
Pubblicazione senza commenti…….. poi racconteremo anche il “diritto non scritto” elaborato a Napoli sulla Direttiva Bolkenstein


Se poi non avevi problemi all’interno di locali produttivi e dovevi usare il suolo pubblico napoletano pensavi di essere fuori dalla peste, ma invece…………………
Sorgente: DIMENTICANZE DELLA SOPRINTENDENZA ……… MA NON SOLO! ANCHE QUI PROCEDIMENTI DA FONTI NON SCRITTE?
Se poi non avevi problemi all’interno di locali produttivi e dovevi usare il suolo pubblico napoletano pensavi di essere fuori dalla peste, ma invece………………………….
Con il combinato disposto di testimonianze false tendenti alla persecuzione della dottoressa Vernì, nei precedenti tentativi di porla on the road, interventi del Consiglio Comunale di Napoli che, su istigazione dell’esimio urbanista Panini, nel silenzio di Piscopo che sa, ma preferisce non interferire(!!!), si è sostituito al Ministero ed ha vincolato come monumenti tutte le strade e le piazze della città, il complice silenzio della Soprintendenza che ha visto moltiplicarsi in maniera smisurata i propri “poteri” di “intervento” ma sa che avrebbe dovuto chiarire a Panini la sua assoluta incompetenza a definire il vincolo culturale, dichiarazioni politiche entusiaste, assenza assoluta delle associazioni di categoria e rassegnato silenzio dei diretti interessati, che preferiscono compiacere gli addetti ai controlli sul territorio, si è realizzato che, per qualsiasi istallazione a Napoli, sarebbe necessario avere:
1) UN PERMESSO A COSTRUIRE ( sul marciapiede di Piazza dei Martiri?????), ma con un nuovo istituto inventato dall’assessore Panini e ancora non recepito nel Testo Unico dell’Edilizia
2) L’AUTORIZZAZIONE DELLA SOPRINTENDENZA AI SENSI DELL’ART. 21 DEL CODICE Urbani :“’esecuzione di opere e lavori di qualunque genere su beni culturali è subordinata ad autorizzazione del soprintendente”….. L’autorizzazione è resa su progetto o, qualora sufficiente, su descrizione tecnica dell’intervento, presentati dal richiedente, e può contenere prescrizioni. ….omissis
3) IL PARERE DELLA SOPRINTENDENZA SULL’USO DEL BENE CULTURALE AI SENSI DELL’ART. 21 DEL CODICE Urbani
4) L’AUTORIZZAZIONE DELLA SOPRINTENDENZA AI SENSI DELL’ART. 106 DEL CODICE Urbani: “1. Lo Stato, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali possono concedere l’uso dei beni culturali che abbiano in consegna, per finalità compatibili con la loro destinazione culturale, a singoli richiedenti. (comma così modificato dall’art. 2 del d.lgs. n. 156 del 2006)
2. Per i beni in consegna al Ministero, il Ministero determina il canone dovuto e adotta il relativo provvedimento.(comma così modificato dall’art. 39, comma 1, lettera a), legge n. 98 del 2013)
2-bis. Per i beni diversi da quelli indicati al comma 2, la concessione in uso è subordinata all’autorizzazione del Ministero, rilasciata a condizione che il conferimento garantisca la conservazione e la fruizione pubblica del bene e sia assicurata la compatibilità della destinazione d’uso con il carattere storico-artistico del bene medesimo. Con l’autorizzazione possono essere dettate prescrizioni per la migliore conservazione del bene.(comma introdotto dall’art. 2 del d.lgs. n. 156 del 2006)
Ed ovviamente:
5) L’AUTORIZZAZIONE DELLA SOPRINTENDENZA per la tutela paesaggistica, preceduta dal parere della Commissione Edilizia Integrata (altra autorevole fonte di diritto “non scritto”!)
QUALCHE VOLTA SI TROVANO ANCHE IMPROBABILI PARERI EX ART. 53 e poi, va detto per onestà, PULLI, Direttore sia dell’edilizia che del controllo paesaggistico nonostante i divieti in tal senso, ha ottenuto l’esonero dal controllo della Soprintendenza se si tratta solo di ombrelloni (ma con il piede centrale non lateralizzato) e si ritirano all’interno tutte le sere!!!!!!!!!!
(Pare che i sostegni lateralizzati siano da considerare lesivi del paesaggio napoletano, sebbene su questo punto neanche on the road si riesca a capire la questione! E pubblicherò uno scritto elaborato con l’ausilio di un ottimo architetto urbanista che vuole conservare l’anonimato!)
Da fonti non scritte raccolte on the road pare che le trovate di Panini (che ha convinto il Consiglio Comunale però!) siano state considerate extra ordinem e da non applicare, solo che, per non riconoscere errori e ORRORI, falsità delle testimonianze e abissali ignoranze, tutto ciò viene occultato all’interno degli addetti ai lavori e circolano lettere e letterine, rigorosamente segretate, mediante le quali gli appartenenti al “cerchio magico” possono ottenere quanto loro occorre, in barba ai principi di legalità, trasparenza e legittimità dell’azione amministrativa!
IAV
Ma cosa occorre per vendere o somministrare a Napoli? Dalle fonti orali sembra che i procedimenti siano Made in Naples (da qui il nuovo nome del Servizio Commercio al dettaglio??). Ma, non essendo …
Ma cosa occorre per vendere o somministrare a Napoli? Dalle fonti orali sembra che i procedimenti siano Made in Naples (da qui il nuovo nome del Servizio Commercio al dettaglio??).
Ma, non essendo presumibile che si proceda secondo “diritto non scritto” ( o si?) , invece delle fonti orali, a quanto pare inattendibili, seguiamo le fonti scritte!
