L’albero di Natale, ovvero “eh che, so’ Pasquale io” di Enrico Martinelli

Uno dei sintomi più gravi di questi “tempi moderni” è la confusione tra l’ essere e l’ apparire. Già stigmatizzata mirabilmente dal genio di Totò nella famosa gag “eh che, so’ Pasquale io” agli inizi degli anni ’60, torna prepotentemente ai giorni nostri: la noncuranza verso gli schiaffi in faccia è riposta nella negazione della propria identità. Dopo tanti commenti su N’albero alla rotonda Diaz, credo sia opportuna qualche altra riflessione. Poiché la denominazione è il primo “segno” destinato a comunicare il significato degli oggetti di cui essa esprime una qualità essenziale, iniziamo dal nome. “N apostrofo albero con l’ articolo indeterminativo in forma contratta dinanzi ad un sostantivo maschile ” è un chiaro riferimento al dialetto napoletano; inoltre, poiché il periodo in cui esso viene “piantato” è quello delle feste natalizie, non vi è dubbio che nelle intenzioni di chi lo ha partorito vi fosse un preciso riferimento ad un l’albero di Natale a Napoli. L’ albero di Natale, tuttavia, ha origine celtica o, più in generale, nordeuropea, dove vi era l’ uso di celebrare il solstizio d’ inverno addobbando alberi “sempreverdi” (abeti o conifere in genere) con festoni o luci colorate e piccoli pacchetti di regali. Ciò accadeva, ed accade, perché l’ immagine dell’ albero è visto in quasi tutte le culture e religioni come simbolo della vita, per cui, insieme alla ben diversa tradizione napoletana del presepe, l’ albero di Natale è una delle più diffuse usanze natalizie, con tutte le connotazioni, usi e conseguenze semantiche che derivano da tale accezione. Il Natale è una festa cristiana e l’ albero di Natale rappresenta uno dei simboli evocatori, sebbene la Chiesa delle origini ne vietò l’ uso per accoglierlo solo più tardi, consacrandolo definitivamente con Giovanni Paolo II, quando si cominciò ad allestire un grande albero, un vero albero, nel cuore del Cattolicesimo mondiale, in Piazza San Pietro a Roma. Sia nelle città come riferimento per la collettività che nelle case quale decorazione della intimità familiare, l’albero di Natale è presente durante i giorni delle celebrazioni liturgiche, ma anche di laiche interpretazioni della natività e del senso di rinnovamento ad essa riconducibile. In genere viene preparato nel giorno della Immacolata concezione e rimosso poco dopo l’ Epifania. Dalle sue origini, dunque, si deducono le caratteristiche peculiari di cosa sia e di cosa rappresenti un albero di Natale per la collettività: segno e significato, riferimento culturale e religioso, rapporti dimensionali con il contesto, autenticità. In quanto “segno” un qualsiasi albero di Natale, dunque, deve comunicare, mediante la propria immagine “esterna” (ma anche attraverso la forma e la collocazione) il suo significato. Un albero di Natale, dunque, non è “penetrabile” se non attraverso il processo mediante il quale esso sia convenzionalmente assunto come rappresentazione di un’ altra cosa con cui abbia una indissolubile connessione ontologica. L’albero di Natale, infine, è da sempre – ed oggi ancor di più alla luce delle parole di Papa Francesco – riferimento ad una ritualità modesta nella forma e nell’apparire, ma ricchissima nel significato: questo per i credenti ed i laici. E veniamo al nostro “n’albero” alto circa 40 metri con un peso proprio di 400 tonnellate oltre le 30 di zavorra, è stato realizzato con il sistema dei ponteggi per l’ edilizia che, in tali dimensioni e configurazioni, richiama le strutture provvisionali a cui si fa ricorso per contenere cedimenti di edifici o elementi naturali in caso di fatiscenza o calamità naturali quali i terremoti ! Esso è illuminato da ben 1.300.000 lampade a led, il piano terra è una galleria commerciale, mentre il primo piano ospita addirittura un ristorante; al piano terra ed al primo piano si accede, ovviamente, gratis, mentre per le terrazze superiori occorre pagare un biglietto di 8 euro a persona. Una sorta, dunque, di Moloch a cui offrire