I megaposter “nascondono” i lavori?

Il megaposter serve a nascondere i lavori?

Ironia della sorte…… tra le motivazioni dei teli pubblicitari intorno ai cantieri in Italia e nel Mondo si è evidenziato che, in fondo, il telo, dal punto di vista del decoro urbano è più accattivante dei teli verdi di cantiere e dei ponteggi Dalmine! E la cosa funziona, ma qui ha funzionato anche in un senso più profondo. Tutti intervengono su Monumentando in merito alla Pubblicità, ai contratti, alla gara, alla durata dell’istallazione pubblicitaria… , su Belen e i tempi della pubblicità. E si, anche su questo ci potrebbero essere dei rilievi.

Ma il vero tema, nascosto dagli sgargianti colori della pubblicità, è quello dei lavori di restauro!

Il PGI del Comune di Napoli parla di cantieri previsti per lavori pubblici e, ovviamente, nulla aggiunge perchè è noto che l’attività amministrativa in materia di opere e lavori pubblici deve garantirne la qualità ed uniformarsi a criteri di efficienza e di efficacia, secondo procedure improntate a tempestività, trasparenza e correttezza, nel rispetto del diritto comunitario e della libera concorrenza tra gli operatori.

In particolare la normativa impone la pubblica gara per la scelta dell’appaltatore di opere pubbliche.

Questi principi sono derogati, parzialmente, nella normativa italiana, dalla presenza di uno sponsor , tipo Della valle per il Colosseo o la Piaget per l’Orologio di Piazza San Marco a Venezia in quanto per questa fattispecie, si salta la gara, e si applicano solo le disposizioni in materia di requisiti di qualificazione dei progettisti e degli esecutori del contratto, potendo limitarsi il Comune ad impartire “le prescrizioni opportune in ordine alla progettazione, nonché alla direzione ed esecuzione del contratto”.

E se, come nel caso di specie, si tratta di beni culturali dal 2012 dovrebbe trovare applicazione l’Art. 199-bis. (Disciplina delle procedure per la selezione di sponsor introdotto dall’art. 20, comma 1, lettera h), legge n. 35 del 2012) che prevede comunque anche la sponsorizzazione tecnica, consistente in una forma di partenariato estesa alla progettazione e alla realizzazione di parte o di tutto l’intervento a cura e a spese dello sponsor.

Ma, lo si ripete, questa deroga alla gara ORDINARIA per la scelta dell’impresa edile specializzata in materia di restauro dei monumenti si può saltare solo in presenza di sponsor che sono coloro che “donano” in beni o servizi, denaro o ogni altra utilità “allo scopo di promuovere il loro nome, marchio o attività, ovvero conseguire una proiezione positiva di ritorno e quindi un beneficio di immagine.

Il contratto di sponsorizzazione, quindi, richiamato anche all’articolo 119 del T.U. 267/2000, è un contratto a prestazioni corrispettive mediante il quale l’ente locale è il soggetto sponsorizzato (sponsee) che offre nell’ambito di proprie iniziative ad un terzo (sponsor), che si obbliga a pagare un determinato corrispettivo, la possibilità di pubblicizzare in appositi determinati spazi il proprio nome, logo, marchio o i propri prodotti, senza ricavarne altro.

Di contro una ditta pubblicitaria che riceve introiti pubblicitari da un numero imprecisato di soggetti (i suoi clienti) non è uno sponsor, ma un soggetto che viene pagato per le prestazioni che effettua invece che con soldi con spazi pubblicitari: manca la “donazione”, manca lo scopo non immediatamente lucrativo, manca la gratuità.

Pertanto la ditta edile che deve effettuare il lavoro va scelta con gare ordinarie e con i principi regolari dell’esecuzione delle opere pubbliche, accresciuti dalla particolarità degli interventi che si devono effettuare su beni culturali sotto la vigilanza delle competenti Soprintendenze!

A dolersi di quanto sta avvenendo a Napoli non dovrebbero, quindi, essere i pubblicitari, perchè la ditta ha vinto una regolare gara, ma le imprese edili specializzate in restauro che, per anni e su un gran numero di monumenti, non potranno regolarmente concorrere ed aggiudicarsi i lavori perchè gli stessi vengono indebitamente affidati a trattativa privata mediante la ditta pubblicitaria.

Dovrebbe dolersi poi la Soprintendenza di Napoli che non può esercitare i propri compiti ordinari…………………….. e viene surclassata non da uno sponsor che “dona” il restauro del monumento, ma da ditte private che invece di ricevere il corrispettivo dal Comune o dalla Soprintendenza , hanno ricevuto la possibilità di ricavarlo dai clienti…..ma in quantità e modalità non certamente definite!

Ma, dimenticavo…..la Soprintendenza è troppo occupata a controllare “alcuni” bar e ristoranti e i loro dehors!

IAV

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