sinergia pubblico-privati imposto dall’Unesco.

La controprova è data dalla circostanza che gli Uffici vanno avanti e continuano a simulare l’approvazione di nuove regole per il commercio, le edicole, gli impianti pubblicitari, i dehors, il commercio su aree pubbliche o, piuttosto, gli impianti di distribuzione dei carburanti senza, in realtà, conseguire alcun risultato utile, senza portare a termine amministrativamente alcun procedimento e senza comunicare le varianti urbanistiche agli uffici Unesco!

Ma vi è di più: ipotizzando, come appare dalla stampa, che i piani attuativi siano predisposti dalla Soprintendenza non si rispettano né i principi dell’Unesco né lo stesso regolamento approvato dal Consiglio Comunale di Napoli che, una volta che la Giunta avesse individuato gli ambiti demandava ai privati la presentazione dei progetti, riservando all’ente pubblico solo interventi di particolare rilievo ed escludendo i privati ogni qualvolta l’Amministrazione provveda alla realizzazione di un intervento di riqualificazione dell’intero spazio pubblico dell’ambito.

Quindi, la totale assenza di consapevolezza degli scopi di tutela da raggiungere e la mancata individuazione dei soggetti da chiamare alla progettazione, fanno emergere ancora una volta la natura falsa e strumentale di questa presunta Intesa che, more solito, serve, ancora una volta, a comprimere e mortificare l’iniziativa economica e ad impedire ogni reale rilancio del Centro Storico come luogo di sviluppo e di turismo, a costringere gli esercenti ad investimenti di spesa e a fingere di rilasciare autorizzazioni provvisorie: poi ciascuno faccia come gli pare!

IAV

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