Disposizione del Direttore Generale n. 2l del 15.5.2014
7. Sono altresì esclusi dall’ambito di applicazione del procedimento gestito dal SUAP:
a) gli immobili a destinazione produttiva nei quali sono stati commessi abusi edilizi per i quali non sia mai stata presentata domanda di condono edilizio;
b) gli immobili a destínazione produttiva per i quali è pendente un procedimento non ancora esitato di condono edilizio;
c) gli immobili a destinazione produttiva per i quali si renda necessaria la presentazione di una domanda di accertamento di conformità di cui all’art. 36 del D.P. R. 380/2001 , ovvero questa sia stata presentata al competente ufficio ma non ancora esitata.
…………………………………
E se tutto ciò non veniva previamente risolto cosa succedeva?
“ Diversamente, deve esserne disposta l’improcedibilità per carenza di un pre-requisito essenziale.”
Considerato il numero dei casi sub a) e b), considerato che la domanda di accertamento di conformità non poteva essere attivata in zona vincolata e che Napoli è quasi tutta vincolata, era facile comprendere che non si poteva aprire NIENTE, che l’esistente non poteva essere ceduto etc e che occorreva auspicare l’immortalità dei titolari delle attività produttive perchè anche la successione mortis causa poteva rendere improcedibile le istanze, la scrivente ha inutilmente scritto al Sindaco:
si devono avvertire le imprese che, in presenza di un patrimonio edilizio abusivo o parzialmente abusivo o abusivo in alcune parti e , comunque, privo dei certificati di agibilità e abitabilità per oltre l’80% in città, con percentuale che arriva quasi al 95% con riferimento alla zoccolatura del piano terra (per evidenti motivi sottoposta nei decenni a reiterate ristrutturazioni e modifiche), non solo risulterà praticamente impossibile intraprendere una nuova attività, ma sarà anche impossibile modificare, volturare, ampliare, mutare i settori merceologici o addirittura “ereditare” perché la Disposizione impedisce al soggetto non munito di collaudo ed agibilità addirittura di accedere allo Sportello!
Risposta: il silenzio!
A questo punto si dovrebbe camminare per strade prive di attività commerciali, artigianali, bar e ristoranti, dovrebbe essere quasi impossibile avvistare gazebi e strutture variamente chiuse per sedersi a consumare, notare negozi abbandonati nel centro antico di Napoli……………………….. e invece NO.
E allora forse i sistemi sono altri e non si trovano nelle “fonti del diritto”!
E’ ovvio che chi ha subito tutti gli iter da sistema ufficiale, o si è rassegnato alle procedure “extra ordinem” , quando vede villaggi natalizi coorganizzati dal Comune, alberi, village etc etc si domanda come mai, improvvisamente, l’agibilità occorrente per vendere (se va bene) due libri al giorno, può invece mancare per iniziative di ben altra portata.
Del resto per Edenlandia e il suo villaggio, la presenza del simbolo del Comune e delle Scia per vendere e somministrare escludono, in ogni caso, la possibilità di trasferire ad altri la responsabilità di carenze documentali, perchè per presentare al SUAP la scia per vendere e somministrare, doveva già essere tutto a posto da ogni altra fonte e autorità, altrimenti il Servizio Made in Naples e il Suap dovevano disporne:
“ I’improcedibilità per carenza di un pre-requisito essenziale.”
Nell’ormai lontano luglio del 2014 in una Relazione in cui rammentavo al Sindaco che il SUAP era stato creato per agevolare le attività produttive e che il Regolamento SUAP approvato non rispondeva a tale finalità, avevo scritto: “Finalmente tutto ritorna nell’ordine consueto: prima si deve mettere a posto l’immobile e solo dopo si potrà procedere con la pratica amministrativa per l’attività, cambiando uffici di volta in volta, passando da un “dirigente” all’altro e rispettando con precisione gli orari, anche monosettimanali, di uffici che invece, per definizione, dovrebbero al più essere autorizzati dal Sindaco alla chiusura al pubblico solo per un giorno al mese!!!!!!!!!
Qualcuno può crederci in buona fede….. ma è bene che rifletta!
Chi pagherà? In parte l’imprenditore che sarà costretto a sborsare per mesi canoni di locazione di notevole entità senza entrate, effettuare i lavori (con spese da 100.000 euro a salire) dopo le autorizzazioni, concluderli, ottenere l’agibilità e solo successivamente sapere se l’attività che aveva in mente di intraprendere potrà o meno essere svolta!
In parte i consumatori sui quali il prezzo di tutto ciò deve essere riversato.
Sicuramente la Città che, ovviamente, non potrà essere scelta come luogo in cui investire, aprire negozi, alberghi, bar, ristoranti, portare capitali dall’estero o da altre parti d’Italia e in cui assumere qualcuno dei tanti giovani senza lavoro e senza reddito!!!!!!
Soggetti impotenti, nelle mani dei loro professionisti che evidentemente non ne curano gli interessi, nelle mani del “potere politico” occupato su ben altre questioni, nelle mani di facebook e di TWITTER sui quali si
discute se era giusto sanzionare le bancarelle dei librai di Port’Alba o meno, dividendosi tra i fautori della “legalità” (i vigili urbani del Comune di Napoli!!!!) e quelli della “cultura” ( i librai e la Napoli-bene), mentre NESSUNO si pone la domanda più elementare e banale: perché i banchetti dei libri erano istallati con occupazione abusiva del suolo pubblico????
Ma il Sindaco, come detto, non ha ritenuto opportuno approfondire……
Perchè Crescentini pensa che le responsabilità siano burocratiche?? I burocrati sanno solo che, se i riflettori si accendono, procedere con fonti non scritte made in Naples può essere pericoloso!
IAV