La galleria Umberto I di Napoli nel più assoluto abbandono! Perché non interviene il MIBACT?

Sono passati pochi anni da quando Ugo Carughi, soprintendente e vero conoscitore delle esperienze architettoniche italiane e napoletane, riferendo le impressioni dello scrittore americano John Horne Burns, dichiarava che le stesse “restituiscono il senso multiforme e complesso di uno spazio architettonico a dimensione urbana, di un luogo ambiguamente in bilico tra la dinamica di un “esterno” e la conchiusa e appartata dimensione di un “interno” tra i richiami alla conformità dello stile e le suggestioni del progresso tecnologico, per concludere che “il complesso …….fu espressione di una delle più importanti imprese architettoniche e urbanistiche italiane di fine Ottocento” ( Ugo Carughi La galleria Umberto I Architettura del ferro a Napoli, Editore Di Franco Mauro, 2001)

Ed infatti per oltre un secolo la Soprintendenza, il Comune di Napoli, il Ministero hanno tutelato e considerato la Galleria uno dei Monumenti Napoletani.scooter-in-galleria2

Ma di recente, resi con delibera consiliare, “beni culturali” tutti i luoghi del centro storico e della buffer zone di Napoli, come per incanto, invece la Galleria Umberto I è diventata un edificio di proprietà privata su cui il Comune non ha potere di intervento!

C’è stato un tempo in cui la Soprintendenza voleva sindacare i materiali utilizzati per i tavolini dai bar, i colori degli ombrelloni posizionati in Galleria, e perfino i tacchi delle scarpe dei danzatori di tango argentino che volevano animare per qualche serata la galleria………..

C’è stato un tempo in cui l’Albero di natale cui venivano affidati i post.it con i desideri dei napoletani si realizzava con consistenza lignea e di verde, in Galleria……………….

C’è stato un tempo in cui famosi artigiani napoletani nella Galleria posizionavano il presepe

Oggi, per merito di Panini e Piscopo sono vincolate tutte le strade e i vicoli di Napoli anche assolutamente prive di pregio e per merito della Soprintendenza e della stampa cittadina la galleria Umberto I sembra aver perso ogni pubblico interesse…. tanto che, ci si può perfino scorrazzare con i motorini!

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I motivi di tutto ciò sono a tutti chiarissimi, ma richiedono ovviamente una Soprintendenza completamente asservita al potere politico comunale e regionale, una Soprintendenza senza Soprintendente, una Soprintendenza senza cultura e senza personale dotato di un minimo di competenze.

E pensare che avevo scritto una lettera per l’architetto Giorgio Cozzolino, sollevando delle critiche! (1)…….

Certo non avrei mai immaginato che Luciano Garella potesse arrivare a tanto.

Invece:

a) avvertito che l’art. 106 del Codice Urbani nella sua Soprintendenza non trova applicazione, non si è minimamente curato di intervenire

b) avvertito che il lavoro dei suoi funzionari non era improntato ai principi di legalità, parità di trattamento e trasparenza che dovrebbe caratterizzare tutto il lavoro della Pubblica Amministrazione, non se ne è curato

c) visto che Panini e, poi di conseguenza il Consiglio Comunale aveva indebitamente interferito nelle competenze ministeriali, non se ne è curato, anzi ha preso tacitamente atto dell’operato di Panini avallato da Piscopo, senza peraltro affrontarne le debite conseguenze giuridichevia-ferrigni

d) per non rischiare di parlare della natura pubblica e culturale della Galleria Umberto I ha preferito abbandonarla allo scempio!

