perchè un blog on the road

A 17 anni  mi ritrovai sotto lo “Scalone della Minerva”  emozionata ed intimorita e dovevo iniziare a studiare il “Diritto” , a 21 anni concludevo con una tesi in Filosofia del diritto dall’emblematico titolo: “Sui fondamenti teorici dell’uso alternativo del diritto”.

Era nata una “passione” per il diritto e tutta la vita è stata vissuta come un lungo viaggio dedicato alla scoperta del “diritto”, non nelle sue rigidità formali, ma come “strumento propulsore per la trasformazione ed il mutamento sociale”.

blogontheroadMarx e Lenin  avevano affermato che solo  “…In una fase più elevata della società comunista, dopo che è scomparsa la subordinazione asservitrice degli individui alla divisione del lavoro, e quindi anche il contrasto di lavoro intellettuale e fisico; dopo che il lavoro non è divenuto soltanto mezzo di vita, ma anche il primo bisogno della vita; dopo che con lo sviluppo onnilaterale degli individui sono cresciute anche le forze produttive e tutte le sorgenti della ricchezza collettiva scorrono in tutta la loro pienezza, solo allora l’angusto orizzonte giuridico borghese può essere superato, e la società può scrivere sulle sue bandiere: Ognuno secondo le sue capacità; a ognuno secondo i suoi bisogni!”.

Ma, intanto, si poteva  lavorare per un “diritto uguale” , per un “diritto giusto”, per un “uso alternativo” del diritto, pensando e meditando in modo che non fosse la rigidità formale a prevalere e a prevaricare l’umanità, ma fossero i bisogni e le esigenze dell’Uomo a indirizzare, plasmare, interpretare il diritto.

La fortuna di una “famiglia” di grande cultura umanistica  e giuridica alle spalle, la fortuna di aver avuto grandi maestri, da Antonio Guarino a Guido Capozzi, da Pietro Barcellona a Luigi Ferrajoli  hanno fatto il resto.

E nel blog si apre un dibattito che ha la pretesa si rivolgersi alle nuove generazioni, di riportare a Napoli, in passato culla della cultura giuridica, l’amore per il diritto non considerato solo come  “tecnica” di regolazione sociale, ma vissuto insieme alla passione per la società, come diritto ” a misura d’uomo”, anzi a misura del “noi collettivo”!

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