A settembre del 2015 il consigliere architetto Gaetano Troncone pubblicava un BLOG
“L’elenco dei palazzi e delle piazze vincolate, aggredite dai tabelloni pubblicitari
Leggi il dossier completo
http://gaetanotroncone.blogspot.it/2015/09/cartellopoli-il-dossier-sui-tabelloni.html
deprecando l’esistenza di tabelloni Pubblicitari vicino ai Palazzi Vincolati e alle Piazze Vincolate!
Decine e decine di fotografie a colori, interrogazioni, richieste…. promesse abituali di Panini……….. SILENZIO!
A distanza di 15 mesi, nei quali è successo di tutto sui Monumenti…………
NASCONO I “VERDIBLU”
Solito Scalpore, solite proteste, soliti immobili vincolati (quelli del 1999)!
Ma no! Troppo semplice!
Mi viene chiesta una opinione, un consiglio su come bloccare la installazione selvaggia, che cosa denunciare!
E’ meglio perciò elencare i motivi per cui questa operazione va bloccata immediatamente
1) quello che rilevano tutti! sono davanti ai Monumenti!
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A parte però che il codice dei beni culturali NON vieta l’istallazione di tabelloni pubblicitari ma dispone solo:
Art. 49. Manifesti e cartelli pubblicitari
- E’ vietato collocare o affiggere cartelli o altri mezzi di pubblicità sugli edifici e nelle aree tutelati come beni culturali. Il collocamento o l’affissione possono essere autorizzati dal soprintendente qualora non danneggino l’aspetto, il decoro o la pubblica fruizione di detti immobili. ………….
e, quindi c’è la probabilità che l’autorizzazione sia già stata data …..o che, ci sia stata una “dimenticanza” cui prontamente la Soprintendenza porrà rimedio!
E a parte che, per merito di Panini e del Consiglio Comunale TUTTI gli impianti sono su monumenti vista l’estensione della nostra zona sottoposta a vincolo culturale!
2) chi ha deciso la sostituzione degli impianti affissionali comunali?
Questa decisione compete al Comune e l’organo deputato a farla è il Consiglio Comunale per una serie complessa di motivi. A livello legislativo per una serie complessa di motivazioni lo Stato tendenzialmente intende arrivare all’abolizione degli impianti affissionali, sostenendo che gli stessi sono inutili perché sostituibili con altre e più moderne forme di comunicazione istituzionale, perché sono troppo costosi, perché erano necessari ad effettuare un servizio che era obbligatorio ma non lo sarà più e tanti altri analoghi e non deprecabili motivi. Non essendo ancora obbligatorio abbatterli o concederli con gare ai privati, i Comuni sono al momento forse liberi di tenerli o meno, sicuramente però non possono ipotizzare di provvedere a sostituire tutti gli impianti o ad affrontare spese straordinarie in tale direzione!
Si tratta di somme ingenti che è stato/sarà vietato spendere per un servizio non obbligatorio e che solo il Consiglio Comunale, valutando le entrate prodotte dalla gestione del servizio affissionale, potrebbe, ben motivando, decidere di stanziare!
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quale progetto è stato approvato?
Il Comune di Napoli dispone di 33.500 mq di impianti affissionali diffusi in tutta la Città e distinti in impianti 6X3 ed impianti 1X1,40. Di questi impianti alcuni sono stati concessi in locazione e dovrebbero essere stati restituiti al Comune, altri sono crollati o sono stati rimossi, altri risalgono agli anni 60/70 , altri sono stati realizzati nel periodo trentennale della concessione IGAP cessata nel 1998 , molti sono stati riparati e manutenuti tra il 2003 e il 2006 e poi ancora tra il 2007 e il 2011 con spese ingenti di milioni di euro ( fra cui una manutenzione di 440.000 euro effettuata tra il 2003-2005 mi è stata addebitata come concorso in bancarotta fraudolenta), una parte, assolutamente la migliore, è stata fornita come arredo urbano in sinallagma con l’ottenuta superficie pubblicitaria in zona rossa, senza corrispettivo in denaro dalla Clear Channel agli inizi del nuovo secolo………………………………….
Quali si stanno sostituendo? Proprio questi ultimi!
E quindi occorre che ci sia un progetto che censisca 33.500 mq, chiarisca se una parte viene abolita e una parte rimane e fra quelli che rimangono, individua quali verranno sostituiti e come e quali solo manutenuti e con quali costi globali!
