
centro Unesco e Buffer zone: tutte le strade e le piazze incluse nel rosso e nel giallo sono beni culturali
I Napoletani amano, guardano e conoscono la loro città: lo dimostra Treccagnoli proponendo il riconoscimento di anche una sola finestra o di un angolo di muro, lo dimostra l’attenzione con cui segnalano ogni luogo filmato nei Bastardi di Pizzofalcone contestandone la collocazione, lo dimostrano le migliaia e migliaia di foto postate su facebook !
I napoletani non parlano solo se non vogliono! Ma tutti vedono TUTTO!
E, quindi tutti vedono via Partenope , identica a piazzetta Rodinò, piazza San Domenico, piazza Vanvitelli , piazza Amedeo e piazza Carlo III o via Verdi e via Santa Brigida!
Ogni tanto qualche Consigliere Comunale ha interrogato il Consiglio sul Vomero, ma invitato poi a considerare tutta la città, ha preferito tacere!
Ogni tanto qualcuno si è chiesto come mai a via Partenope potevano svolazzare plastiche trasparenti….ma poi ha preferito tacere!
Ogni tanto qualcuno si sarà domandato il motivo per cui, notte tempo, camerieri maschi (le donne non possono essere assunte perché non hanno la forza di sollevare ombrelloni giganteschi) stanchissimi, trascinano dentro gli ombrelloni…..ma ha preferito tacere!
Gli architetti, gli ambientalisti e i non intellettuali, i cittadini attivi e gli avvocati e soprattutto i giornalisti……tutti vedono, ma preferiscono tacere.
La verità è che, per motivi oscuri e certamente estranei ad ogni interesse della Città tanto amata, del cittadini, degli operatori e dei turisti e dei lavoratori e delle lavoratrici, nel Comune si volevano sostenere le seguenti tesi:
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Concedere l’occupazione suolo ad un “gazebo” era concorso in abuso edilizio
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Aggravato dalla realizzazione in zona paesaggistica
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Aggravato dalla realizzazione su monumento/bene culturale
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Chi aveva commesso questo reato doveva essere condannato, aveva leso l’immagine del Comune e doveva risarcire i danni ed essere sospeso dal servizio.
Queste cose dovevano essere dimostrate attraverso una sfilata di testimoni disposti a mentire dicendo che:
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Occorreva la concessione edilizia/permesso a costruire
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Occorreva l’autorizzazione ex art. 20 e 21 del Codice Urbani perché i marciapiedi erano tutti beni culturali ai sensi dell’ art. 10, c. 4, lettera g) e lettera f) del D.Lgs 42/2004 e s.m.i, Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.
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Occorreva l’autorizzazione ex art. 106 del Codice Urbani
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Occorreva l’autorizzazione ex art. 146 del Codice Urbani
Nel frattempo gli Uffici dovevano approvare l Regolamento per i de hors e i testimoni falsi dovevano trovare conferme puntuali alle loro dichiarazioni per cui nel Regolamento tutte queste cose dovevano essere ribadite…….!
A nulla è valso spiegare che se parlavano di Permesso a costruire, già nel Piano Regolatore della Città avrebbero trovato un divieto assoluto a rilasciarlo su suolo pubblico concesso solo temporaneamente e che per rilasciare il Permesso a costruire sarà necessaria anche l’autorizzazione “antisismica”
A nulla è valso spiegare che il vincolo culturale non c’era e che gli artt. 20 e 21 e 106 non erano applicabili
A nulla è valso trasmettere Regolamenti di Firenze (perciò poi lo citano) e spiegare il senso della tutela paesaggistica
A nulla è valso trasmettere a TUTTI studi accurati ed avvertire che si preparava un DISASTRO
A nulla è valso contestare e protestare!
Così si sono scritti un Regolamento che chiede l’impossibile e comprendendo che era inapplicabile hanno deciso poi che non …..partiva….. finché non si stabilivano gli AMBITI e nel frattempo davano solo sedie e ombrelloni a pianta centrale per 4 mesi e da nascondere ogni sera!
Gli AMBITI non si sa cosa sono; poiché sono stati definiti anni dopo e sono molti, ora bisogna fare i progetti d’ambito puntuali e neanche si sa bene cosa sono e, quindi, chissà se e quando saranno pronti e condivisi dai privati!
Gli uffici stanno a posto perché rilasciano per 4 mesi solo tavolini e ombrelloni con il palo al centro.
Gli operatori sono criminali che usano gli ombrelloni con il palo laterale, si coprono di plastiche, sistemano pedane senza concessione edilizia, organizzano divisori, fioriere, transenne…….
E, a questo punto, illegittimità per illegittimità, rimangono oltre i 4 mesi e non rispettano la quadratura!!!!
I “criminali”, accettando il “progetto d’ambito” e la necessità del “permesso a costruire” giuridicamente impossibili e inconcepibili, si preparano alle successive tragedie……….. ma come si può pretendere che si rendano conto della strada segnata a monte?
A loro si può riconoscere la buona fede e l’inconsapevolezza…………………………..
Ma non si può riconoscere ai vertici dell’Amministrazione che hanno ricevuto lettere, studi e note di chiarimento.
Non si può riconoscere agli Uffici che sono stati tempestati di chiarimenti e accessi mirati!
Non si può riconoscere ad architetti ed avvocati che erano e sono perfettamente in grado di comprendere a cosa si va incontro partendo da assunti falsi e inapplicabili…….. ma …. Preferiscono tacere!