in sacrificio bambini e illusi avventori affamati di “novità” i quali si inebriano nel tentativo di compensare la vacuità di una città progressivamente privata di capacità intellettuale e di contenuti. Un “albero di Natale” dunque il cui valore va verificato in termini di profitto: non c’è che dire una interessante interpretazione del rinnovamento e della rinascita: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché pulite l’ esterno del bicchiere e del piatto, mentre dentro sono pieni di rapina e d’intemperanza.” (Bibbia – Matteo 23) E c’è persino l’ ascensore: non sono credente, ma mi immagino quanto avrebbe fatto comodo a Gesù un impianto elevatore nel suo cammino con la croce verso il Golgota ! Un ascensore per salire dove ? Sullo specchietto per le allodole: il panorama ! Il panorama di norma è un’ampia veduta generale di un territorio, di una città o di una parte significativa di essa. Il panorama di Napoli, quello nella sua più semplice accezione di puro riconoscimento dell’ immagine godibile alla vista, quello caro e noto a tutti, turisti e non, è composto dall’ ansa del golfo – la parte che contiene il Castel dell’Ovo e si “chiude” su di esso – e dal Vesuvio digradante verso il mare, Capri e punta Campanella in lontananza. Orbene questa veduta che la si guardi dal livello del mare o da qualche decina di metri più su, rimane la stessa per evidenti motivi di rapporto dimensionale tra lo spettatore ed il contesto. Essa varia unicamente se ci si “arrampica” – magari mediante una delle quattro funicolari – sulla collina del Vomero o di Posillipo: dal belvedere della certosa di San Martino è possibile spaziare su entrambe le anse del golfo di Napoli, da Capo Posillipo alla Punta Campanella. Ma c’è di più. La particolare configurazione territoriale che la città ha storicamente assunto, tra la parte pianeggiante e quella collinare, consente alcuni scorci mirabili semplicemente passeggiando tra le sue strade o scendendo le sue scale: da via Toledo, ad esempio, guardando verso la collina attraverso i vicoli dei famosi “quartieri spagnoli” capita di cogliere una immagine della Certosa di San Martino così grande che sembra quasi di toccarla; oppure scendendo lentamente le scale del Petraio, antico borgo che ricalca il tracciato di uno dei tanti alvei alluvionali del Vomero, tra i vecchi palazzi, il “panorama” fa capolino all’ improvviso mostrandosi diverso di volta in volta, pur essendo sempre lo stesso ! Anche questa è Napoli ed i soppalchi per “ammirare” le cime degli alberi della Villa Comunale, già martoriata per altra via, non le appartengono. L’ albero di Natale è una cosa seria, molto seria e mai può essere ricondotto ad un luna park ! Ma anche il luna park è una cosa seria. Esso è un luogo, articolato e complesso per la molteplicità e diversità delle sue componenti, dove la dinamicità del movimento produce divertimento ed emozioni, contrapponendosi alla “banalità dell’ insignificante” che è proprio della staticità dell’ apparire. Un mirabile esempio di “luna park” è l’area della Riesenradplatz a Vienna, all’ interno del grande parco del Prater, dove si trova la famosa “ruota panoramica” dalla quale, mentre si percorre l’ intera circonferenza raggiungendo 65 metri di altezza, è possibile godersi la vista della Città. Nel Prater poi vi è uno storico ristorante, lo Stadtgasthaus Eisvogel, che, sin dal 1805, offre una cucina viennese ad alto livello. Qui a Napoli per alzare il livello di un ristorante – attrezzatura mancante a Mergellina e dintorni e che offre uno dei piatti tipici della tradizione napoletana, la chianina ! – lo alziamo materialmente di livello, ponendolo a sei metri da terra ! N’albero, un ristorante, ecco cosa è: nulla contro i ristoranti, ovviamente, ma l’ importante è chiamare le cose con il loro nome. Un ristorante, dunque, rispettoso di tutta la normativa di settore, ma con la caratteristica di essere provvisorio, caratteristica specifica delle bancarelle di panini di hot-dog, con buona pace di tutta la cucina napoletana.