In questo progetto si sarebbe dovuto anche chiarire se se ne istallavano di nuovi come è avvenuto certamente in via Filangieri, in piazza del Gesù etc etc, se con natura commerciale o istituzionale, con quali entrate e con quali costi.
4) quali modalità sono state previste?
E’ evidente che si potrebbe anche sostenere che i verdiblu nuovissimi vanno in zona rossa e che i forniti da Clear Channel serviranno a fare le sostituzioni più in periferia. Ma se coì fosse non si dovrebbe procedere alla DISTRUZIONE degli impianti CLEAR CHANNEL.
Invece gli stessi NON VENGONO SMONTATI MA SEGATI E POI SE NE APPROPRIA LA DITTA CHE STA OPERANDO LE ISTALLAZIONI DEI VERDIBLU!!!!!
Questo fatto è gravissimo perchè, lo si ripete, stiamo parlando di impianti affissionali relativamente nuovi e di gran pregio!
La qualità e la tipologia dei nuovi da chi sono state verificate? Esiste una perizia che consenta di parlare di un miglioramento qualitativo? Chi ha deciso le colorazioni, e chi ha collaudato i singoli impianti verificando le modalità di istallazione??
Chi dirige i lavori e chi esercita il controllo analogo sulla Napoli Servizi?
Da chi il Comune ha fatto realizzare il progetto?
Chi ha progettato sa che Napoli ha avuto i primi progetti di arredo urbano pubblicitario studiati specificamente per la Città? Sa che “Napoli è la prima città italiana per la quale è stato progettato un sistema d’arredo urbano tagliato su misura per il suo clima, la sua cultura, la sua gente.”?
Sa che architetti di fama mondiale hanno disegnato e progettato gli interventi?
A chi è stata affidata la progettazione degli impianti sostitutivi?
E come è stato programmato l’innesto a pavimento dove non ci si infila nei “bicchieri” della Jolly segando i pali qualche centimetro più in alto???
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quanto si spenderebbe per queste sostituzioni, ammesso che fossero legittime e potessero continuare?
Calcoliamo che Roma, che ha opportunamente deciso di affidare ai privati gli impianti affissionali, tra le motivazioni del provvedimento, oltre all’obbligo di legge, ricorda proprio l’onerosità della manutenzione degli impianti affissionali e la necessità di curare il decoro urbano e la tutela dei beni culturali e paesaggistici eliminando un parco impianti che, certamente, non può avere le qualità tecniche e le manutenzioni che ai privati risultano possibili.
Specificamente per il servizio affissionale e nel 2015 il Comune di Napoli avrebbe dovuto analizzare i vantaggi della gestione di tale servizio e le criticità che lo stesso presentava.
In particolare il Comune di Napoli avrebbe dovuto effettuare calcoli e perizie, non per stabilire quanto corrispondere alla Napoli servizi, ma per valutare che il costo molto elevato di gestione poteva essere coperto solo in minima parte dagli introiti dei diritti di affissione, sempre che gli stessi continuino ad esistere, e che i risultati in termini di sicurezza per la pubblica e privata incolumità e di decoro urbano non sarebbero stati pregevoli.
Il Comune di Napoli avrebbe dovuto valutare che la vetustà della quasi totalità degli impianti (alcuni sul territorio da oltre 60 anni), con conseguente elevato costo per la manutenzione e sostituzione di oltre 30.000 mq e avrebbe dovuto decidere di trasferire , per uso ad impianti pubblicitari, la superficie tutta o parte alle ditte pubblicitarie.
Il Comune di Napoli avrebbe dovuto comparare i costi dei nuovi mezzi di comunicazione, televisioni, web, reti civiche per la divulgazione di notizie in modo rapido e capillare con i costi dell’utilizzazione della superficie affissionale e avrebbe dovuto valutare che una serie di norme impegnano anche gli Enti Locali a disincentivare il supporto cartaceo degli atti amministrativi ed a dotarsi di tecnologie tendenti alla dematerializzazione degli atti stessi, per concludere, ancora una volta, sull’opportunità di sopprimere il servizio affissionale consentendo ai privati, ditte pubblicitarie, di poter fruire di ulteriori spazi per la propria attività.
