Le periferie in pieno centro non sono “invisibili” o dimenticate. Qualcuno vorrebbe che venissero dimenticate e rese invisibili per non ascoltarle!

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Caro Bruno, sai che condivido spesso i tuoi interventi e le tue riflessioni sulla città, ma i concetti di quest’ultimo intervento mi sembrano, francamente, al limite dell’inverosimile!

Ma a chi è “invisibile” quella periferia?

Forse ad intellettuali  che ritengono i casali periferici “Centro Storico”, o che non ritengono “periferie” i quartieri che citi sol perchè il Piano Regolatore le ha classificate A Centro Storico, agli ottenebrati che hanno qualificato “monumento” le strade e stradine definite “Forcella” assimilandole a piazza Plebiscito  o agli estensori del Piano che non “poterono” (perché?) spingersi a classificare come “periferie centrali” i “corpi separati” (?) dell’organismo urbano.

Una città è quello che è, non è quello che si disegna o si classifica!

E’ proprio forse l’idea che la “città”  siano le strade dei quartieri accettabili, che i recuperi edilizi e ambientali possano/debbano passare attraverso la “sostituzione dei soggetti sociali residenti”, che un quartiere possa definirsi un’enclave (termine derivato del francese enclaver, propriamente “chiudere con una chiave”) “estranea ad ogni processo di rigenerazione urbana”, che poi produce le aberrazioni attuali!

Dove il racconto della città rimane quella del lungomare liberato, dei grandi alberghi, dei turisti e della movida, e il “resto” viene visto come un “corpo separato dal resto dell’organismo urbano”, magari anche per invocare, benevolmente, che non sia “dimenticato” come successo fino ad ora!

Come ha osservato il professor Arnaldo Cecchini, le periferie sono aree di bordo, terre di confine, talvolta veri spazi di transizione tra città e territorio, a volte vere e proprie cerniere ambientali, ridare loro caratteristiche urbane, significa costruire insieme urbs e civitas, tenendo conto del fatto che spesso in esse si esprimono nuove culture e nuove forme di aggregazione, rapide nell’evolversi e pronte a degenerare, che oltre ad essere un problema della città, spesso ne sono una risorsa potenziale e che dunque la soluzione non può e non deve essere  l’omologazione, ma l’ibridazione, non la costruzione di una città centripeta, per sua natura creatrice di luoghi periferici, ma la promozione di una città multi-centrica e plurale.

Questo Blog, a differenza di tanti altri, non è nato per criticare quello che si fa, ma per contestare il come si fa, quando viene fatto senza cultura, senza applicazione corretta delle norme giuridiche, con sciatteria ed improvvisazione!

Operando con questi sistemi  vengono fuori aberrazioni come monumentando. i dehors, regolamenti vari inapplicabili e inapplicati, lettere agli abitanti di Pianura, cose ridicole o tragiche, ma tutte sintomo di mancata attenzione, mancato studio, mancata riflessione in nome di autoritarismo, slogan e costruzione di consenso sugli slogan!

 Una città è una città esistente in cui e per cui lavorare: l’idea che si possa creare per volontà demiurgica del decisore (politico o tecnico è quasi lo stesso), è semplicemente delirante.

La costruzione del bene comune ( città o ancor di più città metropolitana) ha bisogno di un processo di scelta “partecipato” che si accompagni alla realizzazione e alla gestione dei progetti.

Saper leggere, descrivere, interpretare, orientare e governare le trasformazioni radicali della città, del territorio e dell’ambiente, all’interno dell’obiettivo di fondo di uno sviluppo che garantisca equità, sostenibilità, diritti, è il compito e la sfida che potrebbe consentire alla politica di riacquistare il proprio ruolo.

L’approccio, quindi, è chiaro: nessuna decisione a tavolino, ma “ascolto”dei territori.

Le periferie invisibili in pieno centro le vedono tutti, ma non le vogliono ascoltare!

IAV

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