 

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SUI “VERDIBLU” deve intervenire la Procura della Repubblica!

A settembre del 2015 il consigliere architetto Gaetano Troncone pubblicava un BLOG

L’elenco dei palazzi e delle piazze vincolate, aggredite dai tabelloni pubblicitari

Leggi il dossier completo 

http://gaetanotroncone.blogspot.it/2015/09/cartellopoli-il-dossier-sui-tabelloni.html

deprecando l’esistenza di tabelloni Pubblicitari vicino ai Palazzi Vincolati e alle Piazze Vincolate!

Decine e decine di fotografie a colori, interrogazioni, richieste…. promesse abituali di Panini……….. SILENZIO!

A distanza di 15 mesi, nei quali è successo di tutto sui Monumenti…………

NASCONO I  “VERDIBLU”

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Solito Scalpore, solite proteste, soliti immobili vincolati (quelli del 1999)!

Ma no! Troppo semplice! 

Mi viene chiesta una opinione, un consiglio su come bloccare la installazione selvaggia, che cosa denunciare!

E’ meglio perciò elencare i motivi per cui questa operazione va bloccata immediatamente

1) quello che rilevano tutti! sono davanti ai Monumenti!

  1. A parte però che il codice dei beni culturali NON vieta l’istallazione di tabelloni pubblicitari ma dispone solo:

Art. 49. Manifesti e cartelli pubblicitari

  1. E’ vietato collocare o affiggere cartelli o altri mezzi di pubblicità sugli edifici e nelle aree tutelati come beni culturali. Il collocamento o l’affissione possono essere autorizzati dal soprintendente qualora non danneggino l’aspetto, il decoro o la pubblica fruizione di detti immobili. ………….

 

e, quindi c’è la probabilità che l’autorizzazione sia già stata data …..o che, ci sia stata una “dimenticanza” cui prontamente la Soprintendenza porrà rimedio!

E a parte che, per merito di Panini e del Consiglio Comunale TUTTI gli impianti sono su monumenti vista l’estensione della nostra zona sottoposta a vincolo culturale!

2) chi ha deciso la sostituzione degli impianti affissionali comunali?

Questa decisione compete al Comune e l’organo deputato a farla è il Consiglio Comunale per una serie complessa di motivi. A livello legislativo per una serie complessa di motivazioni lo Stato tendenzialmente intende arrivare all’abolizione degli impianti affissionali, sostenendo che gli stessi sono inutili perché sostituibili con altre e più moderne forme di comunicazione istituzionale, perché sono troppo costosi, perché erano necessari ad effettuare un servizio che era obbligatorio ma non lo sarà più e tanti altri analoghi e non deprecabili motivi. Non essendo ancora obbligatorio abbatterli o concederli con gare ai privati, i Comuni sono al momento forse liberi di tenerli o meno, sicuramente però non possono ipotizzare di provvedere a sostituire tutti gli impianti o ad affrontare spese straordinarie in tale direzione!

Si tratta di somme ingenti che è stato/sarà vietato spendere per un servizio non obbligatorio e che solo il Consiglio Comunale, valutando le entrate prodotte dalla gestione del servizio affissionale, potrebbe, ben motivando, decidere di stanziare!

  1. quale progetto è stato approvato?

Il Comune di Napoli dispone di 33.500 mq di impianti affissionali diffusi in tutta la Città e distinti in impianti 6X3 ed impianti 1X1,40. Di questi impianti alcuni sono stati concessi in locazione e dovrebbero essere stati restituiti al Comune, altri sono crollati o sono stati rimossi, altri risalgono agli anni 60/70 , altri sono stati realizzati nel periodo trentennale della concessione IGAP cessata nel 1998 , molti sono stati riparati e manutenuti tra il 2003 e il 2006 e poi ancora tra il 2007 e il 2011 con spese ingenti di milioni di euro ( fra cui una manutenzione di 440.000 euro effettuata tra il 2003-2005 mi è stata addebitata come concorso in bancarotta fraudolenta), una parte, assolutamente la migliore, è stata fornita come arredo urbano in sinallagma con l’ottenuta superficie pubblicitaria in zona rossa, senza corrispettivo in denaro dalla Clear Channel agli inizi del nuovo secolo………………………………….

Quali si stanno sostituendo? Proprio questi ultimi!

E quindi occorre che ci sia un progetto che censisca 33.500 mq, chiarisca se una parte viene abolita e una parte rimane e fra quelli che rimangono,  individua quali verranno sostituiti e come e quali solo manutenuti e con quali costi globali!

In questo progetto si sarebbe dovuto anche chiarire se se ne istallavano di nuovi come è avvenuto certamente in via Filangieri, in piazza del Gesù etc etc, se con natura commerciale o istituzionale, con quali entrate e con quali costi.

4) quali modalità sono state previste?