Non si può riconoscere alla Soprintendenza che, invece di studiare l’art. 106 e le modalità di applicazione del Codice Urbani parte II e invece di organizzare l’entrata in vigore dell’art. 146 che, nonostante le testimonianze false, entra in vigore il 1 gennaio 2010, progetta il rilascio di ombrelloni a pianta centrale con ritiro notturno per 4 mesi, ben sapendo che la tecnica durerà per anni ed anni, per l’impossibilità di procedere oltre!
Non si può riconoscere alla Soprintendenza che, poi, dinanzi alle richieste di village natalizi, n’Albero, occupazioni “particolari”…. soffre di strane dimenticanze!
Non si può riconoscere ai funzionari della Soprintendenza che poi per gli amici personali non chiedono autorizzazioni, ambiti, permessi a costruire, condoni e gli consentono di lavorare tranquilli ancora nell’estate 2016 o arrivano addirittura ad approvare il 4.12.2015 in zona vincolatissima, sottoposta a progetto d’ambito, una struttura così descritta: “struttura prefabbricata e smontabile in ogni momento, impiantata in verticale su n. 10 pali da cm 9×9 e di altezza ml 2,50, appoggiati al piano di posa su piastre di sostegno, la sezione verticale è sostenuta da una doppia trave di cm 6×15 bullonata ai lati della parte finale superiore dei pilastrini in numero di tre coppi disposte sull’asse longitudinale della pianta e su cui appoggiano n. 12 arcarecci trasversali di sostegno di dimensioni in sezione di cm 4,5×11,7. Al disopra della struttura descritta, è posizionato il telo scorrevole di copertura in PVC telato e rinforzato, opportunamente ancorato alla struttura stessa”.
Inutile dire, che, coerentemente con il rilascio dell’autorizzazione su monumento, si chiede poi comunque, a questo fortunato ristoratore, di affidare i lavori (per realizzare il de hors) a “ditte specializzate nel restauro monumentale con idonea corrispondente certificazione e adeguato curriculum” (firmato: la testimone falsa del processo penale a mio carico!)
Non si può riconoscere alla Polizia Amministrativa che, stupita dinanzi alla richiesta di ditte specializzate nel Restauro dei MONUMENTI per un prefabbricato smontabile, finalmente scrive quello che avrebbe dovuto chiarire all’Avvocatura Municipale o testimoniare nel processo: ”I’intervento è realizzato su suolo pubblico e non su immobile gravato da vincolo di tutela”!
Ma dimentica di aver scritto su indirizzo dell’ineffabile PANINI e con PISCOPO cui non interessa quello che fanno i colleghi e gli Uffici , e si badi non con riferimento a Piazza San Domenico, ma con riferimento anche a corso San Giovanni a Teduccio etc etc per l’approvazione in Consiglio Comunale,: “sono “beni culturali”, ai sensi degli art. 10, c. 4, lettera g) e lettera f) del D.Lgs 42/2004 e s.m.i, Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, le aree del Centro Storico (art.2 lettera m delibera consiliare n71/2014.)
Si dimentica di aver poi poi individuato una zona definita “Area A: coincidente con l’area classificata Patrimonio Mondiale UNESCO (WORLD HERITAGE) e con l’area BUFFER ZONE” (art. 4 della medesima delibera consiliare) non coincidente con il Centro storico del Piano Regolatore vigente, per sottoporre anche la stessa al vincolo di tutela culturale diretta.
Si dimentica di aver ribadito il vincolo dell’intera città a “monumento” nel piano delle edicole (che infatti è inapplicabile), nel Piano Generale degli Impianti Pubblicitari, che però non è stato ancora approvato e, ovviamente, per il commercio su suolo pubblico!
Non so se ha curato che venisse istituito un capitolo di bilancio vincolato su cui far confluire le entrate da occupazione di suolo pubblico, per fare in modo che le stesse siano rigorosamente ed inderogabilmente utilizzate per la valorizzazione dei Monumenti , quando la stessa non viene delegata al presunto Sponsor!
E come mai nessuno delle migliaia e migliaia di persone interessate al problema si è ribellata?
Perché RIBELLARSI sarebbe giusto…..ma non è produttivo!
Perché tutto quello che è scritto non trova alcun riscontro reale nella città, perché i mezzi per continuare a fare quello che si vuole si trovano più facilmente nei rapporti “personali” , perché quando il FATO individua poi qualche vittima predestinata, è troppo tardi!sigilli-a-piazzetta-rodinc3b2; sigilli-a-piazzetta-rodino
Perché anche gli avvocati che hanno dimostrato che il gazebo non commetteva reati…………. non hanno ritenuto di proseguire il lavoro …. arrivando fino al fondo della questione.
E che non lo si faccia per amore della Giustizia….. ci può anche stare!
Ma lo si dovrebbe fare per amore della Città perché, come ho scritto in una nota che mi è costata un ulteriore procedimento disciplinare, “bisognerebbe lavorare tutti insieme per trovare il il giusto equilibrio tra la tutela delle attività produttive che si svolgono nel centro storico, lo rendono vivo e danno sviluppo economico e sociale alla città e la necessità di fare in modo che le attività produttive non alterino il quadro percettivo della città!”
Che è lavoro complesso, da affrontare con cultura e non schierando contrapposti interessi!
IAV