e) ha avallato le finte sponsorizzazioni del Comune di Napoli

f) esprime parere favorevole su qualsiasi istanza provenga da Piscopo, senza neanche accertarsi circa la natura dell’istanza stessa

g) invitato a prendere in considerazione i campi di senza tetto di via Gianturco e Brecce S.Erasmo già sequestrati per motivi igienico sanitari…..tace….perché non crede che via brecce a S. Erasmo possa essere un monumento per delibera consiliare!campo-della-vergogna11

h) ma poi, invece, ci crede, se si parla dei marciapiedi della riviera di Chiaia, di piazzetta Rodinò o di piazza dei Martiri

i) non ci crede più se sugli stessi marciapiedi spuntano come funghi i verdeblu……….(perchè li mette il Comune tramite Napoli Servizi) o se al centro di piazza San Domenico sempre il Comune, per il tramite dell’Asia, piazza cassonetti in batteria o i suoi funzionari di Soprintendenza approvano progetti di dehors necessitanti permessi a costruire su suolo pubblico; ci crede se istallano cartelli pubblicitari le ditte napoletane, ma non ci crede più se si tratta delle pensiline degli autobus dell’ANM!san-domenico

Il problema è che dovrebbe sollevare conflitto di attribuzione con il Comune di Napoli, decidere cosa e come fare per la ricognizione del patrimonio culturale pubblico napoletano, applicare e far applicare agli enti delegati e subdelegati l’art.106, fare meno “pareri” per i privati e interessarsi più seriamente della tutela della galleria Umberto I …………ma nessuno ha il coraggio di dirglielo e molti hanno interesse a tacere!

Ida Alessio Vernì

Nota: Giorgio Cozzolino va via e definisce Napoli “una città difficile” guadagnandosi il titolo di “signor no” Lettera aperta per la tutela del paesaggio e dell’ambiente inviata nel marzo del 2015

 Al di là del moto di solidarietà che sempre spunta quando un singolo si trova “costretto”, in qualunque modo avvenga, a “gettare la spugna” perché travolto dal “potere”, mi sarebbe piaciuto di più se avesse riservato i suoi “no” alle vere distruzioni dell’ambiente, del paesaggio e dei beni culturali, invece di concentrarsi su eventi, feste, illuminazioni e giostre che, obiettivamente, valorizzano la Città e non certamente la deturpano.  Avrei voluto il suo NO all’abbandono del parco della Marinella a sversatoio di rifiuti, mentre Pulli pubblica meravigliosi progetti sul sito web del Comune e dichiara investite ingenti somme (beni comuni) per poi lasciare l’area nel degrado più totale! Il suo NO al campetto di baracche abusive nato, tra rifiuti e topi, dopo lo sgombro del “parco della Marinella, sotto l’ultimo ponte prima dell’Uscita dell’autostrada a Napoli Ferrovia. Il suo NO all’abbandono di Bagnoli e al “silenzio” sulla colmata quando, nella mediazioni tra i fautori della rimozione e i sostenitori della necessità della bonifica in loco, il vicesindaco Sodano ha dichiarato che mezza andava via e mezza diventava terrazza sul mare! Il suo NO alla voragine di Pianura, all’abbandono dell’edilizia residenziale pubblica nel degrado più assoluto, alla finta lotta all’abusivismo edilizio fintamente realizzata eseguendo isolate sentenze di abbattimento di case di “necessità” ed incrementando il numero dei senza tetto

 Un suo NO al degrado della Galleria con la facciata che crolla distruggendo una giovane vita, un No al crollo sulla riviera di Chiaia e alla mancata possibilità di ricostruire subito la Città della Scienza.

 Un NO alla sicura perdita di tutti i fondi destinati al Centro Storico di Napoli , patrimonio dell’Umanità, determinata dalla totale, indiscutibile assenza di ogni guida e controllo sugli interventi da realizzare!

 E tanti, tanti NO al degrado urbano, alle Vele, all’abbandono dell’Area ex Corradini e della Cirio, ma anche all’assenza di progetti e prospettive per un ripensamento sulla qualità della città, sui beni comuni, sull’arredo urbano, sulla pulizia vedendo, come si vede facilmente ed anche nel Centro Storico, spazzatura da ogni parte, al di là delle percentuali più o meno alte realizzate/non realizzate!?!