E’ evidente che si potrebbe anche sostenere che i verdiblu nuovissimi vanno in zona rossa e che i forniti da Clear Channel serviranno a fare le sostituzioni più in periferia. Ma se coì fosse non si dovrebbe procedere alla DISTRUZIONE degli impianti CLEAR CHANNEL.

Invece gli stessi NON VENGONO SMONTATI MA SEGATI E POI SE NE APPROPRIA LA DITTA CHE STA OPERANDO LE ISTALLAZIONI DEI VERDIBLU!!!!!

Questo fatto è gravissimo perchè, lo si ripete, stiamo parlando di impianti affissionali relativamente nuovi e di gran pregio!

La qualità e la tipologia dei nuovi da chi sono state verificate? Esiste una perizia che consenta di parlare di un miglioramento qualitativo? Chi ha deciso le colorazioni, e chi ha collaudato i singoli impianti verificando le modalità di istallazione??

Chi dirige i lavori e chi esercita il controllo analogo sulla Napoli Servizi?

Da chi il Comune ha fatto realizzare il progetto?

Chi ha progettato sa che Napoli ha avuto i primi progetti di arredo urbano pubblicitario studiati specificamente per la Città? Sa che “Napoli è la prima città italiana per la quale è stato progettato un sistema d’arredo urbano tagliato su misura per il suo clima, la sua cultura, la sua gente.”?

Sa che architetti di fama mondiale hanno disegnato e progettato gli interventi?

A chi è stata affidata la progettazione degli impianti sostitutivi?

E come è stato programmato l’innesto a pavimento dove non ci si infila nei “bicchieri” della Jolly segando i pali qualche centimetro più in alto???libro-casti

 

  1. quanto si spenderebbe per queste sostituzioni, ammesso che fossero legittime e potessero continuare?

Calcoliamo che Roma, che ha opportunamente deciso di affidare ai privati gli impianti affissionali, tra le motivazioni del provvedimento, oltre all’obbligo di legge, ricorda proprio l’onerosità della manutenzione degli impianti affissionali e la necessità di curare il decoro urbano e la tutela dei beni culturali e paesaggistici eliminando un parco impianti che, certamente, non può avere le qualità tecniche e le manutenzioni che ai privati risultano possibili.

Specificamente per il servizio affissionale e nel 2015 il Comune di Napoli avrebbe dovuto analizzare i vantaggi della gestione di tale servizio e le criticità che lo stesso presentava.

In particolare il Comune di Napoli avrebbe dovuto effettuare calcoli e perizie, non per stabilire quanto corrispondere alla Napoli servizi,  ma per valutare che il costo molto elevato di gestione poteva essere coperto solo in minima parte dagli introiti dei diritti di affissione, sempre che gli stessi continuino ad esistere, e che i risultati in termini di sicurezza per la pubblica e privata incolumità e di decoro urbano non sarebbero stati pregevoli.

Il Comune di Napoli avrebbe dovuto valutare che la vetustà della quasi totalità degli impianti (alcuni sul territorio da oltre 60 anni), con conseguente elevato costo per la manutenzione e sostituzione di oltre 30.000 mq e  avrebbe dovuto decidere di trasferire , per uso ad impianti pubblicitari, la superficie tutta o parte alle ditte pubblicitarie.

Il Comune di Napoli avrebbe dovuto comparare i costi dei nuovi mezzi di comunicazione, televisioni, web, reti civiche per la divulgazione di notizie in modo rapido e capillare con i costi dell’utilizzazione della superficie affissionale e avrebbe dovuto valutare che una serie di norme impegnano anche gli Enti Locali a disincentivare il supporto cartaceo degli atti amministrativi ed a dotarsi di tecnologie tendenti alla dematerializzazione degli atti stessi, per concludere, ancora una volta, sull’opportunità di sopprimere il servizio affissionale consentendo ai privati, ditte pubblicitarie, di poter fruire di ulteriori spazi per la propria attività.

Ma soprattutto il Comune avrebbe dovuto evidenziare che l’affissione di manifesti cartacei su impianti appositamente dedicati nella forma dei “cartelloni”, già 17 anni fa tendenzialmente eliminata nelle zone di maggior pregio della Città di Napoli il cui centro storico è patrimonio dell’Unesco, esige la presenza di manufatti impattanti sul contesto storico, architettonico e paesaggistico, e, che, il trasferimento delle superfici ai privati per i quali esistono margini economici diversi che consentono l’utilizzo di manufatti di arredo urbano, avrebbe eliminato impianti e plance affisse sui muri che costituiscono un elemento di degrado del decoro urbano, oltre che a causa della loro vetustà, anche a causa della loro essenza. Si pensi solo che sui VERDEBLU si incollerebbero ancora manifesti cartacei con la colla, cosa che nelle città europee non esiste più e forse neanche in Cina e in Brasile!