Ma soprattutto il Comune avrebbe dovuto evidenziare che l’affissione di manifesti cartacei su impianti appositamente dedicati nella forma dei “cartelloni”, già 17 anni fa tendenzialmente eliminata nelle zone di maggior pregio della Città di Napoli il cui centro storico è patrimonio dell’Unesco, esige la presenza di manufatti impattanti sul contesto storico, architettonico e paesaggistico, e, che, il trasferimento delle superfici ai privati per i quali esistono margini economici diversi che consentono l’utilizzo di manufatti di arredo urbano, avrebbe eliminato impianti e plance affisse sui muri che costituiscono un elemento di degrado del decoro urbano, oltre che a causa della loro vetustà, anche a causa della loro essenza. Si pensi solo che sui VERDEBLU si incollerebbero ancora manifesti cartacei con la colla, cosa che nelle città europee non esiste più e forse neanche in Cina e in Brasile!
Il Comune avrebbe dovuto, infine, valutare che stanziare fondi di importo elevato appositamente dedicati alla riqualificazione/sostituzione degli impianti di pubbliche affissioni, oltre ad essere insostenibile da un punto di vista economico, non avrebbe risolto il problema in quanto mai il Comune avrebbe avuto margini per trasformare gli impianti dal formato cartellone in oggetti di arredo urbano di pregio.
A seguito di tali valutazioni avrebbe potuto decidere, sempre che la legge glielo consentisse, se proseguire il servizio di pubbliche affissioni affidandolo in house alla Napoli Servizi spa, o adottare altre decisioni in proposito.
In altri Comuni sono state assunte determinazioni che vedono destinatari di tutta o parte la superficie affissionale, gli operatori pubblicitari privati: o nella forma della gara, o con apposite specifiche convenzioni e si è fatto in modo che gli operatori pubblicitari saranno coloro che possono gestire e riqualificare, senza oneri a carico dell’Amministrazione Pubblica, gli impianti utilizzati per il servizio delle pubbliche affissioni, e ciò spesso in connessione con interventi di riqualificazione urbana e fornendo, a titolo gratuito, gli spazi per i messaggi istituzionali dei Comuni stessi.
Il Comune di Napoli ritiene, a torto o a ragione che la norma non abbia carattere cogente e sia derogabile per volontà del Comune, ma, anche a voler accettare tale assunto indimostrato, non si comprende in quale punto del provvedimento impugnato si faccia a ciò riferimento e quali siano le motivazioni del Comune di Napoli per voler necessariamente espletare un Servizio non indispensabile e non obbligatorio.
Ma perchè mai inizia distruggendo e gettando gli Impianti progettati dall’Atelier MENDINI certamente di qualità incommensurabilmente superiore ai VERDEBLU?
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Ed infine il Comune quanto guadagna dal Servizio affissionale?
Qui scende il più fitto mistero perchè, presumibilmente includendo canoni pubblicitari e diritti affissionali, il Comune, nei suoi alti vertici, parla di cifre annue ridicole. Non risponde ad alcuna richiesta di chiarimenti, e certamente è sotto gli occhi di tutti che, trasferiti gli operai affissatori a fare le pulizie nei bagni degli uffici, e trasferito l’ufficio affissioni in periferia, non sembra che stuoli di camioncini girino per affiggere per conto del Comune e gli impianti o sono vuoti o pubblicizzano spettacoli teatrali che, notoriamente, godono di consistenti riduzioni: Ma allora questa spesa aggiuntiva per sostituire parte o tutti gli impianti affissionali a fronte di quale previsione di entrata di sta effettuando?
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Chi esercita il controllo analogo?
In verità i punti da chiarire, e certo non solo ai negozianti che chiedono risarcimenti danni laddove le installazioni avvengono senza alcun criterio e autorizzazione dinanzi alle loro vetrine e senza sostituzione, sono molti……. i potenziali danneggiati numerosi, e le domande vere le dovrebbe porre la Procura della Repubblica, perchè, almeno in questa materia non si capisce se il Comune controlla la napoli Servizi o se, “dipende” dalla Napoli Servizi, interpellandola e coinvolgendola anche nei settori e sulle materie che alla Napoli Servizi NON ha trasferito ( i canoni pubblicitari, gli impianti elettorali etc etc?)
8. Ma come mai avviene tutto nel silenzio? dov’è la Soprintendenza?
IAV