 Un NO ai preziosi funzionari che lo circondavano e il cui unico interesse paesaggistico e ambientale in una città allo sfascio e con periferie nel degrado più assoluto, è quello del colore degli ombrelloni, delle sedie e dei tavolini dei bar e della cura che la notte vengano ritirati all’interno del locale!!!!!!!

 Caro Soprintendente chi scrive ritiene di aver titolo a parlare di URBANISTICA E DI TUTELA DEL PAESAGGIO E DEI BENI CULTURALI, più di altri Cultori della materia che, in ogni caso, sulla stessa basano la propria attività professionale e lavorativa, in quanto, per motivi a tutt’oggi non del tutto noti, è lontana professionalmente dal settore ed occupata in altri ambiti e, quindi, sostanzialmente e fondamentalmente disinteressata e neutrale rispetto ai cavilli e ai “preziosismi” degli addetti ai lavori!

 Chi scrive, però, ha riflettuto a lungo, ha studiato, non ha trascurato di seguire l’evoluzione legislativa dei vari aspetti del tema “organizzazione del territorio” nell’ultimo ventennio, per puro diletto!

 E chi scrive ritiene che il vero limite degli interventi degli urbanisti sia quello di ripercorrere schemi di ragionamento impostati tra gli anni 40 e il 1968 e fondati su concetti schematici e desueti che, forse già tra il 1944 e il 1968 avevano mostrato dei limiti, ma che dal 1968 ad oggi sono stati stravolti, inapplicati, ignorati, mistificati, utilizzati per detenere il potere, mistificare la realtà e discriminare i cittadini, violare i diritti umani, senza neanche tentare di pervenire allo scopo presunto dell’”organizzazione” del territorio: gestita nelle forme che abbiamo verificato negli ultimi decenni, l’urbanistica è stata strumento essa stessa di scempio delle città, dei territori e dei beni paesaggistici e culturali.

 Per elaborare un piano urbanistico occorrerebbe partire dai bisogni dei cittadini e fare in modo che gli stessi trovino soddisfazione nel migliore dei modi possibile: prescindendo dalle esigenze ed imponendo inutili vincoli, omettendo di individuare gli interventi di edilizia residenziale pubblica, gli interventi di edilizia agevolata e sociale, disconoscendo i bisogni degli abitanti, dei soggetti che nel territorio avrebbero voluto vivere ed esercitare una attività, degli stranieri che scelgono di fissare la loro residenza in Italia, dei giovani che non riescono ad accedere al mercato privato delle abitazioni ed ai mutui bancari, del popolo che avrebbe desiderato lasciare la promiscuità e l’insalubrità dei “bassi” senza essere deportato, evitare l’adattamento nei sottoscala e negli scantinati senza lasciare il proprio quartiere di origine, costruire con i necessari permessi una piccola abitazione nella propria terra senza lasciare il fondo agricolo o l’attività economica commerciale o artigianale gestita nel quartiere, si “disegnano” solo “quadri” destinati a rimanere illusorie prefigurazioni di luoghi inesistenti e che mai esisteranno!

 Bene comune sono la città, il territorio, la salubrità , l’ambiente urbano, il paesaggio e i beni culturali, il “tetto” che è un diritto, non “costituzionale” ma “naturale” per ogni uomo, per ogni donna e per ogni bambino.

 L’urbanistica deve essere la scienza per la tutela del “bene comune” e tutte le scelte riferite al territorio cittadino ed allo spazio pubblico non devono essere elaborate dall’alto, ma derivare dall’incontro e dall’intreccio partecipato di coloro che vivono sul territorio e che hanno “diritti” sul territorio e non possono tollerare, come le mamme della terra dei fuochi, che il loro territorio, gestito da altri, possa uccidere i loro figli.

 

Ida Alessio Vernì

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