Il Comune avrebbe dovuto, infine, valutare che stanziare fondi di importo elevato appositamente dedicati alla riqualificazione/sostituzione degli impianti di pubbliche affissioni, oltre ad essere insostenibile da un punto di vista economico, non avrebbe risolto il problema in quanto mai il Comune avrebbe avuto margini per trasformare gli impianti dal formato cartellone in oggetti di arredo urbano di pregio.

A seguito di tali valutazioni avrebbe potuto decidere, sempre che la legge glielo consentisse, se proseguire il servizio di pubbliche affissioni affidandolo in house alla Napoli Servizi spa, o adottare altre decisioni in proposito.

In altri Comuni sono state assunte determinazioni che vedono destinatari di tutta o parte la superficie affissionale, gli operatori pubblicitari privati: o nella forma della gara, o con apposite specifiche convenzioni e si è fatto in modo che gli operatori pubblicitari saranno coloro che possono gestire e riqualificare, senza oneri a carico dell’Amministrazione Pubblica, gli impianti utilizzati per il servizio delle pubbliche affissioni, e ciò spesso in connessione con interventi di riqualificazione urbana e fornendo, a titolo gratuito, gli spazi per i messaggi istituzionali dei Comuni stessi.

Il Comune di Napoli ritiene, a torto o a ragione che la norma non abbia carattere cogente e sia derogabile per volontà del Comune, ma, anche a voler accettare tale assunto indimostrato, non si comprende in quale punto del provvedimento impugnato si faccia a ciò riferimento e quali siano le motivazioni del Comune di Napoli per voler necessariamente espletare un Servizio non indispensabile e non obbligatorio.

Ma perchè mai inizia distruggendo e gettando gli Impianti progettati dall’Atelier MENDINI certamente di qualità incommensurabilmente superiore ai VERDEBLU?

  1. Ed infine il Comune quanto guadagna dal Servizio affissionale?

Qui scende il più fitto mistero perchè, presumibilmente includendo canoni pubblicitari e diritti affissionali, il Comune, nei suoi alti vertici, parla di cifre annue ridicole. Non risponde ad alcuna richiesta di chiarimenti, e certamente è sotto gli occhi di tutti che, trasferiti gli operai affissatori a fare le pulizie nei bagni degli uffici, e trasferito l’ufficio affissioni in periferia, non sembra che stuoli di camioncini girino per affiggere per conto del Comune e gli impianti o sono vuoti o pubblicizzano spettacoli teatrali che, notoriamente, godono di consistenti riduzioni: Ma allora questa spesa aggiuntiva per sostituire parte o tutti gli impianti affissionali a fronte di quale previsione di entrata di sta effettuando?

  1. Chi esercita il controllo analogo?

In verità i punti da chiarire, e certo non solo ai negozianti che chiedono risarcimenti danni laddove le installazioni avvengono senza alcun criterio e autorizzazione dinanzi alle loro vetrine e senza sostituzione, sono molti……. i potenziali danneggiati numerosi, e le domande vere le dovrebbe porre la Procura della Repubblica, perchè, almeno in questa materia non si capisce se il Comune controlla la napoli Servizi o se, “dipende” dalla Napoli Servizi, interpellandola e coinvolgendola anche nei settori e sulle materie che alla Napoli Servizi NON ha trasferito ( i canoni pubblicitari, gli impianti elettorali etc etc?)

8. Ma come mai avviene tutto nel silenzio? dov’è la Soprintendenza? 

IAV

E l’intolleranza aumenta!

 

2° episodio

Non vuole certo sentire due campane Bianca Granisso che si compiace del pranzo per i poveri in Galleria e non ha letto: ”

“La brutta notizia del rischio che il pranzo di Natale in galleria potesse saltare ha portato alla luce, ancora una volta, il cuore di tanti napoletani che hanno subito garantito il loro impegno per organizzare quell’importante appuntamento per clochard e persone che vivono momenti difficili dal punto di vista economico”. Lo hanno detto il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, e Gianni Simioli che si è occupato del caso intervistando, nel corso de La radiazza, Maria Chiara Aulisio che ha lanciato l’allarme in un articolo de Il Mattino.

 Nè si è accorta che, come si nota dagli striscioni pubblicitari, il pranzo è stato offerto da sponsor privati……… ma ormai è questa l’abitudine!!!!!!
Invece contro Cesare de Seta che non apprezza Nalbero, lei scrive:
Commenti
Bianca Granisso
Bianca GranissoSarà pure un grande storico dell’arte ed un architetto noto, ma forse a 70 anni qualcosa gli sfugge: N’Albero (con l’apostrofo) non è stato realizzato con i soldi del Comune. Prima di sparare a zero sugli altri così acidamente (Si sa che la gente dà buoni consigli…. ♪♪ ) si informi meglio e scriva anche meglio magari(e non mi riferisco al titolo, ma al pezzo), visto che vuole farsi leggere
Ed io che avevo scritto:
Facebook mi ha ricordato un post di un anno fa che ho ripubblicato non perché mi ha fatto piacere rivederlo, ma perché attraverso il blog “ONTHEROAD2016web” voglio chiamare a raccolta i Miti: Napoli Mia è a Parigi e i Miti avranno sempre un posto di rilievo nel MONDO, ma Napoli li può perdere? può veramente finire agli ultimi posti per qualità della vita? può veramente continuare a discutere di buche, di N’Albero e dei giorni del ciclo degli assessori della giunta de Magistris? Erri De Luca parla dei doni della natura, ma questi doni meritano cura e attenzione!
 mi sono beccata:

Bianca Granisso Sono classifiche di 4 soldi, promosse e diffuse da canali televisivi di 4 soldi e strumentalizzate da chi governa questa specie di nazione. Quello che ha fatto De Magistris per Napoli non ha precedenti. Erri non parla solo dei doni della natura, ma anche della quotidianeità napoletana, di una qualità della vita caratteristica non solo di Napoli, ma anche dei napoletani. Chi non apprezza la nostra qualità di vita dovrebbe innanzitutto andarsene.

JATEVENNE

E ogne mumento: -“Cca nun se po’ stà!!”
Po n’ato dice: “Se sta meglio lla.
Tutto funziona ch’ è ‘na meraviglia.
Chesta città a n’ inferno rassumiglia!”

Ma jatevenne, si nun ce state bbuono,
lassate ‘sta munnezza e ‘stu frastuono.
Jate addó “ ‘a qualità d’ ’a vita” è bella
e fernitela chesta tarantella.

“Fuitevénne!?”…E che tengo ‘a vedé?
Chella cammìsa ca ‘un vo’ stà cu tte
stràcciala e ghièttela via tu pe primmo.
Cchiù poche simmo e cchiù belle parimmo.

B.G.

Si noti che non parlavo male di de Ma, nè tantomeno di Erri De Luca, nè di Napoli ………….speravo che Napoli non dovesse perdere i suoi MITI!  Dove devo andarmene?
 ovviamente  ONTHEROAD
IAV

Se Steve Jobs avesse fondato la Apple a Napoli………………….sarebbe stato diffidato a tentare di sistemarsi nel garage!

garage-appleIl garage di Steve Jobs diventa dimora storica. Il luogo dove venne fondata Apple trasformato in patrimonio preservato dalla contea di Santa Clara.

Qualche anno fa girava la battuta che a Napoli Jobs sarebbe invecchiato nel garage! ma, in pochi anni, siamo andati molto più avanti………. e Jobs nel garage, vi assicuro, non sarebbe riuscito a rimanere più di qualche mesetto, con la tecnica della “scia a ripetizione ravvicinata”

Presenta la sua prima SCIA…..è irricevibile!  Ripresenta, ma per intero, la sua seconda istanza: irricevibile!

Ripresenta  il tutto la terza volta: ancora irricevibile……..

e poi scopre che deve andare in un altro Ufficio per documentare la legittimità e l’agibilità del garage!

Se lo avesse costruito per fondare la Apple ….. potrebbe essere facile, ma l’ha  ricevuto in eredità dal padre, che lo aveva ereditato a sua volta dal nonno, che lo aveva comprato negli anni ’60 durante il boom economico: nel contratto di acquisto non c’è traccia di autorizzazioni edilizie, al catasto Steve lo ha trovato registrato con la successione di suo padre e dei suoi fratelli negli anni Ottanta e altro non si trova.

Eppure  ha anche trovato il tecnico disposto a giurare che il garage era lì, esattamente come è ancora, prima del 1930: non si sa  quali siano le presumibili fonti di tali attestazioni giurate, ma certamente deve esserci qualche materia che si insegna nelle facoltà di Ingegneria ed Architettura napoletane e negli istituti per geometri di città e provincia….che consente queste dichiarazioni!

Ma gli uffici non sono “convinti”: dal catasto ufficiale sembra, invece, palese che negli anni ottanta deve essere accaduto qualcosa di grave, qualche accorpamento/ frazionamento/ intervento strutturale, insomma qualcosa che non era stata autorizzata  e, quindi, il garage non è agibile: Si certo è salubre, è sicuro staticamente, ma manca la “conformità urbanistico edilizia”…………… e allora?

Allora occorre chiedere l’autorizzazione in sanatoria, ex post, con l’accertamento di conformità……. ma poi sarà conforme???

Era anche in zona vincolata come paesaggio e in un palazzo vincolato come bene culturale…. e, quindi, ……………………. quindi qui in sanatoria non si può chiedere! e allora????

Allora bisogna ripristinare lo stato dei luoghi, ritornare a prima del ’39, chiedere le autorizzazioni alla Soprintendenza e poi rifare i lavori!

Steve è anche d’accordo ad evitare di lavorare, ad evitare di pensare a come costruire il suo computer, ad investire tutti i suoi capitali in questa opera edilizia essenziale…..ma non sa come “ripristinare lo stato dei luoghi”……………………. va a chiedere agli Uffici, gli stessi che hanno decretato i sigilli per le modifiche illegittime intervenute negli anni ottanta e vuole sapere da questi Uffici come immaginano che fosse in origine il garage……ma loro sanno che è cambiato illegittimamente, ma non possono immaginare come era prima.

Serve una perizia giurata di un tecnico privato che  dichiari come era il garage…… ma il tecnico aveva già giurato che nel 2016 era uguale a prima del 1939, quindi non può ora immaginare come era prima degli anni 90 per ripristinare lo stato dei luoghi.

E allora si deve andare da altri tecnici, quelli che sono titolari delle cattedre in cui si insegna la conformità pre 1930, quelli che non ricordano la seconda guerra mondiale, la crisi economica, la povertà che aveva portato a dividere, frazionare, affittare, convivere, quelli che non conoscono i “bassi” e che non ricordano le occupazioni dei sottoscala e dei garage, quelli che nei quartieri spagnoli non sono mai entrati e nei decumani vanno solo a vedere il Cristo Velato  e i pastori di san Gregorio Armeno, quelli che dell’inestricabile tessuto edilizio del centro storico non hanno la più pallida idea………. e Steve ripristina lo stato dei luoghi e presenta tutte le richieste di autorizzazione  necessarie. Finalmente la pratica dovrebbe andare in Commissione edilizia……. ma la Commissione non c’è; dovrà aspettare che venga nominata……ma nel Comune non sanno come si nomina……. Poi la pratica dovrebbe dividersi in tre pratiche: due in Uffici ben distinti (edilizia e paesaggio) del Comune di Napoli e l’altra alla Soprintendenza per i beni culturali ……… ma nel Comune non hanno gli Uffici ben distinti perché il Direttore è uno solo (illegittimamente frazionato?!?), forse dopo qualche anno tutti/e troveranno l’accordo su come doveva essere negli anni 30 il garage e concederanno a Steve di ricostruirlo com’era nel 2016 e così la SCIA potrà passare  ……. ma lui non la presenterà perché, nel frattempo, da un lato non ha più i capitali necessari per iniziare l’attività, dall’altro quell’attività che voleva  avviare è già anni luce avanti a Milano, Trieste, Padova e, perfino, a Catanzaro. Oppure perché l’hanno intrapresa altre persone  che avevano un locale agibile o ritenuto tale fortunosamente dagli uffici…….. oppure perché le altre persone hanno seguito l’illuminato consiglio di iscriversi alla camera di Commercio come artigiani…..(nel qual caso, pare, che questa trafila sia risparmiata!) o hanno trovato una “lettera” segreta che consente alle dirigenti, in talune ipotesi (ma quali?) di prescindere dall’agibilità!

Ma Steve può ancora essere considerato un fortunato….. perché se invece, oltre a vendere i computer, avesse accarezzato altre due idee “rivoluzionarie” avrebbe incontrato ben altri problemi: se, poniamo caso, avesse voluto aprire un ombrellone davanti alla porta del garage e installare sul tetto del palazzo sotto il quale esiste il garage un tabellone pubblicitario: l’ufficio gli avrebbe richiesto l’agibilità dell’intero palazzo – appartenente diciamo ad una ventina di condomini e loro eredi – colpito da decine e decine di accatastamenti illegittimi (?)  tra il 1977 e i nostri giorni e l’autorizzazione antisismica per l’insegna e per il palazzo di fine ottocento…. poi avrebbe forse concesso l’ombrellone …..ma solo per 4 mesi  e con sostegno centrale (non lateralizzato???)…..sempre che, a causa della Bolkestein (reinterpretata da Panini), fosse stato possibile evitare la “gara” per la concessione del suolo pubblico!

Il tono scherzoso non vi induca in errore……… non è uno scherzo!

IAV

 

 

 

 

Napoli, culla del diritto? Dall’interpretazione al puro arbitrio!

005-dohrn-a-viale-da-piazza-della-repubblica-per-via-f-caraccioloLa morte del professore Abbamonte, indimenticabile maestro e Uomo, e il fatto che molti suoi colleghi e alunni, clienti o amici, individuino il legame profondo tra il Professore e Napoli, induce stamattina una triste riflessione: sarà un altro segno del declino?

Una città che ha dato i natali ad insigni giuristi, che è stata culla del diritto e che ha formato generazioni e generazioni di professionisti sempre capaci di emergere in ogni altra città d’Italia, ridotta oggi a simbolo di pressappochismo, mancanza di professionalità, mancanza di cultura, mancanza del senso di giustizia che caratterizzava la formazione giuridica “napoletana”!

Oggi, nell’indifferenza e nella tracotanza più violenta, si consumano nelle stanze pubbliche degli uffici e dei tribunali e in quelle private delle aziende e degli studi professionali, il tradimento del solenne principio di uguaglianza , già contenuto nelle carte rivoluzionarie del Settecento e riconosciuto in sede internazionale con la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del principio della certezza del diritto.

Si diffondono disparità di trattamento, ingiustizie manifeste, mancanza delle garanzie di uguaglianza formale e sostanziale, assenza assoluta della “certezza del diritto” che dovrebbe assurgere a sacro principio della società civile . perché, specularmente, dovrebbe consentire di individuare i contorni dei doveri: in una parola un malcostume che avrebbe profondamente indignato persone come il prof Abbamonte, il grande ed indimenticabile Maestro Capozzi, il prof Capograssi e il prof Antonio Guarino…………………i nomi potrebbero continuare.

La tristezza è ancor più grande in chi tutto ciò non lo vede solo dalla “Strada”, su cui si individuano gli aspetti macroscopici e , tutto sommato, visibili, noti e conclamati, ma lo vede nelle oscure stanze di oscuri uffici, dove, forse neanche per scopi delittuosi, si consumano crimini quotidiani perché la discrezionalità diventa arbitrio, la scelta interpretativa diventa strumento per feroci disparità di trattamento, l’autonomia diventa tracotanza!

Ricordino coloro che sono ormai soliti agire secondo questi principi che il danno d’immagine alla Città è consumato, il disgusto per la “cosa pubblica” si va radicando, la scelta di prescindere dal rispetto della presunta “legalità” si impone, e che, se poi si trovassero i motivi reali di alcune presunte “scelte interpretative”, le discriminazioni effettuate assurgerebbero a reati veri e propri ben superiori a quello, banale e difficilmente dimostrabile, del mero “abuso d’ufficio”.

IAV

Chi si difende ottiene risultati!

altro-che-80-euro

Certo questo è solo l’inizio  e non è detto che la cosa possa avere un seguito positivo, ma implica che qualcuno sta prendendo a cuore il problema e che i Comuni Italiani potrebbero, nei limiti delle loro scelte autonome, non avere atteggiamenti esasperati!

 

Ma prima………………… di ottenere questo risultato, in TUTTA ITALIA, e a Napoli con grande forza, cosa si è fatto?

 

Perché, invece, altre categorie  pensano a soluzioni “locali”? perché non affrontano i nodi della questione?

IAV